Storia misteriosa dell’isola che fu Atlantide

Un saggio affascinante di tre appassionati che parte dal ritrovamento nel Sulcis dei frammenti ferrosi di un meteorite

SASSARI. Somiglia a un romanzo l’antefatto di “Il mare addosso. L’isola che fu Atlantide e poi divenne Sardegna”, pubblicato da Arkadia e presentato nei gorni scorsi prima a Oristano e poi a Macomer. Nicola Betti, Luciano Melis e Alessandra Murgia, gli autori del saggio, sono appassionati di storia, scienze e archeologia e nel 2013, durante un’escursione nella zona di Pula, scoprono qualcosa che, ipotizzano, potrebbe scuotere alcuni dogmi relativi all’antichità sarda. Oltre a confermare l’identità tra Sardegna e Atlantide, già sostenuta da Sergio Frau, la cui distruzione “Il mare addosso” data, seguendo alla lettera Platone, al X millennio a.C. Alessandra Murgia racconta che «durante un’escursione in un sito dove il terreno era stato smosso in profondità abbiamo notato centinaia di pietre ferrose con caratteristiche singolari: spigoli vivi, forma aerodinamica, sensazione liscia al tatto, alto peso specifico e presenza in superficie di una crosta di fusione». Il sospetto, all’inizio inconfessato, è che possa trattarsi di meteoriti, anche perché «del tutto diverse dalle pietre dei siti minerari, antichi e recenti, presenti nella zona».

Murgia e colleghi prelevano alcuni campioni, li fotografano (in appendice al libro) e li inviano a diversi laboratori d’analisi in Italia e all’estero. Arrivano così le prime conferme che potrebbe effettivamente trattarsi di meteoriti o di loro frammenti, anche in base alle nuove classificazioni delle pietre cadute dallo spazio, la cui memoria ancestrale sopravvive, si legge nel libro, nei racconti dei vecchi e nella toponomastica della zona di Pula. Il punto, però, non sono tanto le meteoriti quanto le conclusioni da esse suggerite agli autori, che fino al 2016 studiano il territorio, individuando anche un possibile cratere di impatto, e incrociano fonti di varia natura. Fino a ipotizzare «con ragionevole certezza che una vasta area della Sardegna sud-occidentale sia stata colpita da uno sciame di meteoriti ferrose in un periodo tra l’11000 e il 9000 a.C», che avrebbe provocato un catastrofico mega-tsunami.

Più o meno nel periodo in cui, per Platone, si sarebbe verificata la distruzione dell’isola di Atlante. Se finora nemmeno Sergio Frau si era spinto tanto indietro, limitandosi a datare lo tsunami distruttore di Atlantide-Sardegna alla fine del secondo millennio a.C., a sostegno della loro teoria gli autori citano «studi dell’Università di Cagliari su scheletri trovati in grotte nella regione del Sulcis, dai quali si evince che i sardi attuali non hanno alcuna parentela genetica con quelli di allora.

Probabilmente ci fu un’ecatombe di massa, provocata da un cataclisma globale, in seguito alla quale la Sardegna rimase disabitata per circa tremila anni, per ripopolarsi nel Neolitico».

Le ricerche di Melis, Murgia e Betti vanno avanti finché uno dei siti

viene saccheggiato misteriosamente di tutte le pietre ferrose. «Per questo abbiamo pubblicato immediatamente il libro, grazie alla disponibilità della casa editrice Arkadia – racconta Murgia – anche se c’è ancora tanto materiale da analizzare e più avanti potrebbero esserci novità importanti»

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