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Deliperi e il pallone: «Mi devo fermare ma non è un addio»

Intervista all’ex portiere di Torres, Olbia e Nuorese «Sto lavorando ma il calcio resta il mio grande amore»

SASSARI. Per la prima volta dopo quindici anni trascorsi tra i pali della serie C e della D Simone Deliperi sta vivendo da spettatore la partenza della nuova stagione. Una scelta dettata da esigenze di lavoro («Ho 38 anni, è giusto pensare al futuro») ma anche da un certo disincanto verso un mondo che è cambiato molto negli anni e che sta vivendo un periodo di difficoltà del quale non si vede la fine. Quello di Simone non è un addio al calcio («la passione è tanta e non mi sento in età da pensione») ma una pausa di riflessione che serve a lui ma che può aiutare anche chi è alla guida del giocattolo più bello del mondo.

Simone che cosa si prova nel restare ai box dopo 15 anni di pallone ad alto livello?

«Se devo essere sincero mi aspettavo una “crisi da astinenza” più pesante. Invece, per il momento, non sento la mancanza del pallone. Sarà per il fatto che sono molto impegnato nel lavoro, sarà che tra amici e famiglia ho poco tempo libero, ma il calcio non mi manca».

Però il suo non è un addio?

«Assolutamente no. Il pallone è stato la mia prima passione e lo è ancora. Non mi sento vecchio e sto continuando ad allenarmi quasi tutti i giorni. Diciamo che è una pausa di riflessione dettata da diversi motivi. Il primo è che sto lavorando in un villaggio turistico sul litorale di Badesi è ho un contratto da rispettare. Non potevo dire no perchè alla mia età è giusto pensare al futuro. Sarebbe stato impossibile iniziare la preparazione con qualche squadra e fare bene le due cose. Così ho preferito aspettare. Non nego di aver ricevuto un paio di offerte ma ho dovuto rifiutare. Magari più avanti...»

L’anno scorso con il Valledoria non è andata bene. Ha qualche rimpianto?

«Speravo in una stagione diversa. Ero tornato a casa per dare una mano e collaborare in un progetto di consolidamento del calcio della bassa valle del Coghinas che sembrava serio. Non è andata così per una serie di problemi che stanno diventando cronici nel mondo dei dilettanti».

Vogliamo parlarne? Quali sono oggi i mali del calcio?

«Il vostro giornale li denuncia tutti i giorni: mancanza di strutture, regole un po’ macchinose (penso all’obbligo di schierare un certo numero di fuoriquota che varia da categoria a categoria), molta improvvisazione e costi sempre più alti. Tutto questo si riflette sui campionati e sugli organici delle categorie inferiori. Negli ultimi mesi abbiamo perso squadre importanti come l’Alghero e il Castelsardo. E altre - vedi il Tempio, l’Ozierese e il Portotorres - non se la passano molto bene. Perfino la Torres ha problemi di campo. Il Vanni Sanna è utilizzabile solo per le partite ufficiali ed in condizioni che definire precarie è poco. Hanno chiuso la tribuna centrale quando io giocavo alla Torres (parlo dei primi anni 2000) ed è ancora così. E’ chiaro che fare calcio senza avere campi dove allenarsi e far crescere i campioni di domani è impossibile».

Lei ha parlato anche di improvvisazione. Che cosa vuol dire?

«Voglio dire che oggi tutti si sentono allenatori o procuratori sportivi. Invece non è così. Il mondo del pallone ha bisogno di professionalità e di programmazione. Se no non cresce. Io resto allibito di fronte alle scelte di certi presidenti che si affidano al “mago” di turno e poi piangono perchè devono correre ai ripari mettendo mano al portafoglio. Mi fa male vedere allenatori importanti come Marco Sanna e Roberto Ennas che faticano a trovare squadra e allora capisco perchè siamo così indietro».

Da portiere come vede il suo ruolo? Non sembra un gran momento per i numeri 1 sardi e nazionali.

«Direi che è proprio un momentaccio. Un tempo il nostro paese era la patria dei portieri, oggi li importiamo dall’estero. Basta guardare le rose della serie A. In Sardegna è lo stesso. C’è la caccia al portiere fuori quota e anche in questo caso c’è l’assoluta incapacità di programmare il futuro»».

Lei ha giocato nelle principali squadre sarde. Qual è il ricordo più bello?

«Mi sono trovato bene a Olbia a Nuoro è in tutte le altre città dove ho giocato ma è evidente che il mio cuore è rimasto a Sassari. Per la Torres ho accettato di scendere dalla C1 all’Eccellenza e lo rifarei domani».

A proposito di domani. Quando la rivedremo in campo?

«Per il momento la priorità è il lavoro. Però sono pronto e mi rivedrete sicuramente. Il pallone è una passione alla quale non posso rinunciare».

Antonio Ledà