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«È già una Dinamo formato Esposito»

Basket. Capitan Jack Devecchi, alla sua tredicesima stagione in biancoblù, parla dei primi giorni di preparazione

OLBIA. Il primo giorno non si scorda mai, e neppure l’ultimo, il penultimo e i precedenti. Per Jack Devecchi la campanella del primo giorno di scuola con la Dinamo ha suonato qualcosa come 13 volte. La prima nell’estate 2006, l’ultima mercoledì scorso, quando i biancoblù hanno iniziato il ritiro precampionato al Geovillage di Olbia. L’ala originaria di Graffignana, classe 1985, si tuffa nella nuova avventura con l’entusiasmo di sempre.

«L’inizio del ritiro è sempre un momento coinvolgente – dice Devecchi, che indosserà i gradi di capitano per la quarta stagione –. In questa fase siamo ovviamente tutti bravi e belli, iniziamo piano piano a conoscerci meglio, soprattutto con i nuovi, e ora dobbiamo mettere le basi per la nuova stagione. Abbiamo iniziato a caricare, sia con il preparatore Boccolini che con coach Esposito e il resto dello staff. Abbiamo già le gambe dure, insomma... C’è un grande entusiasmo e vedo un bello spirito».

Le sensazioni quando si parte sono sempre le stesse?

«Si arriva dall’estate e ci si rituffa nella nuova avventura. Bene o male le sensazioni sono sempre quelle: dopo tanto tempo senza basket vero c’è grande voglia di mettersi al lavoro. Come ho già detto, nei primi giorni siamo tutti bravi e belli e solo più avanti inizieranno a venire fuori le varie sfumature. È ovvio che la differenza la farà l’allenatore e coach Esposito ha già fatto vedere quale è la sua impronta».

Che tipo di approccio ha avuto coach Esposito?

«Lui è un ex giocatore, ha iniziato da subito a coinvolgerci con qualche piccola sfida, conosce qualche trucchetto per stimolarci e farci divertire. Ha un ottimo approccio con i giocatori, penso che gli venga facile visti i suoi trascorsi in campo. Si lavora duro, ma con il giusto spirito e con un pizzico di spensieratezza, che non fa mai male. Quest’anno le vacanze sono state molto lunghe e visto l’andamento non troppo esaltante dell’ultima stagioni serviva un approccio di questo tipo».

Ha avuto modo di parlare da capitano con i compagni di squadra o sono cose che si fanno più avanti?

«Siamo tutti professionisti, non c’è bisogno di mettere in chiaro nulla. Ho solo cercato di far capire ai nuovi dove si trovano e in quale tipo di realtà si stanno immergendo. Io solitamente parlo nei momenti di bisogno, in situazioni particolari. Spero che in questa stagione le cose vadano bene e non ci sia bisogno di alcun intervento “da capitano”».

Negli ultimi anni lei è sempre stato abituato a doversi conquistare ogni minuto in campo con le unghie e con i denti. Quest’anno, più che mai, la lotta si fa serrata.

«Ho parlato con il coach a maggio, quando è venuto a Sassari a fare una prima sessione di allenamenti e già allora lui è stato molto chiaro. Ha dimostrato di avere fiducia nei miei confronti, ma poi è chiaro che saranno gli allenamenti e le prestazioni in campo a convincerlo a darti più o meno minuti nelle rotazioni».

Nessuna paura di restare ai margini, in un roster così lungo e pieno di giocatori “sdoppiabili” in più ruoli?

«Assolutamente no, perché è sempre stato così. Nessuno mi ha mai garantito un minutaggio, come è giusto che sia: pian piano proverò a conquistarmi sul campo i miei minuti, in maniera assolutamente serena e con l’impegno di sempre».

Impressioni sui nuovi arrivati?

«Mi ha sopreso molto Jack Cooley, che è veramente grosso come sapevamo, ma ha un’agilità, una velocità e una facilità negli spostamenti che onestamente non pensavo avesse. È davvero bravo a usare il suo corpo».

Dal punto
di vista caratteriale c’è qualcuno fuori dall’ordinario?


«Sicuramente Rashawn Thomas, che è davvero un fumetto, una caricatura. È senza dubbio il giocatore più frizzante, quello un po’ più casinista, che ravviva il gruppo, sempre con il sorriso. Davvero simpatico».



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