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La Dinamo si sveglia tardi a Trento arriva il quarto ko

Contro un’Aquila rigenerata i sassaresi non riescono a chiudere la serie negativa Match compromesso a cavallo tra i primi due quarti, poi l’inutile rimonta da -17 a -3

INVIATO A TRENTO. Si accende e si spegne a ripetizione, si intristisce e molla gli ormeggi, poi rialza la testa quando i giochi sono quasi fatti. Finisce in crescendo, ma esce dal campo sconfitta per la quarta volta di fila, la Dinamo di coach Vincenzo Esposito, che 7 giorni dopo avere rianimato la cenerentola Pistoia concede il bis facendosele suonare dall’Aquila Trento, sicuramente in crescita ma sino a ieri comunque ultima in classifica con una sola vittoria in 7 partite.

Un risveglio tardivo. Alla Blm Grup Arena i sassaresi si sono fatti prendere a schiaffi per oltre metà partita: non inganni il punteggio finale, 71-66, e neppure il fatto che a 50” dalla sirena il Banco abbia avuto in mano la palla del pareggio, sul 69-66. Anche ieri, per l’ennesima volta in questo novembre infausto, Bamforth e compagni hanno giocato molto al di sotto delle loro potenzialità per buona parte del match: la solidità a rimbalzo (43-39) non è stata sufficiente a coprire il disastro nel conteggio palle perse/recuperate (11-0), con il metro arbitrale che a tratti si è fatto oscuro, facendo figli e figliastri: 30 volte Trento il lunetta, solo 15 del Banco.

Uno sprazzo di luce. La squadra di Buscaglia – è giusto riconoscerlo – dall’arrivo di Craft è molto migliorata e ha giocato un’ottima gara. L’Aquila ha dato una prima spallata alla partita con un break di 18-2 tra il 5’ e il 12’ e ha poi galleggiato costantemente su vantaggi che hanno oscillato dal +10 al +15. Inutile e tardiva la reazione dell’ultimo quarto dei sassaresi, che una volta sprofondati a -17 (59-42 al 28’) hanno tirato fuori l’orgoglio, arrivando a un passo da una rimonta abbastanza clamorosa. È sicuramente da quegli ultimi 10’ che si deve ripartire, ma intanto il Banco sprofonda in classifica e mette in pericolo la propria partecipazione alla Final Eight, perché dalle due sfide che avrebbero dovuto spingerla su in classifica non ha raccolto nulla. Ora arriva la sosta, poi una nuova trasferta da brividi (a Bologna, contro un’altra grande delusa del campionato) e il match interno contro Milano. Ma arrivati a questo punto guardare gli avversari non serve, bisogna solo uscire dal tunnel con le proprie forze.

La partita. Pierre parte ancora in quintetto, insieme al duo Smith-Bamforth e alla coppia di lunghi Thomas-Cooley. La Dinamo parte bene, Thomas piazza la schiacciata del 4-8 dopo 5’30”, Smith manda sul ferro la tripla del +7, e all’improvviso la luce si spegne. Trento si sblocca con Hogue e Gomes e nel giro di 2 minuti piazza un break di 7-0 e poi allunga ancora, arrivando alla prima siren sul +8, 18-10. È il break che condizionerà l’intera gara. Trento cresce in maniera smisurata e al 12’ la Dinamo è in apnea, sul 22-10. Smith, Petteway e Bamforth si danno una svegliata (26-20), ma Craft e Mian fanno male da lontano e a metà gara il Banco è sotto 39-29. Petteway ne combina di tutti i colori e poi va a sedersi con 4 falli, Trento nel frattempo è volata via, con la tripla di Gomes che vale il 49-34. Il Banco si mette a zona e prova a riordinare le idee, Spissu trova la tripla del -10 (50-40) e il match potrebbe ricominciare. Invece i biancoblù si bloccano di nuovo e Trento piazza un break di 9-2 che vale il massimo vantaggio, 59-42, grazie a una tripla di Pascolo. Alla terza sirena è ancora -13, 59-46, poi Esposito ci riprova con Petteway. Arriva subito il -8 con un Cooley finalmente in partita, ma arrivano anche tanti errori da oltre l’arco. Mian colpisce da lontano, Cooley e Petteway vanno sino in fondo e a 2’46” Trento è a portata di mano, 67-62. I sassaresi alzano il ritmo, Bamforth infila il -3 (69-66) a 50”. Match
riaperto: Cooley è in trance e piazza due stoppate di fila, ma la palla del pareggio finisce nelle mani di Petteway, che a 13” dalla sirena tira da 9 metri la preghiera che nessun dio del basket ascolterà. Finisce 71-66, la reazione c’è ma ora, almeno a livello di risultati, è crisi vera.

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