Filippo Tortu: «Aria sarda e tanta fatica, ora sogno la finale iridata»

Ultimi giorni di allenamento in Gallura per lo sprinter azzurro. A quasi 2 mesi dall’infortunio, il recordman dei 100 metri è pronto per il rientro

INVIATO A OLBIA. Un tuffo all’ora di cena nella spiaggia deserta, come premio dopo un’intera giornata trascorsa tra la palestra e la pista. Un fastidioso infortunio da lasciarsi alle spalle e due date segnate sul calendario: il 27 agosto, data programmata per il rientro in gara, al Meeting di Rovereto, e il 28 settembre, giorno di inizio dei Mondiali di Doha. Filippo Tortu lavora sodo al sole della “sua” Gallura. Un ritiro tutt’altro che forzato, nel quale lo sprinter azzurro trova anche il tempo per preparare l’esame universitario di diritto pubblico e per tenersi informato sulla sua grande passione, il calcio.

Filippo, come giudica il calciomercato della serie A?
«Ci sono stati movimenti molto interessanti. Vado a casaccio: il Genoa ha fatto un bel colpo con Schöne. Il Cagliari ha messo su un gran bel centrocampo, il Milan ha preso un grande allenatore, perché Marco Giampaolo è proprio bravo.

E la sua Juve?
«Sono contentissimo perché è arrivato De Ligt, che seguo già da qualche anno ed è uno dei miei giocatori preferiti. Grande acquisto anche Ramsey, che mi aveva molto colpito durante l’Europeo del 2016. Sono due giocatori che già mi facevano impazzire e mi fa piacere che ora vestano la maglia della Juve. Speravo arrivasse anche Isco, ma va bene così. Sarri? Mi piace, sono curioso di vedere come giocheremo».



L’Inter con Conte può dare fastidio ai bianconeri?
«Secondo me sì, per i nerazzurri è stata una bella mossa e la squadra sembra davvero fatta apposta per lui. Ma penso comunque che il Napoli sia ancora la principale contendente per lo scudetto».

Passiamo al basket: che dice della Dinamo?
«Viene da una stagione incredibile. Ha vinto una competizione europea, è arrivata a gara7 della finale scudetto, ha giocato 23 gare di fila senza sconfitte, che è qualcosa di veramente straordinario. Ho avuto la fortuna di vederla dal vivo a Milano in Gara2 della semifinale, sono contento di avere ancora una volta portato bene. Mi ha fatto molto piacere rivedere i ragazzi in quella occasione, dopo averli conosciuti durante il precampionato. Dopo la partita sono andato a salutarli giù negli spogliatoi e ho avuto anche modo di fare un siparietto con coach Pozzecco, che mi ha sfidato su uno scatto breve in un corridoio del Forum. Spero di rivederli prima dell’inizio della nuova stagione».

A proposito di scatti: in pista come va?
«È stato un mese e mezzo molto molto duro, dopo l’infortunio, ma devo dire che a me i periodi come questo piacciono molto. Naturalmente preferirei non averli, sarebbe certamente meglio prepararsi alle gare senza intoppi. Ma nel momento in cui ti capita un infortunio ti si accende qualcosa dentro: trovi una voglia, una determinazione e una carica che in condizioni normali non avresti. Su questo ho sempre trovato punti di contatto con altri sportivi che conosco. Metti nel lavoro molta più intensità, perché vuoi tornare a essere quello che eri prima, e magari anche un po’ meglio. Io in questo momento credo di essere migliorato rispetto a due mesi fa».



Comunque l’infortunio di Stanford ha condizionato la sua stagione
«Gli infortuni vanno presi come vengono. Nessuno sconforto, perché fa parte dello sport. La prima parte della stagione è andata molto bene e l’obiettivo era quello di fare molto meglio quest’ultima parte. L’infortunio ha un po’ scombinato i piani, ma penso che per Doha sarò pronto al cento per cento».

Con quali obiettivi?
«Gli obiettivi sono gli stessi di inizio stagione: tornare sotto i 10” nei 100 e arrivare in finale ai Mondiali».

Dal 9’99” di Madrid in poi le aspettative nei suoi confronti sono sempre più alte. Sente un po’ di pressione?
«Le aspettative sono sempre alte ma il primo che alza l’asticella sono io. Poi tutto il contorno fatto di parole e di commenti cerco di non considerarli. Ciò che resta sono i miei obiettivi personali, sui quali lavoro quotidianamente. Andare sotto i 10 non era un’ossessione prima di riuscirci, figuriamoci adesso».

Al Golden Gala, lo scorso giugno, ha corso i 200 dopo tanto tempo ma forse non è andata come sperava.
«Ogni gara aggiunge qualcosa a livello di esperienza e quando si corre vicini al personale bisogna sempre essere contenti. Avrei certamente voluto fare meglio, ma era il primo 200 che correvo dopo due anni e non potevo aspettarmi di fare subito 19,90. Ripeto, è stata un’esperienza che mi tornerà utile».

Una domanda suggerita dal suo allenatore Salvino, che incidentalmente è anche suo padre: riesce ancora a sopportarlo dopo un mese e mezzo di “torture” e di vita in completa simbiosi?
«Questo è il periodo di lavoro che mi sta appassionando di più di tutto l’anno. La soddisfazione di tornare a correre è la sensazione più bella, ci stiamo allenando veramente tanto, quindi non è assolutamente un peso. Quando vogliamo distrarci parliamo di calcio. Poi comunque a ottobre andrò in vacanza e me lo toglierò dai piedi...».

La sua collezione di maglie da calcio cresce?
«Va alla grande. Ultimamente ho preso quelle di Del Piero, Trezeguet e Sanchez. L’ultimissima che ho recuperato è stata quella dell’Italia del 1998: mi piaceva l’idea avere la maglia dell’anno in cui sono nato. Il prossimo obiettivo? Se a ottobre riuscirò ad andare in vacanza a Buenos Aires, prenderò una maglia del River Plate».

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