Alessandro Borghi, da Canale 5 agli Oscar

Al “Figari film fest” il protagonista di “Non essere cattivo” premiato come miglior attore del 2016

GOLFO ARANCI. Due anni fa da illustre sconosciuto, alle spalle innumerevoli provini e qualche particina, sbarcò a Golfo Aranci con un cortometraggio, “Carrozzella negra”, che prendeva in giro i festival dei corti. Ora Alessandro Borghi è tornato al “Figari film fest” da star. Sì, perché oggi il 30enne romano è considerato una delle stelle emergenti del cinema italiano. O meglio già emerse. Borghi è reduce da una stagione d'oro, essendo tra i protagonisti di due dei film più applauditi da pubblico e critica, “Suburra” di Stefano Sollima e “Non essere cattivo” di Claudio Caligari, candidato all’Oscar per l’Italia. «Dopo anni ho finalmente percepito che sto facendo questo mestiere – racconta –.Io con questi due importanti progetti ho avuto la possibilità di sentirmi un attore. In realtà, io me lo sentivo da anni, ma è solo grazie a questi film che è arrivata la consacrazione».

La carriera di Borghi è iniziata come quella di tantissimi colleghi, tra casting, dimenticabili telepromozioni per Canale 5 – fu proprio in quella occasione che la sua strada si incrociò con quella di Matteo Pianezzi, futuro ideatore del Figari – e piccole parti. La svolta nel 2014 con “Suburra”, la Roma nerissima raccontata da Stefano Sollima, il regista di “Gomorra – La serie”, che prima di sceglierlo per il ruolo di Numero 8 gli ha fatto superare otto provini. «E’ stata la mia prima esperienza al cinema. Avevo al mio fianco i due attori italiani più bravi del momento, Elio Germano e Pierfrancesco Favino, sapevo di far parte di un meccanismo che doveva per forza funzionare. Se qualcosa fosse andata storta sarebbe stata colpa mia. E, invece, è andata molto meglio di quanto immaginassi». E finito “Suburra” è arrivata la chiamata di Valerio Mastandrea, che in veste di produttore lo ha voluto per “Non essere cattivo” di Claudio Caligari al fianco di Luca Marinelli, film uscito postumo al festival di Venezia. «E’ stata l’esperienza più forte mai vissuta. Caligari era l’ultimo esemplare di maestro su questo pianeta. Con lui si è instaurato un fortissimo legame affettivo, l’incontro con Claudio ha cambiato il mio modo di vedere questo mestiere. Mi spiace solo che non sia stata sfruttata appieno la sua sapienza. Ma in Italia siamo maestri nel riconoscere il valore di un artista solo dopo la morte. Basta vedere quello che sta accadendo ora con Bud Spencer».

Dall’uscita dei due film Alessandro Borghi si è ritrovato catapultato in quel mondo che aveva inseguito per anni. E sono iniziati i festival, i premi: due nomination ai David di Donatello, una vittoria al Ciak d’oro, un Nastro d’argento collettivo che gli sarà consegnato oggi a Taormina. E soprattutto tanto lavoro.

La prossima stagione l’attore romano è atteso al cinema con un film indipendente ambientato in una borgata della Capitale, “Il più grande sogno” di Michele Vannucci, e nel francese “Dalida” di Lisa Azuelos, sulla vita della grande cantante franco-italiana, dove lui interpreta il ruolo di Luigi Tenco. «Uno dei più grandi personaggi del secolo scorso - dice -, avrei voluto interpretarlo in un film italiano». Ma soprattutto Borghi ritornerà a indossare i panni di Numero 8 nella trasposizione tv di “Suburra”, la prima serie prodotta da Netflix Italia. Al Figari all’attore romano, che a fine luglio tornerà in Sardegna alla Maddalena

per “La valigia dell'attore”, è stato consegnato il premio Beatrice Bracco come miglior attore 2016.

Intanto, il festival di Golfo Aranci va avanti fino a domani con proiezioni, incontri e ospiti: attesi Max Tortora, Matteo Branciamore, Nicolas Vaporidis, Eros Galbiati e Brando De Sica.

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