«A 44 anni scendo in campo con i ragazzini»

Michele Mileddu, Scarpa d’oro nel 2009, indossa ancora la divisa del Sant’Antioco. «È una passione»

SANT’ANTIOCO. A luglio festeggerà i suoi primi 44 anni, ma Michele Mileddu ogni domenica, dopo le tre serate settimanali di allenamento al comunale, è pronto ad indossare la divisa dell’Isola di Sant’Antioco, nel girone B della Prima Categoria e a scendere in campo a fianco di ragazzini che potrebbero essere suoi figli.

«La mia è soprattutto una grande passione – afferma con un sorriso l’attaccante che è stato Scarpa d’oro in Sardegna nel 2009 – Certo un tempo c’erano anche i soldi, ma ora allenarmi dopo una giornata di lavoro è anche un modo per scaricare le tensioni che si accumulano nel corso di una giornata».

Michele, padre di due ragazzi di 15 e 11 anni, che giocano come attaccanti nelle giovanili della società isolana, lavora come marmista nell’impresa nella quale è subentrato al suocero. Ma il calcio rimane ancora il suo divertimento più grande. «Forse questo sarà il mio ultimo anno da calciatore – prosegue – ho il patentino da sette anni, ho fatto anche l’allenatore giocatore, ora vorrei provare ad allenare, credo di essere in grado di dare qualcosa ai ragazzi. Non è facile, bisogna entrare in sintonia con i giovani. Non tutti accettano subito i consigli che pure grazie alla mia esperienza sono in grado di dare. In campo spesso l’adrenalina la vince. Ci vuole pazienza e saper toccare le corde giuste. Si devono evidenziare gli errori ma anche le cose ben riuscite per aiutare gli altri a migliorarsi».

Michele ha cominciato a giocare a 5 anni, poi da giovanissimo ha fatto tutta la trafila delle giovanili nel Sant’Antioco, dell’allora presidente Adriano Sanna, fino a debuttare in prima squadra nel 1989. Vanta nel suo palmares quattro Coppe Italia, qualche campionato nelle varie categorie tra serie C, D, Eccellenza e Promozione e ha all’attivo 385 reti segnate in tanti anni di carriera.

«Forse ieri era più facile – sottolinea Michele – passavamo dalla strada al campo di calcio, non c’erano molte altre attività e correre dietro alla palla ci sembrava la cosa più bella del mondo. Oggi tra videogiochi e telefonini forse è più difficile per i ragazzi e talvolta bisogna combattere con i genitori che cercano nel possibile futuro dei figli, talvolta forzando la mano, qualcosa che non c’è. Mercoledì scorso sono sceso in campo con la squadra contro la juniores e dall’altra parte c’era mio figlio, sono contento perché non l’ho mai forzato a mettere le scarpette, è una scelta sua. Non rimpiango nulla di quello che ho fatto e ogni domenica mi fa piacere incontrare sui campi tanti amici, essere riconosciuto dai tifosi delle
altre società, vuol dire che un segno nel calcio sardo l’ho lasciato. Tra le squadre in cui ha militato: il Tempio in serie C, l’Arbus, il Pula, il Carbonia, il Carloforte, il Selargius, il Decimomannu oltre naturalmente al Sant’Antioco che non esiste più.

Carlo Floris

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