Quando la musica aiuta a sentirsi vivi 

In piazza d’Italia per dare un senso al progetto della Fondazione Maria Carta

SASSARI. L’incontro nella sede della Fondazione di Sardegna sta per concludersi. La prima volta di “Freemmos” a Sassari ha stretto un’altra maglia nella rete che non si arrende allo spopolamento dei paesi interni dell’isola. Da oggi in prima linea c’è anche una città, per quanto piccola, e chissà che tutti insieme non si riesca ad alzare la voce il tanto che basta per farsi sentire in Regione. Adesso, però, l’unica cosa da sollevare è il volume degli amplificatori in Piazza d’Italia, per lasciare spazio alla musica. Che è poi l’ambasciatrice più importante, quella capace di aprire tutte le porte, del progetto varato qualche mese dalla Fondazione Maria Carta.

La carovana dei Liberi di restare va dai giovanissimi, come i Gravity Sixty, che hanno in media diciassette anni, arrivano da Nuoro e per nove puntate su undici sono stati i veri protagonisti del programma Rai “Ti lascio una canzone”, ai decani dei brani popolari in sassarese, come i Zeppara, Mariano Melis e la Dino Nurra Band. Dalle 19.30, presentate da Roberto Carta e Stefano Di Franco, si alternano sul palco, tra gruppi e singoli artisti, undici esibizioni diverse. A unirle è l’orgoglio delle radici musicali, la coscienza ritmica che in mille forme diverse scorre nell’isola, e insieme la voglia di mescolarsi con i suoni di altri paesi. È questo il senso di rimanere se stessi dialogando con il mondo. Come faceva Maria Carta, fermamente sarda e proiettata oltre i confini dell’isola.

Ed è bello vedere come le persone che affollano la piazza si lascino trascinare con lo stesso entusiasmo dal rap degli Stranos Elementos, dal rock dei Goose e dalle melodie tradizionali degli Amici del Canto Sardo. Quando arriva Vanni Masala con il suo indiavolato organetto jazz, la piazza va in estasi; viene voglia di chiudere gli occhi proprio come fa lui, di tanto in tanto, per lasciarsi rapire dalla velocità di una musica che ha conquistato mezzo mondo, dalla Germania alla Thailandia. Con i Double Dose, tra violino, contrabbasso e chitarre sapienti si finisce dritti a ballare tra le verdi colline d’Irlanda, prima di tornare nel sud della Sardegna, con le atmosfere fusion e la voce calda di Claudia Aru
che nei suoi testi in campidanese racconta una Sardegna in movimento. C’è posto anche per un ibrido perfetto, nato un anno fa dall’incontro tra la Corale Vivaldi e il Joyful Soul Ensemble, che tra altri brani regalano un’interpretazione da brivido di “Biko” di Peter Gabriel.(grab)

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