Nasce la carta dei diritti degli atleti paralimpici

È una delle proposte emerse a Cagliari a conclusione del progetto Agitamus Il presidente del Cip Pancalli: «Coinvolgiamo le scuole e chi non può fare sport»

CAGLIARI. Una stella con otto punte. È uno dei lavori degli alunni delle elementari e delle medie. Un disegno che è anche un po’ il simbolo della Carta dei diritti per lo sport dei disabili presentato dagli studenti nell'ambito del progetto Agitamus, presentato ieri mattina alla Fiera di Cagliari.

Un documento diviso in otto aree: fatica e impegno, sicurezza, opportunità, divertimento, empatia, spostamenti, fiducia e affidamento, accessibilità. Un'idea nata da bambini e ragazzini sui banchi di scuola. Che però può essere uno spunto per una vera carta dei diritti. Che permetta magari di introdurre nelle scuole il paralimpismo: educazione motoria modellata sulle esigenze dei disabili. Con esercizi e attrezzi buoni per tutti. Perché l'inclusione è anche questo, non solo nello sport: ciò che è progettato per i più deboli può portare vantaggi anche ai cosiddetti normodotati.

Per la giornata conclusiva del progetto ieri a Cagliari c'era il presidente nazionale del Cip, Luca Pancalli. «Stiamo parlando di un movimento che è esploso soprattutto negli ultimi 12 anni- ha spiegato- ed è in forte crescita. Ha testimonial che piacciono a tutti, ha acceso i riflettori su un mondo che ha tanto da dire con i risultati sportivi ma che coinvolge anche tutto il mondo della disabilità che non può fare sport». In prima fila anche Roberto “Massiccione” Zanda, pronto a tornare a correre nonostante la disabilità, incontrata per la prima volta a 60 anni, in seguito al congelamento degli arti in una gara in Canada. Nei giorni scorsi è stato nominato testimonial del Cip. «Mi piacerebbe- ha spiegato- che ci fosse uno spazio anche per gli sport estremi». Francesca Secci, una delle ideatrici del progetto, è nuotatrice e insegnante. Ha partecipato alle Paralimpiadi di Pechino e di Rio. «I ragazzi delle secondarie- ha spiegato- hanno potuto sperimentare gli sport paralimpici: anche gli studenti non disabili sono stati sulla carrozzina, hanno corso bendati, hanno saltato su una gamba sola, sono entrati in piscina, a Porto Torres, bendati. Hanno provato che cosa si prova. E hanno capito. Questa è empatia». Il sogno? Far entrare obbligatoriamente nei programmi dei licei sportivi il paralimpismo. «E mi piacerebbe- ha detto - che le scuole fossero davvero accessibili«».

Agitamus è nato proprio a Porto Torres da una chiacchierata tra Secci, lo psicologo dello sport Manolo Cattari e l'educatrice Caterina Manca. E ha fatto subito centro con l'appoggio di Miur (entusiasta il direttore generale Francesco Felizani), Coni e Comitato paralimpico guidato nell'isola da Paolo Poddighe. Coinvolgendo
mezza Sardegna: Nuoro, Quartu S. Elena, Sassari e Santu Lussurgiu. Per loro una grande festa finale alla Fiera di Cagliari. Una festa che non deve finire con la conclusione del progetto. «Stiamo lavorando - ha detto il presidente del Cip regionale Paolo Poddighe - anche per questo».

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