Africa, Cuba e Sud America Il mix firmato Richard Bona

A Dromos il musicista originario del Camerun coi brani del nuovo cd, “Heritage” L’estroso cantante e bassista ha trascinato il pubblico in un live tutto da ballare

BARATILI SAN PIETRO. L’eredità musicale che gli spetta di diritto dalla sua terra d’origine e quella guadagnata dallo studio con caparbietà e passione. Richard Bona, nella sua voce e nelle sue mani confluiscono in maniera del tutto naturale la musica africana, la cubana e quella latino americana. Talmente naturale che non la si riesce più a distinguere, per diventare un suono unico che travolge il numeroso pubblico presente. Un audience che a stento riesce a rimanere immobile nelle sedie disposte nel Parco comunale del piccolo centro nel Campidano oristanese.

Il musicista originario del Camerun, trapiantato a New York, ha portato venerdì sera in Sardegna, per la diciannovesima edizione di Dromos, uno dei suoi progetti più interessanti: il Mandekan Cubano. Sorprendente e divertente. L’estroso cantante e bassista, insieme ad una band di sette elementi, ha suonato dal vivo, buona parte dell’ultimo disco “Heritage” (Qwest records, 2016), che in italiano significa “eredità” appunto. Ad accompagnarlo sul palco, un combo impeccabile composto da Rey Alejandre al trombone, Dennis Hernandez alla tromba, Osmany Paredes al pianoforte, Ludwig Afonso alla batteria e i fratelli Luis e Roberto Quintero alle percussioni.

Una vita trascorsa e gravitata nella musica, quella di Richard Bona, presente anche nel suo dna. Nato nel Camerun nipote di un Griot (cantante e narratore dell’Africa Occidentale) e figlio di una cantante, Richard si era da subito contraddistinto per la sua propensione alla melodia e capacità compositiva. Costruisce e suona, da bambino, e i suoi primi strumenti, flauto e chitarra, quando già aveva appreso a suonare il Balafon, strumento tipico, simile allo xilofono, dell’area sub-sahariana. La scoperta di Jaco Pastorius lo porta ad innamorarsi del basso elettrico e lo indurrà a spostarsi in Europa. Germania prima e Francia successivamente, prima del definitivo trasferimento a New York, sua attuale casa, dove ha modo di conoscere e collaborare con diverse superstar del jazz e dintorni, come Pat Metheny, giusto per citarne uno. Tante esperienze ed altrettante contaminazioni mentre, la sua caratura come cantante e bassista era già più che assodata.

Un percorso musicale e di vita racchiuso nei dieci dischi pubblicati negli ultimi diciotto anni e da cui ha selezionato le canzoni eseguite dal vivo venerdì. “Essèwè Ya Monique”, “Good Times”, “Muntula Moto”, “Jokoh Jokoh” tra i brani eseguiti. La musica Salsa che smuove gli animi e i ritmi incalzanti fanno saltare le gambe di un pubblico acceso ma riverente, che aspetta un invito diretto dai musicisti sul palco, per abbandonare la distesa di sedie nella platea e, ballare liberamente di fronte alla scena. Avanti e indietro nel tempo con le composizioni originali firmate dello stesso Bona. Si alternano ancora “Matanga”, “Ngul mekong” per chiudere con “Shiva Mantra”. Sintonia eccellente con l’ensemble di supporto, mai sovrastata e resa parte integrante per un risultato rodato e funzionante.
Così hanno tenuto banco per novanta minuti nella serata che ha lasciato, tutti gli spettatori un sorriso stampato in faccia. Una vita passata a studiare ed una grande soddisfazione, quella di insegnare. Attualmente Richard Bona detiene la cattedra di musica jazz alla New York University.

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