«A Tokyo anche remando sulla terra»

Canottaggio, Stefano Oppo verso i mondiali di Linz: i primi sette equipaggi si qualificano per le Olimpiadi 2020 in Giappone

ORISTANO. Se potesse, a Tokyo ci andrebbe anche remando sulla terra. Vista la voglia di esserci, farebbe sicuramente in tempo ad arrivare nello stadio per l’accensione della fiaccola. Stefano Oppo però conosce una strada e metodi più efficaci per rispondere presente alla sua seconda sfida a cinque cerchi, dopo quella di Rio de Janeiro nel 2016, chiusa con un quarto posto e il sapore amaro della medaglia che svanisce all’ultimo. Acqua passata in tutti i sensi, visto che si parla di canottaggio.

Le olimpiadi giapponesi inizieranno il 24 luglio del 2020, ma prima bisogna sudarselo il sogno. Si parte da lontano nel tempo, con gli allenamenti dell’ultimo biennio tutti focalizzati su quell’obiettivo, per arrivare lontano nello spazio a migliaia di chilometri da quella casa di Oristano che ormai vede molto poco. «È il professionismo, bellezza», si direbbe parafrasando la famosa frase dell’altrettanto famoso film L’ultima minaccia.

Ma il canottiere oristanese, in forza al gruppo sportivo dei Carabinieri dopo il passaggio dalla squadra della Forestale, mica si spaventa. Dopo Rio ha cambiato tutto: casacca, direttore tecnico, imbarcazione. L’unica cosa che è rimasta uguale è il peso, sempre lì a oscillare su quei 69 chili che lo tengono dentro la categoria dei pesi leggeri. Abbandonato il “4 senza” dei primi successi, ora è in coppia con il più esperto Pietro Ruta nel “doppio” che vola sulle acque di mezzo mondo. L’anno scorso in saccoccia sono finiti il bronzo del campionato europeo di Glasgow e l’argento al mondiale di Plovdiv. «Tutto splendido, ma all’ultimo momento spunta sempre qualcuno che non ti aspetti. A Rio siamo arrivati quarti e poteva essere un bronzo, a Glasgow puntavamo all’argento ed è arrivato un bronzo, a Plovdiv si poteva vincere e siamo arrivati secondi. Poi però se ci ripenso, dico che è tanto. Magari potessimo salire sul podio alle Olimpiadi di Tokyo».

In Giappone bisogna arrivarci e le prenotazioni scadono tra poco più di un mese. Dal 26 agosto al 1° settembre ci sono i campionati mondiali in Austria a Linz.

«Ci si gioca tutto lì. Le sei barche finaliste e la vincente della finale B si qualificano per le Olimpiadi. Questo non vuol dire che poi automaticamente ci saranno gli stessi atleti, ma solo che la nazione per cui gareggiamo avrà la possibilità di avere quell’imbarcazione al via alle Olimpiadi. In caso di qualificazione, sta poi al direttore tecnico scegliere quale coppia andrà a rappresentare l’Italia, ma per quello che io e il mio compagno Pietro Ruta abbiamo dimostrato sin qui, direi che abbiamo buone chance di essere noi i prescelti».

A proposito di chance, bisogna giocarsi bene quelle di Linz.

«Per com’è andata la stagione, ma estendo il ragionamento anche ai due anni precedenti, sarebbe una grande delusione se non riuscissimo a essere tra i sette. Però non si sa mai e quindi partiamo molto concentrati. Avremo degli avversari molto temibili: in questo momento nella nostra specialità ci sono varie barche capaci di prestazioni eccellenti. Però non mi piacerebbe nemmeno arrivare settimo. Vogliamo giocarci una medaglia».

Del resto il feeling col campo di regata di Linz è ottimo.

«L’anno scorso abbiamo vinto la tappa di Coppa del Mondo e ci siamo trovati benissimo. Avevamo scelto proprio quella gara per prendere confidenza con le acque in vista dei Mondiali di quest’anno. Speriamo che l’esperienza ci sia servita».

Anche se, ogni anno, spunta qualche coniglio dal cilindro. E quest’anno è bello grosso come il tedesco Obsborne che è andato a far coppia con Rommelmann.

«L’anno scorso ha vinto il titolo nel singolo, quest’anno col suo compagno ci ha battuto a Poznan. Volano i due tedeschi, ma noi dobbiamo provare a migliorare. Non so dove, se nello spunto finale o insistendo di più nella fase di partenza in cui siamo già forti, ma ci dobbiamo provare. Ci giochiamo tutto in questi due anni perché dal 2024 i pesi leggeri non ci saranno più. Saremo tutti in un’unica categoria per cui diventerà un’incognita».

Meglio prendersi il sicuro.

«Il sogno è mettere la prua davanti a tutti a Linz e mettersi in tasca anche Tokyo 2020, ma la concorrenza è agguerrita. Io e Pietro siamo però in una condizione fisica e mentale eccellente. Ho avuto poco più di una settimana di
riposo e se potessi mi mangerei la barca a morsi già adesso dalla voglia che ho di tornare in gara. Adesso ci aspettano tre settimane di carico a Piediluco, poi tre giorni di pausa e rifiniamo la preparazione per i mondiali». Con i muscoli che pompano watt e la testa che li mette in moto.

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