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Faragò: «Napoli fortissimo, ma non lo temiamo»

Cagliari

Faragò: «Napoli fortissimo, ma non lo temiamo»

Il rossoblù scalda i muscoli in vista del match clou di domenica: «Siamo un bel gruppo e anche il morale è alto»

CAGLIARI. «Se fanno l'errore di lasciarci qualche centimetro, ce lo prenderemo e andremo a fargli male». Paolo Faragò, pronti via. Con il Napoli alle porte l'esterno olia i parastinchi. E spiega: «Incontriamo una squadra che attraversa un gran momento. Lasciamo stare la sconfitta in Champions, anche perché arriveranno vogliosi di riscatto». Classe '93, il papà, Emilio, dirigente farmaceutico che ha giocato in Eccellenza, la mamma, Silvana, insegnante, una barchetta chiamata "Pancrazio" ormeggiata a Sellia Marina, rifugio estivo abituale, Faragò è sul pezzo. «Se il mister mi chiama sono pronto». Originario di Zagarise, duemila anime tra Sila e mare in provincia di Catanzaro, “Pancrì" («Non ho soprannomi, qualche compagno mi chiama così») ha tirato a lucido un mix tra terzino destro e ala tornante. Mica un dettaglio nella terra che ha avuto Domenghini e Roccotelli, Modesto e Zebina.

L'ex Novara affascina i tifosi. La curiosità? Lo zio Carmine, juventino e fratello della mamma di Paolo, ha fondato il fan club dedicato al nipote. In zona, l'esterno del Cagliari è un mito: due estati fa il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, ha nominato Claudio Ranieri cittadino onorario. E ha voluto Faragò alla cerimonia. Tutto bello. Ma adesso, testa al Napoli.

«Ho visto Liverpool-Napoli. Il Liverpool in casa fa della qualità individuale e del ritmo, la propria forza. La nostra sarà una partita diversa. Me li aspetto agguerriti, vorranno spazzare via subito la delusione. Ma noi arriviamo da una gara, che per entusiasmo e motivazioni, ci ha dato tanto. Cavalcheremo l'entusiasmo post Roma per farci trascinare e trascinare i tifosi».

Un 2-2 indimenticabile?

«Sì, quando hanno cominciato a tirar su la palla ho sentito che sarebbe successo qualcosa. Ed ero certo che Marco Sau di fronte a Olsen non avrebbe sbagliato».

Cosa cambia tra Roma e Napoli?

«Il Napoli sta meglio per condizione, ha qualità e giocatori che possono risolverla da soli. Domenica troviamo un gruppo e un sistema di gioco rodato da anni. Sarà più difficile che contro la Roma».

Qual è la risposta?

«Dobbiamo essere compatti, bravi a soffrire e a sfruttare le poche occasioni che ci concederanno».

Dalle sue parti passerà Insigne. Sensazioni?

«Ci sarà anche Goulham, prima dell'infortunio uno dei migliori terzini al mondo. La loro catena di sinistra, con Hamsyk, ha fatto la storia del Napoli. Hanno movimenti e giocate preimpostate difficili da codificare. Ci saremo».

Potrebbe sostituire Srna. Un po' pesa?

«Di recente ho giocato in un ruolo diverso. Ma se lo sostituirò, la cosa non mi mette pressione. A parte la prima a Empoli, male in generale, ho sempre risposto».

Sempre appassionato di storia e letteratura?

«Sì. Sto leggendo l'ultimo di Gratteri sulla ndrangheta».

Quando le cose non vanno al meglio, qual è la ricetta?

«La mia compagna Irene e le coccole
a Leone, il nostro Labrador. Spesso mi ha aiutato a ritrovare il sorriso».

Se non fosse calcio?

«Sarebbe tennis. La classe di Federer ha segnato un'epoca. E mi piace anche il paddle: con Cragno dobbiamo sfidare Sau e Barella. Mi sa che ci pagheranno la pizza».

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