la scena 

Un rodeo sulle sponde dello stagno

La tradizione dei cavalli, tra mondo arcaico e contemporaneo 

CABRAS. Sulle riprese vegliano i giganti di Mont'e Prama. Il set di giornata è a pochi passi dalla loro casa-museo. Un set particolare perché il piano prevede la ricostruzione di una scena insolita: un rodeo. Cavalli, polvere e sudore sulle sponde dello stagno. Un’idea venuta a Laura Bispuri la scorsa estate: «Entro in un bar di Silius - ricorda - e vedo al muro un manifesto che invitava a partecipare al rodeo di Villanova Strisaili. Mi entusiasmo. Faccio una foto al manifesto, telefono e qualche giorno dopo vado. Vivo questa giornata come se fossi una bambina e per un attimo divento proprio come la bambina del film».

Tornata a casa Laura Bispuri pensa e ripensa a quello che ho visto. E si convince che quelle immagini possono avere una grande forza e dimostrarsi perfette per quello che sta cercando. «Uno spettacolo che ha in sé la contaminazione tra arcaico e contemporaneo che mi interessa. La tradizione dei cavalli in Sardegna, gli uomini che organizzano la festa e le braci, che tengono i cavalli, i loro corpi sudati e pieni di polvere. E accanto a loro le ragazze bionde che spillano birra e che sentono la musica pop. Mi sembra bello, giusto, visivamente interessante e allora decido di voler inserire questa scena nel film».

Alla quale partecipa anche Udo Kier. Stivali, jeans, camicia. Classico abbigliamento da cowboy, anche se lui arriva dalla Germania. Nato a Colonia, nell’ultimo anno della Seconda guerra mondiale, Udo Kier è famoso soprattutto per i suoi occhi di ghiaccio. Ha iniziato la sua carriera con il grande cineasta Rainer Werner Fassbinder e ha partecipato ha diversi lungometraggi di Lars Von Trier. Laura Bispuri lo ha voluto nel suo film: «Ho conosciuto Udo un paio di anni fa in un festival - racconta la regista - e poi ci siamo rivisti recentemente. Mi è sempre rimasto il desiderio di fare qualcosa con lui e così l’ho chiamato e gli ho proposto questo ruolo che è piccolo, ma che con lui secondo me è diventato molto particolare. Inoltre mi interessava inserire nel film la figura di uno straniero che ha cambiato vita e ormai vive sull’isola da anni, inserito in una nuova patria. Ne ho incontrati tanti di stranieri che ormai vivono in Sardegna,
felici di questa terra che li ospita. Invece sui turisti ho provato a raccontare una sfumatura a cui tengo, ossia una lontananza di comunicazione quando arrivano prendono e se ne vanno, senza un vero scambio con il territorio. Ma questa è un’altra storia». (f.c.)



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