Arriva “Freemmos” Cultura e musica per non morire

Il 25 a Monteleone Rocca Doria e il 14 maggio a Baradili Spettacoli e incontri per rilanciare i piccoli centri

CAGLIARI. Il funerale dei piccoli centri va rinviato. Con orgoglio, passione, buon senso. “Freemmos”, neologismo anglo-sardo che sposa libertà e lotta allo spopolamento, ha fascino e prospettiva. Gambe e testa («Indispensabile per combattere l’isolamento e costruire un percorso spendibile nelle politiche regionali, totalmente assenti» attacca lo scrittore Giacomo Mameli) per un nuovo orizzonte. Di identità e tradizioni solide. L’evento coordinato dalla Fondazione Maria Carta associa sentimenti e musica, giochi e dibattiti, concerti e sapori.

Un mix di testimonianze che si concentra il 25 aprile, dalle 9.30, a Monteleone Rocca Doria, forte dei suoi 120 abitanti. E si riproduce il 14 maggio a Baradili: 82 residenti. Insomma, la foto di una Sardegna che mette le rughe, invecchia, soffre. Ma non molla. «Artisti, intellettuali, esperti, ma soprattutto le nuove generazioni – spiega Leonardo Marras, presidente della Fondazione Maria Carta – sono i baluardi di un tema cruciale». Da qui, la contaminazione tra futuro e presente. Con una resistenza motivata: «Quando muore un piccolo paesino scompare un pezzo di territorio e di identità» rilancia Lino Zedda, sindaco di Baradili. Per Antonello Masala, primo cittadino di Monteleone, serve una risposta chiara e rapida: «Con lo sport, la cultura, gli appuntamenti creiamo il traino verso la conoscenza dei nostri luoghi. Un esempio? La Casa del pane e il museo hanno avuto oltre quattromila visitatori in tre mesi».

Una vitalità che incoraggia. E promette bene: l’anno scorso la nona edizione di Olympias sui giochi tradizionali ha richiamato migliaia di partecipanti. «Servono politiche attrattive e novità da proporre ai turisti» rilancia Giacomo Mameli. Intanto, i numeri sono inquietanti: oltre trenta paesi (da Semestene a Sorradile, Ula Tirso, Soddì, Cheremule, Montresta, Martis, San Nicolò, Padria, Ussassai, Armungia) sotto i mille abitanti sono a rischio d’estinzione. Foche monache di un sistema che dimentica. Sordo e distante da un patrimonio prezioso. «Battezzai un evento Boghes in biddas buidas, voci in paesi vuoti. La musica – racconta il cantautore Piero Marras – riaccendeva la vita in luoghi silenziosi. Sarò a “Freemmos”, per cantare e confrontarmi: occorre riflettere sulle politiche di inserimento degli immigrati».

Assist perfetto per Giacomo Mameli: «Senza rumeni e indiani, la pastorizia sarda non ci sarebbe più. L’inclusione degli immigrati è una risorsa pregiata». Una società e un’economia allo specchio. “Freemmos-liberi di restare”, trincea che tutela la sardità in un contesto di valori da non rottamare. Lo sviluppo di due giornate ad alto valore aggiunto. Con Cordas e Cannas, Olbia folk ensemble, Menhir, Collage, Bertas, Cuncordu e tenore di Orosei, Tressardi, Tazenda, Coro di Usini, Train to roots e decine di altri gruppi e folksinger. «Ci sarà anche Kepa Junkera, organettista basco, e i corsi di Pigna, Toni e Jerome Casalonga» dice

il critico musicale Giacomo Serreli. Note musicali, poesie, confronto. Bachisio Bandinu, Tonino Oppes, Paolo Pillonca, Attilio Mastino, Anthony Muroni, Sandro Roggio, Emiliano Deiana, Gianluca Medas, Gavino Sini e Bernardo Demuro alle prese con un sistema che sgambetta da sempre i più deboli.

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