«Questa è una sfida con me stesso»

Il re dei massimi leggeri si prepara per il match del 30 marzo con Lovaglio

SASSARI. L’idea di lasciare la boxe stava prendendo il sopravvento sulla voglia di andare avanti. Ma quando Tore Erittu ha saputo che lo sfidante ufficiale per il titolo italiano dei massimi leggeri era Maurizio Lovaglio, non ha avuto dubbi. «Non devo vendicare il ko di cinque anni fa, salgo sul ring per dimostrare a me stesso che posso vincere le mie paure. Non nego che quella sconfitta mi brucia ancora. Stavo vivendo un momento difficile e in pochi secondi ho bruciato sette mesi di sacrifici. Conosco i rischi ma so di poter chiudere con una vittoria».

L’ultima battaglia. Tore è pronto. Sta limando gli ultimi dettagli di una preparazione dura. Fatta con l’ex campone d’Europa Simone Maludrottu e Manuel Marras («mi stanno aiutando tantissimo, posso dire solo grazie. Allenarmi fuori dalla mia palestra è importante. Fa crescere gli stimoli, il livello di concentrazione sale»). Togliendo spazio alla sua vita privata, agli affetti più cari. «Con Lovaglio ho fatto i guanti quando mi preparavo per sfidare D’Ortenzi. Ricordo un particolare: dopo sei riprese dominate, lui era all’angolo, mi ha colpito con un gancio al mento e sono finito giù. Episodio che non scordo, i suoi pugni so che fanno male». La curiosità è che nei giorni scorsi D’Ortenzi è stato lo sparring partner di Erittu «Sedute che mi sono servite per acquistare ritmo e velocizzare l’azione».

Stile di vita. Per Tore Erittu il pugilato è una passione. «Non solo - commenta -, mi ha insegnato a vivere, a rispettare gli altri. Mi ha trasmesso valori che in passato ho trascurato. Questo match rappresenta il culmine di una bella carriera. Non so se avrei potuto fare di più, di sicuro ho dovuto affrontare delle vicissitudini che mi hanno condizionato».

Sentimenti. Nel cuore del campione di Porto Torres ha uno spazio importante Alberto Mura. Il suo maestro, il suo radar nello sport e nella vita. «Continua a essere la mia guida dall’alto - parole che Tore pronuncia con un pizzico di commozione e gli occhi che diventano lucidi-. Quando è morto ho sofferto tantissimo. Tutte le mie vittorie le ho dedicate a lui. Farò la stessa cosa se batterò Lovaglio».

Il match. Mancano undici giorni all’alba. Alla Promocamera di Sassari l’ultimo atto di un film a lieto fine. «Con Lovaglio saremo rivali sul ring - conclude Erittu -, alla fine ci abbracceremo. Naturalmente spero di essere io ad alzare le braccia al cielo. Sono un pugile diverso
rispetto a cinque anni, molto più maturo. Non serbo rancore per quel ko, incidenti che fanno parte del gioco. La voglia di chiudere in bellezza è tanta. Ogni giorno che passa cresce la fiducia e mi ripeto: ce la posso fare e ce la farò».

R.M.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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