Cinema e pittura, una relazione possibile

Fino all’8 maggio nella Pinacoteca comunale di Oristano una mostra sul difficile e intrigante connubio tra le due arti

ORISTANO. Cinema e pittura. Una relazione solitamente inquadrata dentro l'idea del passaggio dalla tela alla pellicola, della costruzione di una scena a partire da un'immagine pittorica. Eppure il discorso oggi si può fare anche al contrario.

La settima arte ha ormai oltre un secolo di vita alle spalle e la potenza dell'immaginario cinematografico, con la sua straordinaria capacità di diffusione in tutto il mondo, ha in qualche modo ribaltato il rapporto. Se grandi cineasti di una volta guardavano alla storia dell'arte per creare i loro capolavori, tanti artisti di oggi hanno formato il loro universo visivo sui film di maestri del cinema contemporaneo come David Lynch, Quentin Tarantino, Tim Burton, Peter Greenaway, i fratelli Coen o quelli Wachowski.

Su questa interessante interazione si basa la mostra “Le relazioni pericolose, immaginario filmico e arti visuali”, visitabile sino all'8 maggio alla Pinacoteca comunale “Carlo Contini” di Oristano (tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 17 alle 19.30). Curata da Massimo Atzori, Ivo Serafino Fenu e Paolo Licheri propone le opere di diversi artisti la cui ricerca estetica mostra un evidente imprinting cinematografico: Lidia Bachis, Nicola Caredda, Francesco Casale, Simone Cireddu, Gavino Ganau, Vincenzo Grosso, Lucideddu, Daniela e Francesca Manca, Tonino Mattu, Max Mazzoli, Michele Mereu, Pastorello, Ivan Pes, Pietrolio, Pietro Sedda, Gianfranco Setzu, Alfredo Tanchis. Voci e forme diverse (quadri ma anche installazioni, fotografie, elaborazioni digitali) per raccontare questa contaminazione con lavori che si tengono lontani dal facile citazionismo e mirano a coinvolgere in modo più diretto e partecipe lo spettatore, chiamato a rapportarsi con quell'immaginario che può per esempio attingere, più o meno apertamente, dall'universo di Lynch o Greenaway (per citare due registi noti anche come pittori).

Nel percorso espositivo allestito negli spazi della pinacoteca di Oristano si attua così questo ribaltamento di prospettive, dalla pellicola alla tela, e i curatori suggeriscono ai visitatori uno spunto di riflessione diverso sul rapporto tra cinema e altre arti. Una relazione che si è spesso visto univoca, abituati a pensare ai condizionamenti dell'immagine pittorica sulle scene cinematografiche, alla composizione delle inquadrature ispirate a famosi quadri adottate da grandi autori che hanno segnato la storia del cinema (da Bresson a Kubrick, da Pasolini a Bertolucci). Ma anche una mostra che secondo le intenzioni dei curatori vuole andare oltre il raffronto tra due mezzi espressivi e portare la riflessione anche sul concetto di rappresentazione nei film e nell'arte. E sulla loro crisi, legata alle radicali trasformazioni strutturali che l'industria cinematografica e il mercato dell’arte stanno vivendo. Ad accompagnare l'esposizione, completando così il programma, alcune proiezioni di film nei quali è stringente il rapporto tra cinema e arti visive.

Il

prossimo lungometraggio è previsto per questa sera, alle 19.30 sempre alla Pinacoteca. Si potrà vedere “I colori della passione” di Lech Majewski (con protagonisti Rutger Hauer e Charlotte Rampling) che porta lo spettatore dentro un quadro del pittore fiammingo Pieter Bruegel.(f.c.)

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