Una Pompei sepolta, la Sardegna nuragica spazzata via da uno tsunami

Una grande civiltà cancellata: in rete il nuovo sito di Sergio Frau Su www.colonnedercole.info le foto di decine di siti sepolti nel fango

Sergio Frau ha varato il suo nuovo sito di geo-archeologia realizzato da Matteo Cera: www.colonnedercole.info . Quindici anni di ricerche, domande coraggiose e risposte con ipotesi ancora più coraggiose, vengono riordinate online per la curiosità di un pubblico sempre più vasto, che ritroverà in rete le foto realizzate col drone da Ettore Tronci che paiono confermare l’ipotesi dello tsunami, –“S’Unda Manna” è il titolo della mostra con le foto di Tronci fino a fine settembre a Tuili– che distrusse il mondo dei nuraghi. Una grande civiltà che sorgeva oltre le Colonne d’Ercole, da riposizionare – secondo Frau– nel Canale di Sicilia, per Platone dopo quel confine sorgeva l’isola di Atlante, la mitica Atlantide.

Cosa è cambiato dal 2002?

«La mia impressione è che – almeno in Sardegna – sia cambiato tutto: consapevolezza, curiosità, voglia di conoscenza, controllo pubblico sullo strabiliante patrimonio archeologico dell’Isola. Nel mio libro i tipografi mi hanno contato 1792 punti interrogativi. A moltissime di quelle domande – in gran parte riguardanti il grande azzardo di una prima collocazione delle Colonne d’Ercole al Canale di Sicilia – ho cercato di dare risposte che hanno convinto grandissimi antichisti e archeologi (da Giovanni Lilliu a Sergio Donadoni, da Luciano Canfora ad Andrea Carandini).

Molti di quei punti interrogativi hanno contagiato lettori che mi hanno fatto segnalazioni preziose per andare avanti.

Nel nuovo sito c’è la risposta all’unica vera, grande domanda sulla Sardegna di Atlante (e di Platone) lasciava aperta: l’Isola dei Portenti – con i suoi 20 mila nuraghi – può aver subito quei cataclismi marini di cui parlano il Timeo e il Crizia, quello Schiaffo di Poseidone testimoniato da Omero? Una domanda che, peraltro, duetta con la fine dell’età d’Oro dei nuraghi che Lilliu ha datato proprio al XII secolo a.C. Davvero sono stati i Fenici ha spingere i Sardi – “vinti ma non convinti” – in Barbagia, il più lontano possibile dal loro mare? Oggi – dopo anni di ricerche dal cielo, con un paramotore sul Sinis prima, con un drone pilotato da Ettore Tronci nel suo Medio Campidano –– possiamo finalmente rispondere che sì: quell’Isola Paradiso dei Nuragici divenne un inferno di mal’aria e abbandoni proprio per un terribile megatsunami che ha raschiato via l’intero Campidano, bloccandosi soltanto dove c’è la Giara che fece da diga. Nel nuovo sito insieme alle foto e ai video di Tronci che parlano, ci sono relazioni geologiche, saggi e un continuo rimando a www.colonnedercole.it dove, invece, teniamo le trascrizioni di convegni, incontri, saggi che dalle nostre ricerche sono scaturite».

Nuragus, il nuraghe Milanu visto dal drone SASSARI. Ettore Tronci ha documentato col suo drone centinaia di nuraghi del Medio Campidano, in queste immagini il nuraghe Milanu, parzialmente coperto dal fango da sud verso nord. Secondo la teoria di Sergio Frau un'enorme onda provocata da un grande tsunami sconvolse la civiltà nuragicaL'ARTICOLO

Cosa ha fotografato il drone di Tronci?

«Per ora ha fotografato quasi cento nuraghi sepolti vivi, come lo è stata la Reggia di Barumini, che – ricordiamolo – era inglobata in una collina. Da oggi in colonnedercole.info sarà a disposizione di chiunque, una vera e propria Pompei del Mare, finora inedita o mal interpretata: ci sono almeno un’altra quarantina di nuraghi delle dimensioni di Barumini ancora sotto il fango. Altre decine di complessi megalitici un po’ più piccoli (anch’essi tutti colpiti da sud verso nord) fanno capire che di terribile disastro si è trattato».

