il ricordo 

Gli anni eroici di Mimì Anselmi il dirigente amico di tutti

SASSARI. A fine serata, in trasferta, il rituale nell’albergo dove alloggiava la Dinamo si ripeteva qualunque fosse stato il risultato della partita: Mimì Anselmi si sedeva a tavola e chiamava il...

SASSARI. A fine serata, in trasferta, il rituale nell’albergo dove alloggiava la Dinamo si ripeteva qualunque fosse stato il risultato della partita: Mimì Anselmi si sedeva a tavola e chiamava il cameriere per ordinare un piatto di fettuccine (possibilmente al ragù), il massaggiatore Franco Ziranu lo anticipava e chiedeva un brodino per lo zio scatenando l’ira funesta della vittima dello scherzo. Erano tempi più ruspanti, la Dinamo era a gestione familiare targata Milia e il ritrovarsi a cena era anche l’occasione per fantasticare su quello che un giorno quella squadra avrebbe potuto fare e dove sarebbe potuta arrivare.

Mimì Anselmi, insieme all’avvocato Dino Milia e Franco Ziranu, era quello che più incarnava i valori della società e ha saputo anche traghettarli, in maniera discreta, quando l’era Milia è terminata e l’arrivo di Luciano Mele ha dato la prima svolta imprenditoriale, con Stefano Sardara che già era alla finestra. Domenico “Mimì” Anselmi è stato fondamentale in quello storico passaggio di consegne, tanto da diventare in breve tempo un amico di famiglia del nuovo presidente. Marchigiano di origine, buon cestista in gioventù, si era trasferito in Sardegna per via del suo lavoro di rappresentante di una fabbrica di lampadari e aveva messo radici ad Alghero, città irresistibile per un amante della pesca come lui. L’amicizia con Dino Milia lo portò presto nell’orbita della Dinamo, nella quale ha ricoperto diversi incarichi ma principalmente lo vedeva impegnato nel difficile compito di tamponare le sfuriate dell’avvocato. Diversi allenatori hanno evitato l’esonero tra il primo e il secondo tempo grazie al suo intervento provvidenziale e anche durante la settimana la sua calma smussava (fino a un certo punto, ovviamente) gli spigoli del presidente. Aveva anche il compito di tenere il ritmo delle trasferte negli anni della A2 e non era così semplice come potrebbe sembrare. Sapeva però come farsi rispettare e la sua specialità era puntare la sveglia a orari impossibili, quando era ancora buio, anzi notte fonda, scatenando l’ira dei giocatori. Una volta il pullman della Dinamo arrivò in aeroporto talmente in orario da trovarlo chiuso e per la prima volta anche uno solitamente pacato come Federico Casarin rischiò di perdere la calma. Un’altra volta Mauro Bonino, suo compagno di lunghe pescate, quando sentì l’orario della levataccia lo apostrofò disperato “Mimì, ma tu in testa hai l’ora dei calamari...”.

Negli ultimi anni la scomparsa della moglie lo portò a trasformare la Dinamo nella sua prima casa, arrivava al PalaSerradimigni nel primo pomeriggio e andava via la sera tardi, trattava i giocatori quasi come figli cercando di dispensare sorrisi e consigli. La promozione in Serie A fu una delle cose più belle che potessero regalargli e pochi mesi dopo dedicò alla sua squadra anche le ultime ore di vita in ospedale, alla vigilia della grande
sfida con la Montepaschi Siena: gli pesava più non poter vedere la partita dell’anno che stare a letto. Rimase sveglio fino all’annuncio della storica vittoria, si addormentò felice per l’ultima volta. Anche per questo è giusto cominciare ogni stagione ricordando Mimì, l’amico di tutti.

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