Vanni Lai tra i finalisti del Premio Calvino

Il giovane narratore di Osilo in gara con “Le tigri del Goceano”. «Scrivo indagando misteri e verità della nostra isola»

SASSARI. Ancora Sardegna al Premio Calvino: nella finale della trentesima edizione della più prestigiosa competizione nazionale per autori esordienti c’è il testo di Vanni Lai. Nato a Osilo nel 1983, liceo all’Azuni, laurea in scienze della comunicazione, giornalista professionista, ha collaborato con La Nuova, La Repubblica e numerose altre testate. Dopo una durissima selezione tra 670 testi, martedì 24 a Torino, il suo romanzo “Le tigri del Goceano” sarà tra i nove sul tavolo dei giurati: Rossana Campo, Franca Cavagnoli, Mario Desiati, Marco Missiroli e Mirella Serri.

E Vanni incrocia le dita: «Mi sento come dicono gli inglesi un “underdog”, quello che parte sfavorito ma ha tutti i numeri per farcela. Credo nel mio romanzo, ho già avuto riscontri favorevoli da diversi addetti ai lavori e tutto il tempo per limarlo e metterlo a punto. La mia è una storia ambientata nella Sardegna della metà del secolo scorso, un mondo a cavallo tra modernità e universo arcaico – spiega Vanni Lai–. I protagonisti sono dei banditi e le loro vicende si svolgono sullo sfondo dell’inverno rigidissimo di quegli anni. Un arco temporale relativamente breve che mi ha permesso di raccontare con un ritmo serrato di scrittura».

L’isola della tradizione orale, dei mille misteri e storie rimane un serbatoio inesauribile per le penne sarde e per il giovane scrittore di Osilo. «Ho sempre avuto una grande passione per la scrittura, mi piace indagare, ricostruire da vicende reali della nostra terra – confessa Vanni Lai – . Ho dedicato molto tempo e passione anche per la storia di Candida Mara, cantadora notissima tra ’800 e ’900, allevatrice di cavalli da corsa, una figura femminile originale».

La cifra della scrittura per Vanni Lai è una scelta tra la chiarezza del giornalismo e il fascino del racconto. «Ho avuto la fortuna di fare “scuole buone”, come si dice, e ho affinato l’arte del “taglio” nella mia esperienza in redazione alla Nuova – ci spiega –, amo la letteratura nord americana, Faulkner, per esempio, e il Southern Gothic di Cormac McCarthy. Trovo molte affinità tra quel mondo e la Sardegna. Vicende di uomini marginali, povertà e residui ancenstrali di magia e superstizione, storie dove la natura è protagonista alla pari dei personaggi, sono le cose che mi interessano».

Il manoscritto dal cassetto Vanni Lai lo ha ripreso dopo la presentazione a Sassari del libro di Cristian Mannu “Maria di Ìsili”, vincitore del Calvino nel 2015. «Quella storia mi ha dato la voglia di riprendere il mio romanzo e concluderlo» racconta. Dal Premio Calvino sottolineano: «il finalista sardo con “Le tigri del Goceano”conferma la produttività narrativa della sua regione».

Produttività che ha già portato nell’isola il premio con Marcello Fois, Flavio Soriga, Cristian Mannu, Gianni Marilotti e Marco Porru. Una edizione che conferma il carattere nazionale del Calvino, quest’anno tutto spostato verso il centro-sud

e le isole con una sola finalista dal nord. Poche donne, solo due, l’età degli aspiranti scrittori oscilla tra i 31 e i 49 anni.

Appuntamento martedì alle 17,30 al Circolo dei lettori di via Bogino a Torino, aspettando che la piuma, simbolo del premio, voli ancora in Sardegna.

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