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Con la Nuova i big sardi del romanzo giallo

Con la Nuova i big sardi del romanzo giallo

Otto storie intriganti che indagano insieme la natura umana e i mutamenti della società isolana

Fu Oreste del Buono a parlare di “Scuola sarda del giallo” recensendo, nel 1988 sul settimanale Panorama, due libri che uscivano quell’anno: “Procedura” di Salvatore Mannuzzu e “L’oro di Fraus” di Giulio Angioni. Due titoli che stanno effettivamente agli inizi di una corrente narrativa tutta sarda che ha nel genere giallo il suo referente strutturale, anche se poi, autore per autore, i percorsi sono in vario modo molto differenti. Una corrente che da quell’anno lontano arriva sino a oggi e che ora viene esemplificata negli otto titoli della collana “I maestri sardi del giallo” che La Nuova Sardegna manda in edicola a partire da venerdì 21 aprile (otto volumi a cadenza settimanale ogni venerdì a 6,70 euro più il prezzo del quotidiano).Si comincia proprio con Mannuzzu. Dello scrittore sassarese viene riproposto il quinto romanzo a partire da “Procedura”, ovvero “Il terzo suono”, uscito per Einaudi nel 1995. Il venerdì successivo, a conferma di un destino comune, sarà la volta dell’ “Oro di Fraus” di Angioni (prima edizione Editori Riuniti).

Maestri sardi del giallo, la collana della Nuova Sardegna SASSARI. Con la Nuova Sardegna i big sardi del romanzo giallo. Otto storie intriganti che indagano insieme la natura umana e i mutamenti della società isolanaLEGGI Con la Nuova i big sardi del romanzo giallo

Quando Oreste del Buono fu intervistato dalla Nuova Sardegna una decina di giorni dopo l’articolo su Panorama, disse che secondo lui il tratto distintivo della “Scuola sarda del giallo” era la forte tensione etica e il senso di marcato impegno civile che si accompagnavano alla narrazione torcendo il genere anche nelle sue strutture narrative, rallentando il flusso della scrittura: non un fiume impetuoso, come nel tradizionale modello dell’hard boiled americano, ma un delta tortuoso. Alla linearità dello story telling si sostituiva il labirinto del grande acquitrinio dove va a sfociare il fiume della vita dei protagonisti della narrazione. Una terra incognita, senza più molti punti di riferimento.

Al modello mirabilmente individuato da Oreste del Buono Mannuzzu e Angioni sono rimasti fedeli sino alla fine. Mannuzzu sino a quel testo duro, terribile che è “Snuff, o l’arte di morire”; Angioni sino a “Sulla faccia della terra”, che è proprio ambientato in una zona di acque ferme, quella degli stagni di Cabras.

Il più vicino a questa linea, tra i giallisti sardi successivi, è Giorgio Todde, che esordisce nel 2001 con “Lo stato delle anime” (Il Maestrale), e del quale la collana della Nuova Sardegna ripropone un testo di straordinaria intensità: “Al caffé del silenzio” (pubblicato sempre dal Maestrale nel 2007), dove la follia diventa il luogo in cui orrore e sublime convivono.

Cronologicamente prima di Todde e dopo Mannuzzu viene Marcello Fois, che va per la prima volta in libreria nel 1992 con “Ferro recente (Granata Press). Dello scrittore nuorese “I maestri sardi del giallo” ripubblica due testi che hanno come protagonista un personaggio realmente esistito: l’avvocato e poeta Sebastiano Satta. Fois è un autore in cui l’adesione al modello classico del giallo anglosassone si alterna a una scrittura più complessa, che in modi originali recupera, specie nelle prove più recenti, il canone deleddiano. Nei due testi proposti dalla Nuova a prevalere è la scorrevolezza della narrazione.

Abile a mantenere il filo della storia piegandolo a leggere in maniera non banale la realtà della Sardegna contemporanea è Flavio Soriga. La collana che la Nuova Sardegna manda in edicola ripropone due suoi titoli. Il primo è “Neropioggia” (pubblicato da Garzanti nel 2002), secondo romanzo dello scrittore di Uta dopo quello di esordio, “I diavoli di Nuraiò” (Il Maestrale, 2000). L’altro romanzo di Soriga inserito nella collana “I maestri sardi del giallo” è “Metropolis” (pubblicato da Bompiani nel 2013). Un testo che conferma l’autore nel ruolo di analista sottile dell’unica realtà in qualche modo metropolitana della sardegna: quella di Cagliari.

Infine, Mauro Pusceddu, il magistrato-scrittore nuorese che ha esordito lo scorso anno per Il Maestrale con il romanzo “Il mio vero nome”. Titolo che il 2 giugno sarà in edicola con la Nuova Sardegna: un uomo in fuga dal proprio passato vuole comprarsi una seconda possibilità e si rivolge a un professionista, mr. Poof. Straordinario personaggio, quest’ultimo, amministratore del nulla (del vuoto di senso) sul quale faticosamente prova a restare in equilibrio la vita di tanti dei personaggi creati dai maestri sardi del giallo.

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