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Giovanni Coda, la forza delle immagini 

Giovanni Coda, la forza delle immagini 

Il regista protagonista con “Twenty five” alla Pinacoteca “Contini” di Oristano 

ORISTANO. Venticinque anni di carriera. Scatti e video che ripercorrono l’attività come fotografo e regista di Giovanni Coda, mettendo in relazione questi due aspetti che nella sua ricerca si sfiorano, toccano, sovrappongono dando vita a una cifra stilistica pienamente riconoscibile. Quella di un autore vero. Di un artista che racconta con immagini puntando l’obiettivo su tematiche anche forti, fermando lo sguardo su differenze e discriminazioni, obbligando lo spettatore a riflettere. «Ci sono mostre che, in determinati momenti storici, oltre che per i loro contenuti estetici si impongono come “necessarie” perché costringono, spesso con un approccio urticante, a meditare su una contemporaneità contraddittoria e sempre meno inclusiva», scrive nella presentazione Ivo Serafino Fenu, tra i curatori insieme a Roberta Vanali ed Efisio Carbone di “Twenty five – Giovanni Coda exposition”, mostra antologica visitabile fino al 16 luglio alla Pinacoteca Comunale “Carlo Contini” (tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 19.30).
Fotografo, videoartista, regista, Giovanni Coda, classe 1964, ha all’attivo numerose serie fotografiche, opere video e progetti installativi esposti in Italia e all’estero. Il suo primo lungometraggio “Il rosa nudo” è stato presentato alla Settantesima mostra internazionale d’arte cinematografica a Venezia come evento speciale.
A quel pluripremiato film, che tra documentario e videoarte ricostruisce gli orrori nazisti nei confronti degli omosessuali, è seguito più recentemente il lungometraggio “Bullied to Death” legato al precedente lavoro in quanto parte di una trilogia sulla violenza di genere (che si chiuderà con “La sposa nel vento” dedicato al femminicidio al quale Giovanni Coda sta già lavorando). Con “Bullied to Death”, opera di denuncia sociale che affronta una tematica particolarmente forte come quella del bullismo omofobico, ha replicato il successo ottenuto con “Il rosa nudo” raccogliendo ancora tanti riconoscimenti in diverse parti del mondo. Tra i premi più significativi la vittoria dell’Humanity Award al New Renaissance Film Festival di Amsterdam che
testimonia il valore, nella difesa dei diritti umani contro ogni forma di discriminazione, di un film affascinante anche per la struttura narrativa innovativa: un cinema sperimentale che mostra un rapporto stretto con la fotografia e in cui gli attori si trasformano in performer. (f.c.)

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