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Nicolò Barella, il bambino è diventato uomo d'oro

Cagliari

Nicolò Barella, il bambino è diventato uomo d'oro

«Che gioia Rebecca, è il mio punto debole, Un onore vestire la maglia azzurra. Il Cagliari nel cuore»

La combinazione della cassaforte del Cagliari dove è custodito il cartellino di Nicolò Barella la conosce solo il presidente Giulini. Vale una fortuna (45-50 milioni), una cifra da capogiro che la prossima estate gonfierà il conto in banca del club. Il centrocampista mette in archivio un anno importante per la sua carriera, sfociato con la convocazione nella nazionale maggiore, una salvezza sofferta ma forse anche per questo ancora più bella.

Una riflessione a 360 gradi di un giocatore che non si è montato la testa, è legatissimo alla sua terra e guarda al futuro in modo razionale ma con l'ambizione di chi è consapevole che ha le potenzialità e le giuste potenzialità per fare una carriera ricca di soddisfazioni.

Possiamo dire che il 2018 è stato per lei l'anno della svolta?
«Sicuramente. Sono maturato come calciatore e soprattutto come uomo. Ma non dimentico l'esperienza fatta in serie B al Como, quella mi ha fatto capire cosa significa essere un professionista. Mi è servita tantissimo».

La ciliegina sulla torta è stata la convocazione di Mancini?
«Un onore vestire la maglia azzurra. Fare parte di un gruppo con tanti campioni affermati. Allenarti con gente come Chiellini, Bonucci, Verrati, Jorginho è un privilegio. Da loro puoi soltanto ascoltare e imparare».

Che consigli le ha dato il commissario tecnico?
«Lui parla generalmente col gruppo e raramente con i singoli. A me ha sempre detto di giocare la palla e sfruttare i movimenti degli attaccanti per inserirmi negli spazi. Dice che così le mie qualità vengono esaltate. Io non posso che essere d'accordo con chi è stato un campione sul campo e fuori».

E' stato anche l'anno di una stagione soffertissima e acciuffata per i capelli. Quanto è stata dura?
«Quella è stata la giornata più bella dell'anno. Ci davano per spacciati, ma siamo riusciti nell'impresa. E' stata una salvezza voluta da tutti: dalla squadra, dalla società e dai tifosi che non ci hanno mai abbandonato e sono stati fondamentali».

Parliamo della Sardegna: le piace il progetto Olbia?
«Seguo con simpatia una squadra dove giocano tanti amici. L'Olbia è una possibilità importante per i giovani di affacciarsi al mondo del professionismo. Un trampolino di lancio che va sfruttato. Un’occasione da prendere al volo».

In Sardegna ci sono due squadre in serie C che non se la passano bene. Secondo lei in futuro c'è spazio, dopo il Cagliari, per una società isolana in serie B?
«Non è facile. Servono idee e risorse economiche. Intanto mi auguro che sia l'Olbia che l'Arzachena riescano a mantenere la categoria. Se poi si creeranno i presupposti per ambire alla B ben venga. La Sardegna ha delle potenzialità che a mio avviso non sempre vengono sfruttate al massimo.

Segue il calcio regionale, oppure non le interessa?
«Lo seguo perchè ho degli amici che giocano tra i dilettanti. Vado sempre a leggere i risultati dello loro squadre».

Lei è diventato papà, come è cambiata la sua vita?
«E' cambiata totalmente. Sento la responsabilità di avere una famiglia e mi sento portato per questo ruolo. Io e la mia compagna abbiamo deciso di cominciare un percorso e siamo contenti di averlo fatto. Ogni giorno per noi c’è una sorpresa».

Che papà è? Come si è calato nella nuova dimensione?
«Sono un coccolone, sopratutto con mia figlia Rebecca. E' lei il mio punto debole. Ogni tanto cerco di fare il severo, poi lei mi guarda e io mi sciolgo. La abbraccio, le do tanti baci. Quando sono con la mia famiglia mi dimentico del calcio».

Che significato ha per lei la maglia rossoblù?
«Un sogno realizzato, inseguito da quando ero nel settore giovanile. I miei idoli erano Conti, Cossu, Pisano e Murru. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Quandomi metto la maglietta vado in campo e ho un solo pensiero: dare il massimo per i colori che amo da quando ero in fasce».

Le voci di mercato le danno fastidio o sono uno stimolo?
«Uno stimolo. Non ho mai dato troppo peso sia ai complimemti che alla critiche. Non sono impermeabile, però so che in questo mondo nessuno ti regala nulla, devi conquistarti tutto. Se ci sono società interessate a me vuol dire che sto facendo bene il mio lavoro».

I tifosi per strada che cosa le dicono e che richieste le fanno?
«Intanto mi fanno i complimenti per mia figlia, dicono che è bellissima. Si capisce che mi vogliono bene, mi sento quasi il figlio di tutti. E' una sensazione davvero bella».

Una critica: troppi rimproveri ai compagni e qualche protesta esagerata: lo sa che deve correggere questi difetti?
«So riconoscere quando sbaglio e ammetto che in qualche occasione sono andato sopra le righe. Lo faccio perchè mi piace vincere, sentire il boato dei tifosi. Prometto che nel 2019 mi impegnerò per migliorare questi aspetti caratteriali».

Ha avuto tanti allenatori, a chi deve dire grazie?
«Un po' a tutti. Lopez mi ha dato delle responsabilità. Rastelli mi ha permesso di impormi in serie A. Festa mi ha fatto giocare e portato al Como, Zola lo ringrazio per l'esordio in A. Maran, più di tutti, mi sta aiutando moltissimo nella maturazione tattica. E' un allenatore che si fa capire benissimo. Mi piace il suo modo di fare. Dice sempre le cose in faccia».

Il presidente Giulini la coccola o è severo?
«So che si aspetta tanto. E' stato lui a decidere di mandarmi al Como per crescere e ha fatto la scelta giusta. Ci tratta tutti allo stesso modo. Una persona che fa i complimenti se li meritiamo. Quando non è contento lo fa capire senza parlare».

Nella sua scala dei valori qual è la cosa più importante?
«Nella vita di tutti i giorni la famiglia. Nello sport sentire la fiducia dei tifosi, farmi apprezzare per i pregi e per i difetti».

Le bandiere in questo calcio esistono ancora?
«Totti e Daniele Conti lo sono state. Io penso che nel calcio i sentimenti hanno un valore. Io non guardo ai soldi che comunque servono, ma se in futuro cambierò squadra non sarà per il denaro, lo farò per ambizione. Un calciatore vuole vincere trofei, giocare nelle manifestazioni importanti».

Se ha un problema qual è la prima persona che chiama?
Sono testardo, mi piace risolvere le cose da solo. Sulle cose personali sono molto riservato. Comunque se proprio

devo chiedere aiuto parlo con mia moglie e poi con la mia famiglia. Ascolto i consigli, poi faccio sempre di testa mia».

Usa i social? Oppure i sistemi tradizionali per informarsi?
«Li uso perchè mi permettono di stare a contatto con gli amici lontani. Mi tengo aggiornato sull'attualità. Ma non li uso per parlare della mia vita privata. Certe cose devono

essere affrontate di persona e non fate sapere a tutti».

Faccia un augurio per il 2019.
«La salvezza da conquistare senza sofferenze. Continuare a giocare con la Nazionale. Il mio futuro? In questo momento non ho la più pallida idea di ciò che succederà».

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