Un mercoledì da leoncini a Capo Mannu

Spettacolo ai campionati italiani di surf con i giovani sardi in evidenza. E il cagliaritano Calatri sogna i Giochi di Tokyo

INVIATO A CAPO MANNU. Duemila anni fa e qualcosa, Lui camminò sulle acque. Ieri a Capo Mannu oltre settanta giovani sull’acqua ci hanno danzato, in uno splendido mercoledì da leoncini. Non sarà altrettanto divino, magari, ma affascinante sì. E spettacolare.

I campionati italiani di surf made in Sardinia sono stati un successo, ancora una volta. Per una disciplina che monta con costanza, e per la Sardegna che comincia a vedere maturare i numerosi talenti che crescono in un'isola unica nel mondo della tavola da onda, con le sue oltre 250 giornate... surfabili all'anno. Come da nessun'altra parte nell'intero vasto Mar Mediterraneo, nostrum et sardus.

Cinque i titoli italiani messi in palio nell’acqua del Sinis, con gli atleti sardi in evidenza. Tutto sardo lo shortboard, con Piu che ha preceduto Calatri. Ma non c’era il tricolore in palio. E bene anche il sassarese Renato Carta nel longboard, terzo. Ma che peccato per l’infortunato Mattia Maiorca. Il riolese, campione in carica, è stato limitato da un infortunio.

Spettacolo di onde, di mare e di sole. Condizioni ideali fra gli spot dello Scivolo, del Mini Capo e della Punta, le sedi di gara di una location unica perché spostandosi di pochi metri permette di sfruttare anche la minima variazione di onde e vento per cavalcare sempre e comunque la cresta ideale.

«Abbiamo dovuto aspettare il vento per oltre un mese ma ne è valsa la pena _ conferma Sergio Cantagalli, event manager della Fisw, la federazione del surf _, come d’altronde sempre in Sardegna, l'unico posto in Italia dove le gare si possono sviluppare su più giornate e in particolare qui nel versatile Capo Mannu, dove lo spirito del surf è più vero. Non è un caso che i campionati italiani si siano tenuti qui per il secondo anno di fila, soltanto qui ci sono queste onde e questa atmosfera».

Capelli a grondare acqua, volti ancora abbronzati, il sale che non fa in tempo ad asciugarsi sulla pelle perché sta arrivndo la prossima onda, quella giusta. A terra manca la musica che ti aspetti. Beach boys e tanto heavy, vero, ma soltanto perché la Fisw nelle manifestazioni ufficiali abbassa il volume delle casse per alzare quello dell'agonismo, che anche stavolta ha visto premiati i talenti locali. Fra i quali, oltre al vicecampione europeo Mattia Maiorca, spicca il cagliaritano Matteo Calatri, 16 anni, la passione per il rap italiano e il reggaeton e un radioso futuro. «Ho cominciato a 5 anni a Chia _ racconta _ mio padre è istruttore di kite e mi ha incoraggiato, ora mi diverto e mi alleno. Devo ancora lavorare molto, lo so, ma voglio provarci». Intanto si confronta con altre realtà, e ha cominciato ad assaggiare il surf più croccante. «Sono stato in California e in Indonesia, è un altro mondo _ racconta _, vivere l'Oceano è fondamentale e utilissimo. Sì, sogno le Olimpiadi di Tokyo, farò di tutto per andarci». E la Fisw lo aiuterà: «Sono tanti i ragazzi interessanti _ conferma il presidente federale Luciano Serafica _, e molti sono sardi. Stiamo cercando di creare un gruppo di possibili olimpici sui quali lavorare. La Sardegna è la nostra California e gli organizzatori dell'Is Benas sono la migliore sintesi dello spirito del surf per volontà e coesione, e chi può allenarsi qui è sempre avvantaggiato. Seguiamo Piu, Calatri, Maiorca, il miglior azzurro che resta Fioravanti... è un processo lungo ma siamo ancora giovani, penso che ci vorranno otto anni per eccellere. Ma ci arriveremo».

Intanto, in acqua è spettacolo quattro metri sopra il mare fra "360", "180", "aerial", "inside", "floater" e altre figure vietate ai bagnanti della domenica. Chi sogna, vale. E vola.

Sulla cresta dell'onda per restarci, da domatori. Alessandro Piu, Matteo Calatri, Marco Fenu, Vincenzo Ingletto. Nomi sardi come Laura Sarnicola, oristanese. Ieri ha fatto la finale del bodyboard, ma fra gli uomini, unica donna per mancanza di altre iscritte. «E' andata bene _ sorride _, nessun problema. Nel surf esiste un grande rispetto, come dovrebbe sempre essere anche fuori dall'acqua. E c'è grande rispetto anche per l'ambiente. Poi, a 48 anni non posso pensare a una prospettiva agonistica ma alle altre donne, alle mamme dico: lanciatevi, seguite la vostra passione».

Ai risultati guardano invece Fabio Salaris, 15 anni, oristanese, e Marco Fenu, 27 anni, longboarder di San Vero Milis. «Mi alleno qui, ore e ore e ore... _ racconta Fabio _, sono tra i primi millennial della disciplina e voglio migliorare sempre, ora per farlo dovrò gareggiare e confrontarmi fuori dall'isola e dall'Italia. Voglio riuscire». E' un free surfer puro invece Marco, istruttore: «Il livello italiano sta crescendo – sostiene –, e la Sardegna può dire la sua, anche se solo l’Oceano può farti fare il salto di qualità». La Sardegna però come base non è malaccio. Anzi: «La nostra disciplina cresce _ conferma Marco Gregori, capo giudice federale _ anche perché bastano una tavola e una muta e in più fa molto figo, mentre prima a essere cool era il windsurf. Lo spot di Capo Mannu è di livello internazionale e venire qua piace a tutti. Non solo per le onde ma anche per le spiagge, l'accoglienza e l'organizzazione». Da applausi, come le evoluzioni sulla tavola. E applausi per tutti i vincitori e per tutti quelli entrati in acqua nelle varie hit di gara, mentre un po' più a destra del campo di gara si divertivano non pochi dilettanti.

Un solo appunto negativo: le zanzare a milioni, e tutte particolarmente affettuose.
Ma non amano nuotare e una volta oltre la battigia hanno lasciato campo libero ai protagonisti della due giorni di mare, onde, vento e spettacolo. Quelli della tribù del surf non ci hanno camminato, sull'acqua, ma con quella tavola _ credeteci –, fanno davvero miracoli.



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