Sepolti vivi?

«Ogni nuraghe scavato lì in zona (GennaMaria di Villanovaforri, su Mulino a Villanovafranca, lo stesso su Nuraxi di Barumini…) ha restituito tutto quel che dentro il nuraghe si usava: bacili di bronzo, strumenti di lavoro, blocchi di ossidiana. Se se ne fossero andati volontariamente di certo questi tesori li avrebbero portati via e oggi non li potremmo vedere nei due musei di lì».

Come rispondono i geologi a queste nuove evidenze?

«Mario Tozzi, il geologo del Cnr e gran divulgatore scientifico in tivù, a cui per stima pur senza conoscerlo avevo fatto avere il mio libro, fin dall’inizio – quando nella Soprintendenza di Cagliari erano ancora convinti che io parlassi di un certo Tziu Nami, forse un semisconosciuto personaggio della Deledda – ha subito detto che l’ipotesi di un mega-maremoto era valida e andava verificata. In un incontro di geologi e geofisici organizzato da noi a Palazzo Regio di Cagliari, Stefano Tinti dell’università di Bologna, il massimo esperto di tsunami d’Europa, ha ipotizzato un meteorite o un asteroide per spingere quel mare d’acqua fino a 470 metri di altezza, sulle pareti della Giara. Sempre lì Paolo Orrù dell’università di Cagliari ha raccontato di antichissime frane colossali nel golfo di Cagliari. Non spetta a noi – che, certo, non ne saremmo in grado – cercare il responsabile del fattaccio. Con Ettori Tronci ci siamo limitati a mettere in fila i cadaveri eccellenti di questo disastro».

Dopo l’esposizione dei Giganti le sembra che ci sia più attenzione verso il patrimonio archeologico ?

«L’attenzione si ferma però sulla porta della Stanza delle Decisioni, purtroppo».

In che senso?

«Trovare un pantheon e distribuirlo sparpagliato per pro loco è un'assurdità. Usare la ruspa per cercare gli altri pezzi un sacrilegio…

Esiste una differenza nella risposta della comunità scientifica sarda e quella d'oltremare?

«Lilliu – che da Pontefice Massimo mi volle dare il premio Lao Silesu, come per convertire un san Francesco eretico–, dopo un mio pezzo che contestava la sua opinione che i Sardi non navigassero - sulle mie ricerche fece uno splendido pezzo che uscì proprio sulla Nuova Sardegna. Su Atlantide la pensava un po’ come tutti: una fiaba… Io me la cavai dicendo che tra due grandi vecchi – Platone e Lilliu – per quella volta credevo più a Platone che a lui. A Enrico Atzeni, un grande che ha salvato posti splendidi, ci unisce una stima reciproca. Attilio Mastino ha detto e scritto cose molto lusinghiere nei confronti delle mie ipotesi. Insomma: chi si diverte a ragionare (a Cagliari, nella Roma dei Lincei, nella Parigi dell’Unesco) e non ha nulla da perdere di solito mi apprezza. Degli altri che – spesso anche in malafede - mi vogliono far passare come un ufarolo sciroccato, sinceramente, mi regalo il lusso di fregarmene».

Nuove iniziative e mostre...

«A Villa Pitzalis di Tuili sarà possibile vedere (e soprattutto riflettere) sulle foto fatte da Ettore Tronci. Guardare quelle immagini e poi andare a visitare lì intorno la zona colpita, vedere Casa Zapata a Barumini con un intero nuraghe sotto un pavimento di cristallo, è un’esperienza fantastica. E’ lì la ferita ancora aperta di una civiltà che non dimentica: sant’Efisio con l’intera Sardegna in costume, tutti hanno i nostri splendidi bottoni d’argento. Nella mostra Atlantikà abbiamo dimostrato che quei bottoni, ancora oggi, sono rappresentazioni del nuraghe: il carissimo estinto».

Altre cose?

«Mi sto massacrando per cercare di finire il libro nuovo entro l’anno. Prometto – anzi giuro? – grandi sorprese…».

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