Voci dalle trincee della Grande Guerra

“Un anno sull’Altipiano” curato da Daniele Monachella

SASSARI. «Alla fine maggio 1916, la mia brigata - reggimenti 399° e 400° - stava ancora sul Carso. Sin dall’inizio della guerra, essa aveva combattuto solo su quel fronte. Per noi, era ormai diventato insopportabile. Ogni palmo di terra ci ricordava un combattimento o la tomba di un compagno caduto. Non avevamo fatto altro che conquistare trincee, trincee e trincee». Inizia così “Un anno sull’Altipiano”. Parole di grande potenza con le quali Emilio Lussu sbatte immediatamente in faccia al lettore l’orrore della guerra. Sentirle, quelle parole, rafforza le emozioni di un racconto memorabile. Il capolavoro dello scrittore di Armungia oggi si può ascoltare. Attraverso sessantré voci recitanti messe insieme dal curatore del progetto: l’attore sassarese Daniele Monachella che nell’audiolibro pubblicato da Emons dà anche voce al personaggio principale (lo stesso Emilio Lussu). Dopo le presentazioni a Sassari e Cagliari, la prossima settimana si parlerà dell’audiolibro a Nuoro (martedì, alle 19.30 all’ExMè) e a Tempio (giovedì, alle 18.30, chiostro degli Scolopi). Nella cittadina ai piedi del Limbara (alle 22 in piazza San Pietro) Monachella porterà anche il suo recital “Un anno sull'Altipiano” che ormai lo impegna da alcuni anni. «Una passione per Lussu - racconta l’attore - nata molto tempo fa».

Ricorda quando ha letto la prima volta il libro di Lussu?

«In terza media. Un insegnante faceva delle gare di letture, vinsi ed ebbi come premio questo libro meraviglioso. La passione mi ha spinto poi a studiare Emilio Lussu, a leggere le sue diverse opere e le cose scritte su di lui come la bellissima biografia di Fiori».

Un passaggio del libro per lei da sottolineare?

«L’ho riletto tantissime volte per questo progetto, scoprendo ogni volta dei momenti fortissimi. Potrei dire per esempio la frase utilizzata nella quarta di copertina: “tristezza e gioia sono emozioni della stessa natura”. Un’espressione che Lussu usa in un momento nel quale dovrebbe sparare, ma non spara. C'è il sentimento di marzialità, il senso del dovere, la tristezza per quello che sta accadendo, e allo stesso tempo la gioia di vedere uno scoiattolo sull’albero. Ho provato a immaginarmelo, sono andato in quei luoghi con la neve».

Il più emozionante?

«Mi emoziona tantissimo il momento in cui Lussu torna in vacanza a Natale. La madre lo coccola come fosse un bambino, ma viene richiamato in anticipo al fronte. Si dimentica il frustino, torna indietro e trova la mamma, che fino a quel momento era stata forte e apparentemente non preoccupata, per terra nella più totale disperazione. A sottolineare il dramma non solo di chi va a combattere, ma anche di chi rimane a casa ad aspettare».

Ma l’idea, la scommessa di un audiolibro come nasce?

«Nasce un po’ per gioco. Abbiamo presentato con Mab Teatro un progetto che è stato accettato dalla Fondazione di Sardegna, cofinanziatrice dell’operazione, e da lì ci siamo messi in moto. A fare un adattamento per l’audio e contare tutti i personaggi che c’erano nel libro. Ho pensato che ognuno doveva avere la propria voce. Anche perché il testo è un caleidoscopio di inflessioni dialettali. C’è il maggiore toscano, il tenente di cavalleria siciliano, l’attendente medico napoletano e via dicendo. Il passaggio più arduo è stato questo, estrapolare i personaggi e ne sono venuti fuori più di sessanta».

Tra i lettori ci sono diversi attori, ma anche importanti nomi della cultura sarda e italiana: Giulio Angioni, Manlio Brigaglia, Marcello Fois, Massimo Carlotto, Salvatore Mannuzzu per citarne solo alcuni. Come ha assegnato i ruoli?

«Per l’assegnazione dei personaggi mi sono basato sul timbro vocale, a volte sull’età anagrafica, altre su nessi un po’ casuali che però mi portavano a pensare a quell’interprete. Per esempio Giulio Angioni, venendo dal mondo contadino, l’ho associato al vecchio contadino. Ed è stato bravissimo».

Qualcuno che l’ha sorpresa in particolar modo?

«Mi ha sorpreso molto Salvatore Mannuzzu, perfetto nel ruolo di zio Francesco con la sua voce. Ma devo ringraziare tutti per questo lavoro corale ispirato al messaggio corale e morale che c'è in questo testo.

Un messaggio di fratellanza, di unione».

Per la parte musicale, invece, come avete lavorato?

«Abbiamo voluto fare dei volta capitoli musicali che poi si racchiudono nella suite orchestrale finale. Di base abbiamo scelto strumenti tipici della Sardegna, come le launeddas».

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