A Taormina splende il soul degli Apollo Beat

Dopo la vittoria al festival siciliano il regista Michele Gagliani pronto a continuare la web serie con la band sassarese

SASSARI. «Per aver saputo mescolare con gusto e passione cinefila immagini e musica, omaggiando i film poliziotteschi anni Settanta, rievocati in una Sassari vintage dai colori saturi, raccontata attraverso un'azione frenetica che procede a ritmo rock». Con questa motivazione “Apollo Beat - La serie”, progetto diretto da Michele Gagliani, si è aggiudicato a Taormina il Premio World Wide Web/ Pasta Garofalo dedicato alle web serie. La puntata pilota, già online (www.apollobeat.it/laserie e canale Youtube), ha conquistato il pubblico dello storico festival siciliano abituato ad accogliere grandi star del cinema. Non sono mancate anche quest’anno, da Richard Gere a Susan Sarandon, ma sullo stesso red carpet hanno sfilato il regista di Sorso e una parte della crew impegnata in questo progetto: il cosceneggiatore Francesco Bellu, il direttore della fotografia Giovanni Saturno e alcuni dei protagonisti (Giuseppe Bulla, Diego Ganga, Diego Moretti) che sono membri della band Apollo Beat.

Dalla passione del gruppo sassarese per il sound e le sonorità delle colonne sonore degli anni Settanta nasce l’idea di questa web serie che omaggia i poliziotteschi all’italiana, i punti di riferimento sono film di registi come Umberto Lenzi e Fernando Di Leo, ma anche i blaxploitation americani come quelli con protagonista l’indimenticabile detective Shaft. Idea che si è rivelata vincente. La conferma arriva da Tormina, nel luogo simbolo della città che fu fiorente colonia della Magna Grecia: il Teatro Antico. Per un progetto e un gruppo che nel nome riprende quello di una divinità greca, Apollo dio del sole, un segno del destino. Merito ovviamente della buona realizzazione del primo episodio che lascia intravedere sviluppi interessanti per la serie.

«Ora non possiamo che continuare - racconta Michele Gagliani - e speriamo di trovare finanziatori che ci aiutino perché l’episodio pilota è stato completamente autoprodotto. L'idea è di fare dieci puntate, o forse cinque ma di durata maggiore. Vedremo. Intanto siamo in fase già molto avanzata di scrittura e con alcune nuove idee nate da questo viaggio». In Sicilia, dove Michele Gagliani ha dei parenti («è stato emozionante rivederli dopo tanto tempo e in un’occasione così speciale») potrebbe essere girata anche una puntata. «Abbiamo conosciuto tante persone entusiaste del nostro lavoro - sottolinea Gagliani - tra le quali il sindaco di Messina. Se ci fossero le possibilità, sarebbe bello portare la serie anche in Sicilia. La storia si presta. È legata ad avvenimenti della prima metà degli anni Settanta che non riguardano solo la Sardegna».

Già il primo episodio si apre con una scena ambientata fuori dall’isola (anche se girata a Sassari come tutta la puntata): il ritrovamento di un cadavere nella periferia milanese nel 1973 da parte degli agenti della squadra Apollo Beat che nella scena successiva, passato un anno da quella scoperta, si ritrovano a Sassari. Per scoprire come proseguirà la loro avventura bisognerà aspettare un po’, ma Michele Gagliani è pronto a ripartire con le riprese sulla

spinta del premio ritirato in Sicilia: «È stato incredibile - racconta ancora il regista - vedere la propria opera proiettata su un schermo gigantesco come quello del festival, in un luogo magico come Taormina. E ricevere tanti complimenti per la qualità cinematografica del nostro progetto».

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