Petrucci: «Sardara conquisterà Cagliari»

Il presidente Fip: «Bisogna crederci, è questione di tempo»

SASSARI. La “Carlo Felice” come strada del basket, un progetto che unisce le due città principali dell’isola e porta benefici a entrambe le realtà. All’alba della seconda stagione di vita della Cagliari Dinamo Academy, Stefano Sardara chiede però una risposta più convinta da parte del pubblico: un palazzetto pieno, secondo il presidente della Dinamo Banco di Sardegna, fautore dell’iniziativa, è l’unico tassello che manca per far marciare a pieno regime una realtà che vuole essere protagonista in serie A2. Sardara, tra gli altri, incassa immediatamente il sostegno del presidente della Fip, Gianni Petrucci, che già un anno fa lodò il progetto Academy.

Presidente Petrucci, cosa pensa delle parole di Sardara?

«Sardara ha completamente ragione. È un dirigente intraprendente, preparato, porta avanti progetti ambiziosi ed è la mente del miracolo-Sassari, con la vittoria dello scudetto. Lui sa perfettamente che in una città come Cagliari il basket potrebbe avere un successo clamoroso. Non dimentichiamo quello che Cagliari ha rappresentato per tanti anni nella pallacanestro, anche se in un’altra epoca. Il calcio è il calcio, con tutto il suo seguito di massa, ma l’altro sport che ha da sempre richiamato maggiore attenzione è stato il basket, con il miracolo-Brill».

Cagliari merita il grande basket?

«Cagliari per la pallacanestro potrebbe essere la nazionale della Sardegna. Quando noi veniamo a giocare con l’Italia, l’entusiasmo che troviamo non ha eguali. Purtroppo l’impianto è quello che è, per le gare internazionali non è il massimo, ma se quel palazzetto avesse 6-7 mila posti, per le gare della nazionale si riempirebbe tutte le volte».

Il vero controsenso in effetti è questo: al PalaPirastu si registrano regolarmente pienoni per i tornei estivi della Dinamo e per le gare della nazionale, ma per l’Academy in A2 l’accoglienza è stata tiepida.

«Il vero tifoso deve investire nella propria squadra, anche quando non è prima in classifica, altrimenti sarebbe troppo facile. Io vengo dal calcio e certe dinamiche là sono ancora più forti: si deve creare un certo rapporto, quel feeling tra il tifoso e la società che possa trascinare la squadra».

Cosa manca in questo caso?

«È solo una questione di tempo. Sardara ha avuto grande coraggio ad andare avanti in questo progetto, anche perché non è facile, possono subentrare momenti di scoramento. Questo suo impegno deve essere contrassegnato dai risultati sia come pubblico che a livello di squadra: nel momento in cui si innescherà quel meccanismo sarà il pubblico stesso a trascinare la squadra, e viceversa. La chiave di tutto è l’entusiasmo e sono convinto che molto presto arriverà, perché il progetto merita attenzione».

In Italia si è parlato molto delle collaborazioni per far crescere i giovani, ma il progetto Academy di fatto a questi livelli resta l’unico.

«Se ne sente parlare, ma di vero e di concreto onestamente ho visto poco. Cagliari è un progetto capofila, Sardara è l’antesignano di questa filosofia e dovrebbe essere aiutato e sostenuto».

Vede positivamente questo tipo di
operazioni?


«Positivamente è riduttivo, lo vedo con entusiasmo. Io dico sin da quando sono entrato al Coni che il basket diventerà davvero popolare quando toccherà le grandi città. Il futuro della pallacanestro è nei grandi centri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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