La nuova frontiera dei borghi più belli

Un segmento in crescita che nel fatturato ha superato le vacanze sulla neve

SASSARI. La nuova frontiera è quella dei borghi e la Sardegna si sta giocando le sue carte. L’isola ha cinque paesi all’interno del circuito dei Borghi più belli d’Italia (Bosa, Castelsardo, Atzara, Posada e Carloforte), più altri sei (Aggius, Galtellì, Gavoi, Laconi, Oliena e Sardara) che fanno parte delle Bandiere arancioni (cioè certificati dal Touring Club e seconda associazione dei borghi riconosciuta a livello nazionale). Quanto sia importante lo dicono le cifre: il turismo nei borghi, in Italia, ha spodestato quello invernale ed è il terzo segmento per fatturato dopo quello delle città d’arte e del turismo balneare.

Il 2017 è stato decretato Anno dei borghi e proprio Castelsardo ospiterà l’assemblea plenaria: «Sarà un momento di confronto, nel quale elaborare nuove strategie - dice il sindaco di Franco Cuccureddu -. All’interno di questo sistema si costruiscono eventi, si muove il turismo interno: la trasformazione del modello di sviluppo è legata alla valorizzazione degli aspetti storici e monumentali. Possiamo coinvolgere turisti che dal punto di vista motivazionale hanno interessi diversi: magari anche il mare, ma anche il paesaggio, il trekking, l’enogastronomia». Castelsardo ha anche fatto il botto col Mim, il Museo dell’intreccio mediterraneo ospitato all’interno della fortezza dei Doria: 138mila presenze in un anno per 360mila euro d’incasso.

Bosa è un altro borgo che ha un mare splendido e non si ferma al turismo balneare: «Abbiamo chiese, un centro storico che dal punto di vista urbanistico è unico, il fiume, costruiamo eventi - dice il sindaco Luigi Mastino -. Purtroppo abbiamo risorse minime e non possiamo far fronte a tutt. Credo che la Regione dovrebbe riconoscere le peculiarità di alcuni borghi e agire di conseguenza. Se vogliamo far decollare il turismo culturale servono aiuti esterni, questo meccanismo non può reggersi da solo». «La realtà è che è l’associazionismo a darci la mano

più importante, abbiamo una rete cittadina che nei momenti più importanti risponde alla grande, ma non può bastare - dice l’assessore alla Cultura Alfonso Campus -. Per di più siamo in una posizione geografica particolare, non è semplice arrivare a Bosa e i trasporti sono pessimi».(r.s.)

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