«Rossoblù e azzurro i colori dell’anima»

Dopo il gol a Bergamo che ha regalato tre punti al Cagliari, Nicolò Barella sogna il debutto con la Nazionale maggiore

INVIATO A BERGAMO. A fine partita Nicolò Barella e Alessio Cragno sono saliti in macchina e hanno percorso tanti chilometri in autostrada fino a Coverciano dove sono arrivati in piena notte. Il centrocampista e il portiere del Cagliari non sono stati di grande compagnia per l'autista, si sono addormentati felici per la convocazione in azzurro e per una vittoria che in termini di autostima vale una fortuna. «E' stata una settimana bellissima - racconta il gioiellino rossoblù - ma la cosa che più mi ha fatto piacere è stato fare gol davanti a mia moglie. Lo dedico a lei che mi segue sempre e mi trasmette la carica».

Non è la prima volta per Nicolò in azzurro, c'era già stata la chiamata di Giampiero Ventura per le ultime due partite di qualificazione al Mondiale in Russia. In quella occasione il debutto non c'è stato, questa volta? «Non mi aspetto nulla - sottolinea Barella -, sono felice perchè questa convocazione significa che sto facendo bene il mio lavoro, poi sarà il commissario tecnico a fare le valutazioni. Il fatto che mi tenga in considerazione per me è già motivo di grande soddisfazione, oltre che di orgoglio».

Nicolò racconta come ha avuto la notizia della chiamata. «Eravamo sul pullman e stavamo andando in ritiro. Ad un certo punto sono arrivate le convocazioni e c'è stato un applauso dei compagni per me e Alessio (Cragno ndc). Ci hanno fatto i complimenti, pacche sulle spalle, abbracci. La conferma che il Cagliari è un gruppo coeso, nel quale tutti remiamo nella stessa direzione. Anche questa è la nostra forza. Se sono in azzurro il merito è anche della squadra che mi mette nella condizione di esprimermi al meglio. Devo soltanto ringraziare tutti, la società, il mister e pensare di continuare a migliorarmi. L'azzurro per me non è un punto di arrivo, è una tappa della mia carriera, un altro momento di crescita. Cercherò di imparare il più possibile, rubare i segreti da chi in Nazionale gioca da tanti anni e può insegnarmi molte cose. Ho 21 anni e so che nel calcio nulla va dato per scontato».

Il Cagliari e la maglietta rossoblù hanno un posto speciale nel suo cuore. «Vincere a Bergamo non è facile. Noi ci siamo riusciti perchè abbiamo giocato una grande partita, con personalità e attenzione. Siamo riusciti a esprimere sul campo il lavoro svolto durante la settimana. Abbiamo la fortuna di avere un allenatore che ti fa capire bene cosa chiede e che cosa devi fare sul campo. La squadra sta crescendo, dopo la brutta prestazione di Empoli ci siamo riscattati. Vincere a Bergamo ci darà la carica per le prossime partite. Adesso mi concentro sulla settimana in azzurro, poi tornerò a pensare al Cagliari. Domenica non ho pensato che poche ore dopo la fine della gara sarei stato a Coverciano, ma solo a dare il massimo per vincere. Il gol è stato la ciliegina sulla torta. Spero di farne altri, se saranno decisivi ancora meglio».

Roberto Mancini lo aveva detto che Barella era uno di quei giocatori che stava seguendo con attenzione. E aveva anticipato che «Lo voglio vedere dal vivo, così potrò fare una valutazione più corretta». Detto, fatto. Il commissario tecnico da ieri lo ha alle sue dipendenze, consapevole di allenare per una settimana intera un giocatore che se continua su questa strada, in futuro farà parte in pianta stabile del gruppo azzurro. Barella non lo dice ma spera nel debutto. Le quotazioni che questo accada dopo la prestazione che Nicolò ha fornito a Bergamo, sono in rialzo.

L’affetto dei tifosi, unito a quello del presidente Giulini, hanno trattenuto il centrocampista per un altro anno in Sardegna. Il patron sa di avere tra le mani un calciatore il cui valore è costantemente in aumento. Per Barella quella appena cominciata deve essere la stagione del
definitivo salto di qualità e le premesse perchè questo avvenga ci sono tutte. Il gioiellino ha fatto innamorare tutte le big italiane, dalla Juventus all’Inter, dal Milan alla Roma. Ora, forse rimpiangono di non aver presentato l’offerta giusta.

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