L’imperatore Adriano e Spielberg, stesso destino nel “segno di Frank”

Gli esperti studiano un solco nel lobo dell’orecchio che segnalerebbe un rischio di patologia cardiaca In una conferenza a Sassari i sorprendenti progressi di una nuova disciplina, l’icono-diagnostica

Per essere un filone di ricerca che conta pochi decenni l’icono-diagnostica (ovvero l’analisi medica di personaggi celebri raffigurati nelle grandi opere artistiche) ha prodotto una buona dose di diagnosi retrospettive che hanno conquistato, in qualche caso, i giornali di tutto il mondo. È accaduto con quell’icona dell’arte che è la Gioconda di Leonardo (XVI secolo) in cui lo sguardo medico ha colto l’accumulo di grasso ("xantelasma") nell’incavo dell’occhio sinistro: Monna Lisa, Lisa Gherardini, doveva avere valori fuori norma di colesterolo e trigliceridi. Ma molta curiosità hanno suscitato l’artrosi delle mani di Michelangelo, la sclerodermia di Van Gogh e così via.

Occhio clinico. Lo sguardo medico si è esercitato a scorgere eventuali segni di stati morbosi anche in dipinti e statue di età greca, etrusca e romana. La mandibola protuberante dell’imperatore Massimino il Trace (173-238), che spicca sul rovescio di un sesterzio, autorizza l’ipotesi di un’ipersecrezione dell’ormone della crescita: l’ipotesi che fosse affetto da gigantismo è confermata dalle fonti letterarie secondo le quali quell’imperatore era alto 2,40 m. Gli occhi sporgenti e altri segni nei ritratti di Lucio Elio Aurelio Commodo (161-192) hanno fatto pensare all’ipertiroidismo.

Nuove fonti. Ma la diagnosi retrospettiva più nota, ancora all’ordine del giorno, è sicuramente quella che riguarda l’imperatore Adriano, morto nel 182 d.C. per una malattia che, in base alle fonti documentali, sembrerebbe essere un’insufficienza cardiaca. Statue, busti, medaglie mostrano la presenza, indiscutibile, di una piega diagonale nel lobo di entrambe le orecchie che, in base a numerose osservazioni cliniche ed epidemiologiche, sarebbe associata a coronaropatie. Negli anni che precedettero la morte, Adriano soffrì di idropisia (hydropsis edema), termine usato da Marguerite Yourcenaur nel libro “Memorie di Adriano”, pubblicato nel 1951. Un assoluto capolavoro, che si colloca tra i romanzi più importanti del XX secolo.

Historia Augusta. Le informazioni sulla malattia che affliggeva l’imperatore, presenti nel romanzo, coincidono, in parte, con quelle della biografia contenuta nella “Historia Augusta”. Nella lettera che l’autrice immagina di fare scrivere all’imperatore, indirizzata al giovane Marco Aurelio, Adriano, in cura dall’archiatra Ermogene, descrive sintomi ben noti: «Le gambe gonfie non mi sostengono più nelle lunghe cerimonie di Roma, mi sento soffocare... Il minimo movimento mi costava uno sforzo immenso, le gambe mi tremavano come quelle di un corridore stremato. Avevo quasi vergogna di quella malattia tutta interiore, quasi invisibile, senza febbre, senza ascessi, senza dolori viscerali, che non ha altri sintomi se non il respiro un po’ più ansimante e la traccia livida che la stringa del sandalo lascia sul piede gonfiato».

Rischio coronarie. La malattia di Adriano è tornata alla ribalta negli anni Settanta, dopo la comparsa (nel 1973) del primo studio su una possibile associazione tra la piega diagonale sul lobo dell’orecchio e la presenza di patologie cardiovascolari. In un articolo pubblicato sull’autorevole New England Journal of Medicine, un medico, Sanders T. Frank, descriveva venti dei suoi pazienti sotto i sessant’anni con una piega nel lobo dell’orecchio, con angina e comprovate ostruzioni delle arterie coronarie. Negli stessi anni, un insigne medico americano, Nicholas Petrakis (University of California), notò per primo che i busti dell’imperatore Adriano presentavano dei solchi in entrambe le orecchie. Da allora gli studi su una possibile associazione tra la piega diagonale nel lobo delle orecchie e coronaropatie si sono moltiplicati: nell’ultimo, 2015, pubblicato su Archives of Medical Sciences , un gruppo di studiosi ha passato in rassegna tutte le ricerche effettuate, in ogni parte del mondo, concludendo che, dopo aver preso in considerazione le prove, non potevano affermare con sicurezza che rappresenti un marker di malattie cardiache

Come Spielberg. Dall’imperatore Adriano al celebre regista Steven Spielberg all’ex presidente Bush a Lech Walesa, il “segno di Frank” (come è chiamato in onore del primo osservatore del fenomeno)

attraversa i millenni. Un mito o un fatto? Quel che è certo è che la questione continuerà a far discutere. E l’affascinante e complessa figura dell'imperatore Adriano sarà una presenza fissa, soltanto per quel “segno”, negli studi clinici ed epidemiologici.

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