Oggi l’Europa con ExoMars sul pianeta rosso

L’autrice sarda di fantascienza Carla Monticelli: «Ecco le tappe verso la colonizzazione»

SASSARI. Entro gli anni 30 del 2000 l’uomo potrebbe metter piede su Marte: parola di Barack Obama. «Abbiamo fissato un obiettivo chiaro di vitale importanza per il prossimo capitolo della storia degli Stati Uniti nello spazio: l’invio di esseri umani su Marte entro gli anni 30 e riportarli sulla Terra, con l’ambizione finale a rimanere lì per un tempo prolungato» ha dichiarato qualche giorno fa alla Cnn il presidente Usa. Rita Carla Monticelli, vera star della science fiction sul web, ha dedicato una quadrilogia  al pianeta rosso. La sua scrittura parte da solide e aggiornate basi scientifiche e ci può spiegare la corsa verso questa nuova frontiera.

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A che punto siamo arrivati?

«Il prossimo appuntamento è oggi (diretta web dalle 18 sul canale dell’Asi) perché è previsto l’arrivo della sonda dell’Esa della missione ExoMars e della Roscosmos (agenzia russa) nell’orbita di Marte. Da essa si è staccato il lander Schiaparelli che atterrerà, speriamo, sulla superficie del pianeta. Se tutto va bene, sarà la prima sonda europea funzionante su Marte. Nel 2020 partirà al seconda parte della missione ExoMars che prevede l’invio di un rover (manco a dirlo, il primo rover non americano su Marte). Questa missione è particolarmente importante per l’Italia perché siamo tra i principali contributori delle attrezzature».

Quanto e come è coinvolta l’Italia?

«C’è da dire che l’Italia è una vera e propria potenza spaziale con accordi diretti dell’Asi (Agenzia Spaziale Italia) con la Nasa. Metà della stazione spaziale internazionale (Iss) è stata costruita da noi e abbiamo dei satelliti radar più unici che rari. L’unica cosa che ci manca è un sito di lancio per motivi geografici (siamo troppo lontani dall’equatore) e i nostri satelliti vengono lanciati da Vanderberg (Usa) o dalla Guiana Francese. Anche la Sardegna si è ritagliata un posto verso Marte. Un gruppo di ricercatori sardi, dell’università di Cagliari, insieme all’Asi ha brevettato un processo per la produzione di materiali ricavabili dal suolo di Marte».

Ma l’uomo quando arriverà sul pianeta rosso?

«In una prospettiva abbastanza futura, 30 anni almeno, si parla della prima missione con equipaggio della Nasa con l’utilizzo della capsula Orion, con il razzo Space Launch System e il modulo di servizio fornito dall’Esa e in buona parte costruito in Italia. La capsula Orion ha fatto la sua prima missione test senza equipaggio nel dicembre 2014 – è stata la prima volta dopo 42 anni, cioè dall’ultima missione con equipaggio sulla Luna, che un veicolo spaziale per equipaggio ha lasciato l’orbita bassa della Terra –. Nel 2018 ci sarà la seconda missione, sempre senza equipaggio, stavolta con anche il modulo di servizio dell’Esa, che andrà sulla Luna, orbiterà intorno a essa e poi tornerà a Terra. Per il 2021 si prevede la prima missione con equipaggio, stavolta per reindirizzare un asteroide. Si parla di andare su Marte entro la fine degli anni 30».

Poi c’è la Mars One, di cosa si tratta?

«È la missione che vorrebbe portare 4 colonizzatori su Marte ogni due anni a partire dal 2026. Stanno portando avanti un sacco di ricerche – tra cui anche di coltivazione di piante edibili su terreno analogo a quello marziano–, ma non è chiara la vera fattibilità per motivi perlopiù economici. Intanto stanno selezionando i partecipanti. Adesso sono scesi a 100, ma dovranno arrivare ancora fino a qualche decina. Tra i selezionati c’era anche un italiano che però ha recentemente rinunciato per via della fidanzata. Questa missione in teoria prevede l’uso della capsula Red Dragon di SpaceX una versione evoluta di quella che l’anno prossimo dovrebbe iniziare a portare gli astronauti non russi sulla Iss. SpaceX – azienda di Elon Musk, proprietario anche di Paypal e Tesla Motors –, ha annunciato allo scorso convegno internazionale dell’astronautica in Messico la sua missione di colonizzazione di Marte».

Insomma privati su Marte?

«Sì, ma premetto che la SpaceX è la prima azienda spaziale in grado di mandare dei razzi in orbita –usati per inviare approvvigionamenti alla Iss– e poi a far riatterrare il primo stadio (Falcon 9) sia a terra che su una nave drone nell’oceano per poterlo poi riutilizzare, con sensibile riduzione dei costi. In breve, vuole inviare 100 colonizzatori su Marte entro il 2024 con una grande astronave, quindi è un approccio di maggiore impatto rispetto a quello della Nasa e di Mars One che prevedono di inviare massimo 7 e 4 persone per missione. Nel frattempo dal 2018 inizierà a inviare delle capsule Red Dragon senza equipaggio ogni due anni per testare varie tecnologie. Musk dice che entro gli anni 2060 ci saranno un milione di abitanti su Marte».

Si parla del coinvolgimento anche della Boeing?

«Anche loro dicono di voler andare su Marte e che lo faranno prima della SpaceX. Tra i loro progetti c’è una stazione orbitate intorno al pianeta rosso e una intorno alla Luna come punto di passaggio per andare su Marte. Da notare che anche la Boeing dall’anno prossimo collaborerà con la Nasa per inviare gli astronauti sulla Iss.

La Nasa dal 2011 non ha più un mezzo per mandare gli astronauti in orbita e quindi si appoggia alla Roscosmos e alle sue capsule Soyuz; per risolvere questo problema ha creato il progetto Commercial Crew con cui si rivolgerà ad aziende esterne. Le aziende in questione sono la SpaceX con la capsula Dragon, la Boeing con una sua capsula e la Sierra Nevada col piccolo shuttle Dream Chaser».

Altri paesi coinvolti?

«L’India ha una sonda intorno a Marte che collabora anche con la sonda della Nasa. I cinesi affermano che invieranno una prima missione su Marte nel 2020, intanto hanno qualche problemino con una piccola stazione spaziale in avaria destinata a un rientro distruttivo non controllato nel 2017 (speriamo non ci arrivi nulla sulla testa!)».

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