«C’è tanta Sassari nel mio scudetto»

L’allenatrice della Juventus femminile è stata la storica attaccante della Torres: «Un periodo indimenticabile»

SASSARI. «Ah la Torres, è stato il momento d’oro del calcio femminile italiano». La voce di Rita Guarino è un soffio, come se i ricordi le passassero davanti in un istante. «La Torres è il ricordo più bello della mia carriera di calciatrice. È stata una società pionieristica, un vivaio unico, la squadra più scudettata d’Italia. Da lì sono uscite fior fiori di calciatrici: Milena Bertolini, l’allenatrice della Nazionale di calcio femminile, Patrizia Panico, l’allenatrice della Nazionale maschile under 15. E poi Emanuela Tesse, Carolina Morace. Tutte le giocatrici che hanno fatto la storia hanno giocato nella Torres. Non vedo l’ora di tornare a Sassari per festeggiare i 25 anni dal primo scudetto».

Rita Guarino, 48 anni, torinese, fortemente voluta da Andrea Agnelli per edificare la filiera juventina femminile, è stata la storica attaccante della Torres. Due gli scudetti vinti con la squadra sassarese in serie A, tre le Coppe Italia. Poi l’addio al calcio giocato nel 2006, proprio al Vanni Sanna di Sassari, con una doppietta contro il Vigor Senigallia.

Rita si toglie le scarpette ma non abbandona il calcio, la sua grande passione fin da bambina quando tirava calci davanti al garage di casa. Si laurea in psicologia dello sport e diventa allenatore professionista («Allenatrice, prego»). Da due anni è il tecnico della Juventus femminile, due gli scudetti di serie A vinti, nel 2018 e 2019. Con la Coppa Italia. «Quest’anno abbiamo giocato davanti a 40mila spettatori. Un record per il calcio femminile. Ovviamente la Torres ha fatto da apripista: ai tempi d’oro tutta la Sardegna faceva il tifo per noi». Poi cos’è successo? «Dopo l’esperienza grandiosa della Torres il calcio femminile è finito nel dimenticatoio, buio totale per un decennio: pochi investimenti, nessun grande evento legato alla nazionale. Il fatto che quest’anno l’Italia si sia qualificata ai Mondiali (si disputeranno in Francia dal 7 giugno al 7 luglio, ndr) dopo 20 anni, la dice lunga sulla crisi che ha vissuto il calcio femminile in Italia». La colpa è anche degli stereotipi e dei pregiudizi culturali che vedono le donne inadatte a parlare di calcio, figurarsi quando si tratta di avere un pallone tra i piedi. «Le cose stanno cambiando. Certo, ci vuole tempo ma è in corso una rivoluzione sportiva e culturale impossibile da fermare», spiega Rita con un tono di voce energico, quasi a testimoniare la forza che ci vuole per diventare, prima, una delle migliori calciatrici d’Italia e, ora, una delle allenatrici più stimate. A lei nessuno ha mai detto: “Stai zitta che non capisci nulla di calcio”. «L’importante è circondarsi di persone intelligenti che sappiano accettare il confronto, al di là del genere». E lei lo sa bene dal momento che il corso federale per diventare allenatore lo ha fatto insieme ai maschi: «Nelle tecniche di preparazione non c’è alcuna differenza, anzi sono convinta che lo sguardo femminile faccia la differenza e noi lo stiamo dimostrando».

Allenare una squadra maschile? «Perché no? Anche se credo che gli uomini non siano ancora pronti a ricevere ordini in campo da una donna. In ogni caso io sono felicissima di allenare una squadra femminile. In campo le ragazze sono molto più toste e determinate degli uomini e per un allenatore avere la disponibilità dei propri atleti è la cosa che ripaga di più». Con la sua Juventus quest’anno Rita si è portata a casa lo scudetto della serie A e la Coppa Italia. «Un risultato incredibile, molte delle mie ragazze faranno parte della rosa della Nazionale ai mondiali di Francia e non vedo l’ora di vederle in campo».

Le calciatrici in Italia spesso devono fare il doppio lavoro per mantenersi. «Le calciatrici lavorano come professioniste, anche se purtroppo non lo sono a livello ufficiale – spiega Rita facendo riferimento al fatto che le giocatrici di serie A sono ufficialmente dilettanti – Mi auguro che le cose cambino presto: il calcio femminile deve diventare un vero lavoro. Anche se sarà difficile avere gli stessi stipendi degli uomini sarebbe un passo decisivo verso giustizia e parità». Lo ha capito anche la Figc che nel 2015 ha chiesto alle società di serie A di creare sezioni giovanili femminili per sviluppare il calcio delle ragazze. «E i risultati si stanno vedendo: sono sempre di più le bambine che si stanno avvicinando a questo sport. Sono convinta che il fatto che la nostra nazionale sia ai mondiali di calcio e che i genitori vedano in tv le partite della serie A stia scardinando
lo scetticismo». Ma il calcio non fa le gambotte? «Le mie ragazze sono bellissime, hanno fisici atletici perfetti». Le differenze coi colleghi maschi? «Sono meno forti, è ovvio, ma quanto a tecnica e tattica non hanno nulla da invidiare agli uomini». Tantomeno a Cristiano Ronaldo.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller