Riscoperta la Sardegna delle streghe

Incantesimi e processi in un libro di Alessandra Derriu sull’Inquisizione di Alghero

ALGHERO. Una Sardegna intrisa di superstizione emerge dalle pagine di “Magia e stregoneria, dal Logudoro alla Barbagia. Le denunce dell’Inquisizione vescovile settecentesca nella diocesi di Alghero”. Edito da Salvatore Izza per “Edicions de l’Alguer” nella collana “Remallar”, è l’ultimo lavoro della studiosa Alessandra Derriu. Algherese, 37 anni, laurea in Conservazione dei beni culturali a Sassari e specializzazione alla Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio segreto vaticano, è la curatrice dell’Archivio storico diocesano di Alghero.

Dopo aver scoperto un anno fa l’archivio del Tribunale, mai catalogato e analizzato in passato, ha dedicato la prima pubblicazione ai documenti su Alghero. Nel lavoro appena mandato in stampa, la cui uscita è prevista per il mese prossimo, si dedica al racconto di donne e uomini che nel Settecento sono stati perseguiti tra la Gallura la Barbagia dall’azione del tribunale dell’Inquisizione vescovile di Alghero. Fattucchiere e stregoni, tra medicamenti, rapporti con il demonio, filtri d’amore, fatture e blasfemia, mettono in risalto un Settecento colmo di legami col mistero e l’irrazionale.

Quello di Alessandra Derriu è il racconto di storie quotidiane in cui sacerdoti, monache, notai, avvocati, giudici, farmacisti, negozianti, pastori, contadini, promesse spose deluse, uomini innamorati, madri disperate, malati in pericolo di vita e malavitosi ricorrono alla magia per superare gli ostacoli. Il volume ricostruisce il funzionamento degli uffici periferici del Tribunale, che penetravano sino a Benetutti, Bolotana, Bono, Borore, Bortiocoro, Dualchi, Gavoi, Monti, Nuoro, Orani, Orotelli, Oschiri, Ozieri, Putifigari e Sarule. Con alcune peculiarità assai interessanti. «Le storie ambientate nel mondo della delinquenza ci permettono di riscontrare come criminalità e banditismo fossero spesso legati alla magia e alla superstizione – racconta l’autrice – fughe dal carcere, sparatorie e omicidi fanno da sfondo all’agire di streghe e maghi impegnati ad aiutare i fuorilegge a sottrarsi alla giustizia, a ricercare l’invulnerabilità o a eliminare l’avversario».

Specialisti nelle arti magiche e guaritrici si muovevano da un paese all’altro della diocesi, nei villaggi arrivavano persone provenienti da altre comunità, addirittura dalla Baronia di Galtellì, portando con sé rimedi e medicamenti. «Era un continuo viavai alla ricerca di panacee miracolose», prosegue la ricercatrice algherese. Spesso ci si spostava anche in altre zone dell’isola, anche a Cagliari e Oristano. «È il caso dei fratelli Salvatore Antonio e Giovanni Maria Carta, che nel 1760 da Orani andarono ad Alghero per cercare uno stregone, un hechisero, che li aiutasse a uccidere un loro acerrimo nemico», anticipa Alessandra Derriu in vista dell’imminente pubblicazione.

Tra le tante storie emergono quelle dei fuorilegge, delinquenti e banditi che si servono di metodi e rimedi superstiziosi e di magia nera, uomini di campagna che vagano nelle montagne e nei boschi più remoti, a volte pastori a seguito delle greggi, contrabbandieri e uomini che conducono una vita lontana dai sacramenti. «Nel 1729 Michela Rodrigues denuncia che tra novembre e dicembre nella sua casa di Benetutti aveva conversato con Pietro Francesco Escangia, bandido, sull’ostilità che lui e i suoi compañeros bandidos avevano affrontato in quel paese». I documenti analizzati sono il frutto dell’attività di inquisizione svolta dai vescovi nella prima metà del Settecento, ascrivibili dunque al periodo dell’Inquisizione vescovile, non spagnola.

«L’inquisizione episcopale subentrò a quella spagnola, che perse potere con la fine del dominio iberico – conclude Derriu – i Tribunali vescovili, invece, riuscirono a gestire vaste regioni dell’isola, disabitate, impenetrabili e per questo lontane dal controllo delle autorità civili».

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