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Cagliari, il professor Cigarini è tornato in cattedra

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Cagliari, il professor Cigarini è tornato in cattedra

Luca dalla polvere all’altare in due mesi «Il merito è tutto di Maran, uomo speciale»

Dalla polvere all'altare in due mesi. Luca Cigarini, che Cesare Prandelli ha definito il "professore" per la sua intelligenza nel costruire il gioco, è tornato protagonista. A Cagliari si era infilato in un tunnel che sembrava senza uscita. Veniva dato in partenza sia la scorsa estate che a gennaio, alla fine è rimasto in Sardegna e nel momento di maggiore difficoltà della squadra è salito in cattedra e dato un contribuito importante per trascinare il Cagliari fuori dalle sabbie mobili. Il regista rossoblù in questa intervista si apre, fa conoscere la parte extra calcio del suo carattere. Del padre di famiglia (è sposato con Francesca e ha tre figli), dell'uomo che ha tanti progetti da concretizzare quando il pallone si sgonfierà.

A chi si rivolge quando ha bisogno di un consiglio?
«A mio padre e mia moglie. Sono loro le persone di cui mi fido di più. Li ascolto e spesso le loro parole mi sono state di grande aiuto».

Ci sono cose che la fanno arrabbiare?
«L'opportunismo. Non tollero chi si approfitta della buona fede della gente. Le persone così le tengo a distanza».

Un altro sport, oltre al calcio, che avrebbe voluto coltivare e praticare?
«Sono cresciuto a pane e calcio. Mi piace molto il basket, ma non lo avrei mai potuto praticare per la statura. Mi piace seguirlo alla televisione. In generale preferisco gli sport di squadra a quelli individuali».

Come trascorre le giornate quando non gioca?
«Ho la fortuna di avere tre meravigliosi figli. Ogni minuto del mio tempo libero è dedicato alla famiglia. Stare con i ragazzi mi permette di scaricare tutte le tensioni che nel nostro lavoro sono una costante».

Ha amici nel calcio?
«Non tanti, sono molti di più quelli nella vita privata, in particolare le persone con le quali sono cresciuto. Nel calcio posso dire di avere tanti conoscenti. Uno degli amici veri è Emiliano Viviano, portiere, col quale abbiamo giocato insieme nella Sampdoria».

La cosa più incredibile che ha visto in campo?
«È recente: il gol su punizione che mi è stato annullato nella gara contro la Fiorentina. Ho segnato da oltre 50 metri, fosse stato valido sarebbe stato un capolavoro. Davvero un peccato ma l'arbitro in questa occasione non ha sbagliato».

C'è una vicenda sportiva recente che l'ha rattristata?
«La morte di Morosini e Astori, ragazzi meravigliosi che conoscevo bene. Quando mi capita di pensarci mi si inumidiscono gli occhi».

Daniele Atzori, il vostro tifoso morto allo stadio?
«Io l'ho saputo il giorno dopo. Sapevamo che qualcuno si era sentito male ma non pensavamo fosse una cosa così grave. La gioia per la vittoria con la Fiorentina è diventata tristezza. Sono tragedie che ti fanno riflettere. Dedicheremo a Daniele la salvezza».

Il miglior complimento ricevuto da calciatore?
«Che ho carattere, personalità. Che so assumermi le responsabilità quando le cose non vanno bene».

Faccia la sua mini pagella da calciatore.
«Destro: 9; sinistro 4,5; testa, intesa come modo di interpretare le partite, 7».

Se potesse intervistare un personaggio dello sport chi sceglierebbe e perchè?
«Il mio idolo da bambino è sempre stato Zidane. Gli chiederei come faceva a leggere le situazioni di gioco diversi secondi prima che si verificassero. Forse a questa domanda non saprebbe rispondere, è una qualità che hanno dentro solo i fuoriclasse come lui».

Le critiche le accetta o la infastidiscono?
«Premesso che leggo poco, anche se poi le cose mi vengono comunque dette, dico che in questo ambiente ci sono persone poco competenti che danno aria alla bocca. Da queste faccio fatica ad accettarle. Da chi è chiaro e non usa termini in qualche modo offensivi le accetto e rifletto».

A gennaio lei sembrava destinato a partire, poi è rimasto ed ora è un punto fermo della squadra di Maran. Ci racconta la metamorfosi?
«Ci tengo a chiarire che non ho mai chiesto di andarmene. Nella mia carriera non ho mai lasciato le squadre a metà stagione. C'è stato un dialogo con la società, abbiamo chiarito delle cose, ma tutto è stato fatto con grande serenità. Parlarsi fa sempre bene e crea nuovi stimoli».

Maran quanto ha inciso nella sua rinascita?
«Per onestà dico che senza il mister la scorsa estate avrei fatto le valigie. Con lui ho un rapporto chiaro, ci confrontiamo, è aperto e ti dà sempre risposte limpide. Se sono qui il merito è tutto suo».

C'è la possibilità di rinnovare il suo contratto?
«Scade a giugno. A Cagliari ho la mia famiglia. Mia moglie e i ragazzi sono felici di vivere in Sardegna. Sarebbe un piacere restare, la società ha il mio sì. Decide il presidente Giulini».

La salvezza è vicina?
«Poteva esserlo se non avessimo sbagliato alcune partite. Siamo sulla buona strada».

La gara di venerdì col Chievo è fondamentale?
«Per noi lo sono tutte. Se prendiamo i tre punti a Verona, contro un avversario che non ci regalerà nulla, cominciamo a vedere il sole».

Che cosa le piace in particolare di Cagliari città?
«La tranquillità. Sono un po' metereopatico e avere spesso belle giornate di sole mi mette di buonumore, mi trasmette la carica».

Dal pallone ritiene di avere avuto più o meno ciò che si aspettava?
«Sono soddisfatto di quello che ho fatto. Un piccolo rimpianto c'è sempre. Se all'inizio della carriera avessi avuto la testa di oggi, mi sarei tolto altre soddisfazioni. Credo che nessuno possa dire di essere soddisfatto al cento per cento».

Chi inviterebbe a cena?
«Jurgen Klopp, l'allenatore del Liverpool. Mi incuriosisce tantissimo. Finora l'ho visto solo in televisione. È un personaggio che ammiro e apprezzo. Spero un giorno di poterlo incontrare, avrei tante domande da fargli».

Giulini è un

presidente...
«Focoso, nel bene e nel male. Un uomo schietto».

Il Cagliari si salva e Cigarini rinnova. Possibile?
«Se questo succede sarei felicissimo. Adesso dobbiamo pensare a chiudere bene la stagione, c'è tempo per parlare del futuro».

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