Sassari, addio alla scienziata Lidia Mannuzzu: è morta a 58 anni

Un prestigioso percorso accademico dall'ateneo sassarese all'università du Berkeley

SASSARI. Lidia Mannuzzu è stata una delle più brillanti ricercatrici formatesi alla scuola biomedica dell’ateneo sassarese. Si è spenta improvvisamente ieri all’età di 58 anni.

Figlia amatissima dello scrittore Salvatore Mannuzzu, si era laureata in Medicina a Sassari nel 1984, a pieni voti e con lode, con una tesi sul favismo. Durante il suo corso di studi aveva fatto importanti esperienze all’estero: al Max Planck Institute di Biochimica di Monaco, alla Brunel University di Londra e alla Aachen Medical School in Westphalia. Dopo la laurea, aveva lavorato, sino al 1986, al dipartimento di Biochimica e di Genetica dell’Università di Torino, dove aveva svolto attività di ricerca sulla membrana cellulare delle piastrine, le cellule sanguigne che hanno un ruolo fondamentale nell’emostasi e nella emocoagulazione (secernono mediatori chimici locali in risposta a lesioni ai vasi sanguigni).

Nel 1987 Lidia Mannuzzu aveva lasciato l’Italia per un master in Fisiologia alla Berkeley University, in California. Tra gli studenti migliori della Berkeley, aveva conseguito il dottorato di ricerca in quella Università nel 1990 e per tutti gli anni Novanta aveva messo a punto e brevettato importanti tecnologie biomediche mirate alla conoscenza dei processi cellulari dei globuli rossi e delle sinapsi, i punti di contatto funzionali le cellule del sistema nervoso.

Nel 2000 era passata, sempre alla Berkeley University, dal ruolo di ricercatrice a quello di docente, e insieme a uno dei guru della neurobiologia americana, Ehud Isacoff, aveva continuato a studiare i meccanismi di funzionamento delle sinapsi. Nel 2005 aveva lasciato Berkeley per fondare la Nano Med Technology, una società che studiava l’applicazione di nuovi farmaci a malattie legate a disfunzioni dei processi di funzionamento delle membrane cellulari. Importanti studi di Lidia Mannuzzu sono apparsi su riviste di assoluto prestigio, come Pnas (la pubblicazione ufficiale dell’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti), Nature e Science.

Nel 2006 Lidia Mannuzzu era ritornata in Italia grazie a un programma del ministero della Ricerca scientifica che favoriva il rientro in patria dei “cervelli” italiani d’eccellenza emigrati all’estero. All’Università di Sassari, nel dipartimento di Scienze biomediche, aveva proseguito il suo lavoro

di ricerca, occupandosi soprattutto del rapporto tra le patologie dei globuli rossi e la talassemia.

Gli ultimi anni per Lidia Mannuzzu non sono stati facili. Noi oggi vogliamo ricordare il suo sorriso di ventenne, la sua giovanile fiducia nel mondo, la sua straordinaria intelligenza.

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