I Menhir volano a Matera ambasciatori della Sardegna  

Giorgio Murru direttore del museo delle statue preistoriche di Laconi: «Nasce una rete nazionale per far conoscere i monoliti diffusi in tutta Europa» 

SASSARI. Sono rimasti immobili per millenni, a guardare le stelle e a vigilare il passaggio tra la vita e la morte. Tra due anni, però, potrebbero finalmente salire su una nave. Destinazione Matera, Capitale europea della cultura 2019.

Nella città della Basilicata, i Menhir sardi saranno ambasciatori dell’isola e incontreranno, per la prima volta, altri imponenti monoliti provenienti da varie zone d’Italia - comprese la Liguria, la Lunigiana, la Val Camonica e d’Europa. Per definire meglio il viaggio delle “perdas fittas”, così si chiamano in sardo le statue scolpite tremila anni prima di Cristo, a Matera ha fatto un sopralluogo, qualche giorni fa, Giorgio Murru, direttore del Museo della Statuaria Preistorica della Sardegna,di Laconi.

È infatti proprio per impulso dell’esposizione permanente di Laconi, inaugurata nel 1996 e dal 2000 stabile a Palazzo Aymerich, dove sono esposti più di quaranta menhir, che è nata lo scorso maggio la Rete nazionale dei musei delle statue stele. Come sottolinea Murru, «la rete serve a far conoscere meglio un fenomeno che, migliaia di anni prima delle civiltà greca e romana, rappresenta la manifestazione della prima grande religione globalizzante dell’Europa. Anzi dell’intera Eurasia, perché dal Portogallo e la Bretagna il megalitismo è conosciuto fino alle sponde del Mar Nero, alla Crimea, agli Urali e al Caucaso». Infissi al suolo, innalzati a migliaia verso il cielo, in un territorio vastissimo che raduna popolazioni molto diverse tra loro, i menhir sono probabilmente i testimoni giunti fino a noi del culto del dio Sole, il primo partner della Grande Madre mediterranea. In Sardegna dal 1969 ne sono stati scoperti a centinaia, in varie zone dell’isola, e la loro importanza si deve anche al fatto che «rappresentano un filo conduttore tra il Neolitico e la civiltà dei Nuraghi – spiega Murru – tanto è vero che nella tomba dei giganti di Aiodda, a Nurallao, due statue menhir proteggono l’ingresso del corridoio sepolcrale». Se è importante coordinarsi a livello nazionale ed europeo, anche in vista di un riconoscimento da parte dell’Unesco, è altrettanto importante «creare una rete sarda», assicura il direttore del Museo della Statuaria Preistorica. Per valorizzare un patrimonio comune servono fondi e azioni mirate, e un paese di duemila abitanti come Laconi non può fare tutto da solo. Già ora, però, con gli ottomila biglietti staccati tutti gli anni, il Menhir Museo è un punto di riferimento importante a livello regionale.

Le sale di Palazzo Aymerich espongono 44 statue stele provenienti, oltre che da Laconi, da Allai, Samugheo e Villa Sant’Antonio; a breve si troverà una collocazione anche per i menhir di Isili, Nurallao, Senis. E poi, in futuro, la collezione potrà arricchirsi con «i menhir che si continuano a scoprire anche oggi, mezzo secolo dopo l’inizio degli studi da parte del professor Enrico Atzeni». Le statue hanno una grande varietà di dimensioni.

Tra le prime, racconta Giorgio Murru, va citato il menhir «Barrili II, che viene
da quella che noi chiamiamo la Valle dei Menhir a Laconi: è alto quasi due metri e pesa quasi una tonnellata. È ammantato, ha arcate sopraccigliari, un naso, e una sorta di tridente, che si può interpretare come un capovolto, cioè come l’anima di un uomo che corre verso la Grande Madre».

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