Al Latte Dolce il calcio si mette in gioco

L’esperienza del “pioniere” Roberto Deffenu Allenatori come animatori, il rispetto dei ruoli

SASSARI. «Ricordo come fosse oggi la riunione tecnica che il Csi tenne a luglio del 2016, nella quale furono ufficializzati i tre tempi di gioco e l’obbligo di dover farne giocare almeno uno a tutti i bambini presenti in distinta. In quel momento mi accorsi che evidentemente da sempre stavo facendo la cosa giusta». Roberto Deffenu è il responsabile della scuola calcio Sassari Latte Dolce. Venticinque anni di esperienza tra Monserrato, Torres, Codrongianos, Sacra Famiglia, la società biancoceleste e generazioni di bambini passate sotto la sua gestione. Con tanti punti fermi che negli anni sono diventati ancora più solidi.

«Il biennio fisso per ogni mister che guida gli stessi bambini. Non ho mai creduto alla prosecuzione di un rapporto per tre, quattro o cinque anni – afferma con decisione Deffenu – perché i piccoli atleti hanno necessità di conoscere nuovi volti, caratteri e modi di fare. E poi, a mio avviso, cambiare porta nuove motivazioni, sia per i grandi che per i piccoli. È la linea che ho imposto ovunque abbia avuto ruoli di responsabilità».

Pietro Demontis, Tonio Tedde (il “mago dei Pulcini”, che vanta la più lunga militanza biancoceleste tra campo e panchina), Roberto Cuccuru, Giovanni Denanni, Luca Tilocca, Salvatore Cannoni, Federica Salis, Carlo Cherchi e Sergio Pinna per i portieri sono lo staff tecnico gestito da Deffenu nel Sassari Calcio Latte Dolce. Ciascuno destinato a una specifica categoria in base alle proprie competenze e abilità.

«Un esempio: Luca Tilocca è perfetto per i più piccoli perché è un animatore prestato al calcio. I bambini, soprattutto agli esordi, hanno bisogno di uno che conduca l’allenamento in maschera nel periodo di Carnevale, che inizi a trasmettere le prime conoscenze ma con un contenuto estremamente ludico. Se mi travesto anche io? No, direi di no!».

E con il passaggio di categoria cambiano gli obiettivi «ma le linee guida del percorso di scuola calcio restano le stesse – prosegue Deffenu – che tutti i tecnici conoscono e devono rispettare. Su certi passaggi l’inserimento di Pietro Demontis, laureato in Scienze Motorie, credo che abbia dato molto a tutti noi, a me per primo». Roberto Deffenu affronta a tutto campo temi di calda attualità. A cominciare dal “ci alleniamo, non ci alleniamo” davanti a pioggia e freddo.

«Premetto che avere a disposizione due campi in sintetico su tre aiuta ma – ammette il responsabile biancoceleste – tutti, almeno una volta alla settimana si allenano nel centrale in terra battuta perché è giusto che ci si abitui a giocare in ogni terreno, anche in quelli più sconnessi. Detto ciò, mi piace far passare il concetto che lo sport all’aperto come il calcio si gioca anche in condizioni non ottimali e dunque anche freddo e pioggia vanno viste come variabili da affrontare senza paura, un po’ come facevamo noi da piccoli».

La provocazione firmata dal presidente provinciale del Cis Giuseppe Porqueddu sul “Nostro Calcio” della Nuova Sardegna regala un assist a Deffenu per analizzare il discorso sui ruoli fissi nella scuola calcio. «In una delle nostre squadre Micro quest’anno non c’è il portiere “fisso”, non si è proposto nessuno e ovviamente non abbiamo forzato. La soluzione? Ogni settimana, a turno, un bambino diverso mette i guanti e va in porta. E questa situazione mi ha permesso di fare un ragionamento, semplice ma forse ovvio: aumenta il rispetto tra loro. Perché ognuno di loro apprende le difficoltà a cui si trova davanti il portiere e quando commette un errore c’è molta solidarietà. Ora, questo è un caso limite ma mi chiedo come si faccia a lasciare tutto l’anno un bambino fermo nella propria metà campo. È nostro dovere far sperimentare il più possibile a tutti i bambini, soprattutto quando per loro diventa un’esigenza e te lo vengono proprio a chiedere».

A volte a chiedere, invece, sono i genitori. Altro tema attuale, tutt’altro che semplice. «No, anzi, negli anni è diventato molto più impegnativo – dice Roberto Deffenu – perché il genitore è sempre più presente e, forse, anche più preparato rispetto a prima. Non sempre parla a vanvera e a me piace il confronto. Sono del parere che il genitore sia un patrimonio della società ma credo nel rispetto dei ruoli per una convivenza più proficua per tutti, a cominciare proprio dal bambino. Essere il responsabile della scuola calcio mi obbliga a dover gestire le richieste di chiarimenti e informazioni che arrivano da tutte le categorie, e capisci che con una media di circa 200 iscritti ogni anno un po’ di esperienza l’ho fatta». Genitori più competenti, ma anche il ruolo dell’allenatore, a maggior ragione, richiede alte conoscenze da mettere a disposizione dei piccoli atleti. «Da quando ho iniziato il ruolo si è evoluto tantissimo – conclude Roberto Deffenu –. Io ho sempre cercato di imparare da tutti i mister con i quali ho lavorato, perché anche dagli esercizi che sembravano più strampalati qualcosa di buono puoi sempre tirarla fuori. E poi ti aiutano le reazioni dei bambini: se si divertono mentre
imparano vuol dire che sei sulla strada giusta. Quindi è inutile proporre allenamenti troppo complessi se poi non riescono ad eseguirli. Un bravo allenatore è colui che sa cambiare e adattarsi alle situazioni. Questo lo apprezza la società, ma prima ancora i bambini stessi».



TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community