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Parla Luigi Lo Cascio: «La poesia ama le terre circondate dal mare»

L’attore siciliano sarà ospite in Sardegna per due reading Il primo al teatro romano di Nora, il secondo alla Maddalena

SASSARI. Pensi a Luigi Lo Cascio, ai suoi occhi profondi e alla faccia che parla anche quando non muove le labbra, e ti vengono in mente il Peppino Impastato di “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, l’Antonio di “Luce dei miei occhi” di Giuseppe Piccioni e il Nicola di “La meglio gioventù”, ancora di Giordana. Tre dei ruoli più intensi e premiati (David di Donatello, Coppa Volpi, Nastri d’Argento) dell’attore siciliano che ha sedotto il cinema italiano fin dal debutto, diciassette anni fa. Prima di allora, però, c’era già stato il teatro, lo spettacolo dal vivo, il contatto diretto sul filo della voce con gli spettatori. E a quel grande amore, mai messo da parte, Lo Cascio torna anche per due reading in Sardegna: sabato al Teatro Romano di Nora, per La Notte dei Poeti, con “L’Affare Vivaldi”, e il 29 alla Maddalena con “Sul cuor della terra” per il festival La Valigia dell’Attore. A Nora Luigi Lo Cascio arriva in compagnia del compositore, flautista e scrittore Federico Maria Sardelli, e dell’orchestra da lui diretta, l’Ensemble Modo Antiquo. Ed è proprio dal romanzo storico e umoristico di Sardelli, “L’Affare Vivaldi” (Sellerio, pp 240, 2015), che nasce il reading incentrato sull’avventurosa riscoperta, negli anni Venti del secolo scorso, in un convento di salesiani in Piemonte, di centinaia di spartiti autografi dell’autore di “Le quattro stagioni”.

«Il libro – racconta Lo Cascio – è così avvincente, scritto in maniera così appassionante, che merita di essere letto tutto. Purtroppo non è possibile farlo in poche ore, quindi per il reading abbiamo scelto alcuni dei passi più significativi, alternandoli con l’esecuzione dal vivo delle musiche di Vivaldi». Però, ammette, «il romanzo racconta una vicenda così intricata, con quasi cento personaggi, che meriterebbe un maggiore sviluppo teatrale, se la produzione non costasse troppo per le attuali risorse del teatro».

Si potrebbe pensare, allora, a un film «che incroci epoche e ambientazioni, dalla metà del Settecento, con la perdita dei manoscritti, alla morte di Vivaldi, fino alla loro riscoperta durante il fascismo». Chissà che l’idea non solletichi qualche grosso produttore. Intanto Lo Cascio si concentra sugli impegni futuri, che riguardano ancora il teatro. «A gennaio farò la regia del “Tamerlano” di Marlowe per lo Stabile di Palermo. Si tratterà di una riduzione, come sempre nei miei lavori sui classici, dove parto da una suggestione per poi ipotizzare una riscrittura che rispecchi i miei gusti, i miei interessi. Poi da febbraio sarò in tournée con Sergio Rubini, che sta pensando a una strana ipotesi di “Delitto e castigo”, diretto da lui e fatto praticamente, credo, solo da noi due in scena».

Alla fine di luglio, però, l’attore palermitano sarà a La Maddalena con un’altra delle sue passioni, la poesia, «scoperta, con una fascinazione fortissima, quando ho iniziato a studiare all’Accademia d’arte drammatica». Il reading “Sul cuor della terra”, come anticipa il titolo, sarà un omaggio a Quasimodo, ma anche a Pirandello, ad Angelo Maria Ripellino, Lucio Piccolo, Gesualdo Bufalino, Giuseppe
Bonaviri. Tutti siciliani, come Luigi Lo Cascio. Che parafrasa «lo stesso Quasimodo e la sua risposta a qualcuno che gli faceva notare come il Nobel fosse stato vinto da isolani come lui, Pirandello e la Deledda: “Si vede che la poesia ama le terre circondate dal mare”».



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