Emozioni a bocca aperta

A Palau la fotografa Cristina Garcia Rodero: «Scatto per suscitare sentimenti»

PALAU. E' stata inaugurata ieri a Palau la mostra fotografica “Con la boca abierta”, prima retrospettiva tematica della spagnola Cristina Garcia Rodero, un importante evento espositivo che è parte del programma della ventunesima edizione di Isole che Parlano. Il festival, che propone un percorso tra tradizione e innovazione, con concerti, incontri, fotografia e laboratori per i bambini, è in corso sino al 10 settembre. Ieri si è tenuto il primo concerto in calendario, un dialogo tra il duo Fantafolk, Andrea Pisu alle launeddas e Vanni Masala all'organetto, e la musica libera del trombettista di Guasila Arricardo Pitau. Che ha anche suonato a tarda ora, mercoledì sera a Palau, in un solo informale molto apprezzato.

Dopo l'inaugurazione di “Con la boca abierta” Cristina Garcia Rodero ha presentato il suo lavoro durante un incontro pubblico dal titolo "Riflessioni sull'etica di un mestiere”. Abbiamo chiesto alla fotografa spagnola, unica donna del suo paese a far parte della prestigiosa agenzia Magnum, come le sia venuta l'idea di lavorare sul tema della mostra. «E nato tutto da una fotografia che ho scattato nel 1979 in Galizia, in occasione di una festa religiosa, La Romeria de Nuestra Señora de los Milagros. E' una foto che ritrae una famiglia che offre alla Vergine una pecora in ringraziamento per una grazia. Durante la festa viene celebrata una lunga messa solenne. Del gruppo facevano parte due bambini; erano stanchi e sbadigliavano di continuo. Ho cominciato a scattare, mi sono appassionata al gioco, all'intermittenza degli sbadigli, alle bocche che si spalancavano. Da li ho cominciato a lavorare sul tema, anche se inizialmente pensavo di indagare il campo della stanchezza e della noia. Poi mi son resa conto che il discorso era molto più ampio, che la bocca aperta aveva un senso visivo forte, analogo a quello degli occhi e dello sguardo».

Un fatto che emerge chiaro dalla forza comunicativa e di narrazione che sprigionano le fotografie in mostra.

«La bocca aperta può raccontare la paura, la sensualità e la sessualità, l'orrore, la fame, il disagio, la gioia. Un caleidoscopio di sentimenti umani e di storie che parlano della vita umana. Questo mi propongo con il mio lavoro: parlare della nostra vita attraverso un istante concreto».

Ci sono tanti bambini in queste fotografie.

«I bambini sono assolutamente spontanei, amano essere fotografati ma in genere non posano, sono spesso più a loro agio degli adulti davanti alla fotocamera. Per loro essere fotografati è quasi un gioco. Io amo ritrarli, e anche giocare un poco con loro. Da questi incontri nascono fotografie che sento mie, e questo per me non è facile. Accade ogni tanto, per me è una sorta di miracolo».

Che caratteristiche ha una fotografia di Cristina Garcia Rodero?

«Deve suscitare un sentimento, a me e poi, lo spero, anche a chi guarda. Può essere ironica o dolente, oppure tenera, può suscitare gioia o tristezza, o una miscela di tutto ciò. Può essere “esperpentica”, un termine letterario che definisce un genere. Si potrebbe dire grottesca, ma non è la stessa cosa. Ha anche un senso di alterità e di sogno. Fellini e Bunuel, ad esempio, per me sono esperpentici».

Oggi il festival prosegue a Palau ancora con Arricardo Pittau
in duo con il norvegese Steffen Granly, alle 11 alla Tomba dei Giganti di Li Mizzani. Nel pomeriggio, a dialogare con la risacca di Cala Martinella, sarà il griot del Gambia Jabel Kanuteh con la sua kora. Alle 22, al faro di Punta Palau, appuntamento con il trio norvegese Chili Vanilla.

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