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Una rivoluzione silenziosa per competere ancora tra le grandi della serie A

C’è chi è fermo all’anno zero, e chi è perennemente in moto e si prepara ad entrare nell’anno “dieci”. Il 2019 è l’anno in cui la Dinamo Banco di Sardegna andrà in doppia cifra, consolidandosi tra le...

C’è chi è fermo all’anno zero, e chi è perennemente in moto e si prepara ad entrare nell’anno “dieci”. Il 2019 è l’anno in cui la Dinamo Banco di Sardegna andrà in doppia cifra, consolidandosi tra le realtà più importanti del basket italiano. Dalla primissima promozione nella massima serie, con l’impresa targata Mele-Sacchetti nella stagione 2009-’10, la società biancoblù si è trasformata ed è cresciuta sia in superficie (risultati e vetrine importanti), che sotto il terreno, con profonde radici fatte di progetti, programmazione e sostenibilità.

L’estate scorsa, nel momento più complicato sin dal suo arrivo sulla plancia di comando, Stefano Sardara ha operato una specie di rivoluzione silenziosa: con il pubblico affetto da forti mal di pancia a causa del reflusso post triplete, con il suo entusiasmo personale ridotto quasi al minimo, il presidente biancoblù ha agito alla sua maniera: ha rilanciato. L’organigramma societario è stato rimescolato e profondamente rinnovato, con l’ingresso di Marcello Niccolai nel suolo di amministratore delegato e con la scelta di affidare il progetto tecnico a un coach rampante come Vincenzo Esposito. Uno che dice pane a pane e vino al vino e col quale Sardara si prende anche a testate, ed è forse proprio ciò che alla società serviva in questo momento. Federico Pasquini, uscito malconcio – non solo per suoi demeriti – dall’esperienza nel doppio ruolo coach-giemme, resta un super-consigliere del presidente, ma il suo ruolo è assai più marginale rispetto al passato.

L’asse societario è chiaro: tra Sardara ed Esposito, ovvero tra la cabina di comando e l’area tecnica, ci sono ora due dirigenti come Niccolai e il veterano della scrivania Luigi Peruzzu, due top player del “dietro le quinte”, con il risultato che il presidente può ora concentrarsi completamente sulle strategie societarie.

Con questo nuovo assetto, la Dinamo si prepara ad affrontare le nuove sfide: innanzitutto c’è l’obiettivo di restare competitivi in una serie A che dal campionato 2019-’20 salirà a 18 squadre, con il probabile ritorno di piazze “pesanti” come Roma e Fortitudo Bologna e dunque una concorrenza ancora più agguerrita. La zona playoff resta l’obiettivo più ragionevole, e assolutamente non scontato, per una realtà solida ma comunque piccola come Sassari.

C’è poi l’obiettivo di tornare nell’Europa delle grandi. Non certo in Eurolega, che ormai somiglia molto a un consesso di nababbi, ma la Dinamo può comunque ambire a rimettere piede in una competizione più prestigiosa della Europe Cup.

Infine il palazzetto: se non ci saranno intoppi, già per la prossima stagione il PalaSerradimigni avrà 5600 posti effettivi, una dimensione probabilmente ideale per una città che sogna i grandi
eventi e meriterebbe di riabbracciare la nazionale dopo 7 anni. Per la società biancoblù la sfida sarà quella di riempire ancora una volta tutti i seggiolini. Perché il palazzetto sold-out resta la migliore assicurazione sulla vita della Dinamo. E Sardara di assicurazioni se ne intende.

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