SARDARA

e Sassari ha una squadra nella serie A di basket lo deve a una passione ultra decennale per la palla a spicchi e a un presidente iperattivo. Stefano Sardara ha rilevato la società nel luglio del 2011...

e Sassari ha una squadra nella serie A di basket lo deve a una passione ultra decennale per la palla a spicchi e a un presidente iperattivo. Stefano Sardara ha rilevato la società nel luglio del 2011 e l’ha aiutata a crescere, stagione dopo stagione, fino al miracolo del triplete (scudetto, coppa Italia e Supercoppa) del 2015 e allo sbarco in Europa. Oggi la Dinamo è un modello per tutti. Un esempio vincente per una città e per una Regione che hanno molto da imparare dallo sport.

Presidente che cosa si aspetta dall’anno appena cominciato?

«Sono convinto che sarà un 2019 positivo ed entusiasmante. Che è, in fondo, quello che ci chiedono i tifosi ed è il motivo per cui scendiamo in campo. Poi so che ci saranno anche dei momenti di difficoltà, ma riusciremo a superarli».

A che punto è la pratica palazzetto? Riuscirete a inauguralo prima dell’inizio della nuova stagione?

«Questa è una domanda da girare al Comune. Noi sappiamo che c’è stato il bando di gara per la progettazione e che lo studio sta andando avanti. Però non conosciamo i dettagli. E anche sui tempi non ho certezze. Sarebbe bello iniziare il prossimo campionato nel nuovo PalaSerradimigni ma non dipende da noi».

Torniamo alla Dinamo. Avevate puntato molto su Petteway e invece qualcosa non ha funzionato. E’ un “taglio” che sa un po’ di sconfitta?

«Quando si costruisce una squadra lo si fa seguendo logiche tecniche e tattiche precise. Poi ci sono cose che non si possono prevedere come l’amalgama tra i giocatori, la capacità di adattamento dei singoli e anche il momento. Certo, ogni taglio è una sconfitta e, da questo punto di vista, anche quello di Petteway lo è. Ma non più degli altri. E’ stata una decisione che abbiamo valutato bene con il coach e che era giusto prendere».

La sorpresa positiva, invece, è Cooley.

«Credo proprio di sì. Jack è un giocatore importante che seguivamo da tempo ma che sembrava inavvicinabile visto che era nell’orbita dell’Nba. Quest’estate lo abbiamo osservato nei tornei pre-season negli Usa e Vincenzo Esposito se ne è innamorato. Abbiamo deciso di costruire la squadra partendo proprio dal centro e devo dire che abbiamo vinto la scommessa. Cooley si sta confermando un giocatore preziosissimo e un punto di riferimento per tutti».

Stiamo parlando dei singoli, non possiamo non parlare del sassarese Spissu. Un suo giudizio sulla sua stagione.

«Marco è partito bene poi ha avuto un infortunio e ci ha messo un po’ di tempo per riprendersi. Io sono convinto che ha ancora molti margini di crescita e ci darà una bella mano».

I tifosi non hanno molta pazienza...

«Lo so. Invece nello sport è difficile avere tutto subito. Tornando a Spissu credo che abbia bisogno di giocare con più continuità. Gli manca un pizzico di esperienza e di maturità, cose che può trovare solo col tempo e con il campo. Però per noi è un giocatore fondamentale».

Dove può arrivare la Dinamo?

«Dico che può arrivare sino in fondo. Sono convinto che sia una squadra costruita bene, con un roster lungo e con ragazzi che hanno dimostrato di potersela giocare con chiunque. Abbiamo perso di un nulla contro Milano e Venezia e abbiamo vinto su campi importanti. E’ vero che abbiamo anche fatto qualche passo falso ma quando parlo di maturità e di amalgama non parlo di cose astratte ma di due qualità si conquistano settimana dopo settimana. La Dinamo è una squadra nuova e solo adesso stiamo cominciando a capire chi siamo».

Chi siete?

«Non dovrei dirlo, ma ho buone sensazioni. Per tanti versi questa squadra e questa stagione mi riportano alla mente la Dinamo del triplete. Ma non ci faccia il titolo. Se non altro per scaramazia...»

Il progetto Academy va avanti o c’è un ripensamento?

«E’ un progetto che ha una sua filosofia e nel quale crediamo molto. Per far maturare i ragazzi c’è un solo modo: farli giocare. E avere un’Academy è importante. Arrivo a dire fondamentale. Noi abbiamo scelto Cagliari perchè c’è sembrata la scelta piu logica. Cagliari ha una bella tradizione nel basket, ha un bacino di utenza vasto e molti praticanti. Il primo anno le cose sono andate così così, il secondo un po’ meglio. Però ci aspettavamo più entusiasmo e maggior interesse da parte del territorio. Per il futuro vedremo. Da un lato c’è il progetto della Lega di istituire un campionato giovanile che è un po’ quello che abbiamo anticipato con l’Academy e dall’altro ci sono richieste da altre città interessate al nostro progetto. Diciamo che sui giovani continueremo a puntare. Sul come dovremo riflettere».

La Dinamo nel basket e il Cagliari nel calcio stanno tenendo alta la bandiera dello sport sardo, ma alle loro c’è pochino. Perchè?

«Proprio il caso Academy dimostra che nell’isola non c’è spazio per due quadre di alto livello nello stesso sport. Se uno vuole vedere una partita di basket di serie A va a vedere la Dinamo. E lo stesso succedere nel calcio. Ciò non toglie che progetti seri possano produrre risultati importanti anche nel calcio e nel basket».

Qualche anno fa si è parlato di un suo interessamento alla Torres...

«Sono stato contattato da Lorenzoni dopo la promozione in serie C. Ma ero già presidente della Dinamo e fin troppo impegnato col basket. Detto questo io sono convinto che la Torres possa tornare nel calcio che conta e che Sassari abbia le capacità - anche economiche - per sostenere due squadre professionistiche. E’ successo in passato, potrebbe accadere in futuro Però ci vuole un progetto serio, il coinvolgimento della città e tanta pazienza. So che è difficile, ma non c’è altra strada».

Negli sport individuali, invece, la Sardegna ha chiuso un 2018 molto ricco con Tortu, i gemelli Serra, Oppo e Magliona capaci di vincere titoli tricolori e non solo. Come se lo spiega?

«L’isola ha sempre prodotto eccellenze nello sport. E per tornare alla Dinamo mi piace ricordare il titolo italiano under 18 vinto dai nostri ragazzi due anni fa. Il 2018 è stato ricco di successi e sono pronto a scommettere che il 2019 non sarà da meno. I nomi che
ha fatto sono stelle di primo piano dello sport nazionale ma non solo i soli. Penso ad Aru, che può ancora dare molto al ciclismo e a tanti ragazzi, anche di discipline minore, che si impegnano, si battono e sicuramente celebreremo nei bilanci di fine stagione il prossimo anno».



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