Ai Confini tra Sardegna e Jazz 

Sipario col calore dei Burnt Sugar

Successo del festival di Sant’Anna Arresi tra live e progetti originali

SANT’ANNA ARRESI. Si è chiusa domenica sera la trentaduesima edizione di Ai Confini tra Sardegna e Jazz. L’album del 1960 “We Insist! Freedom Now” composta dal geniale batterista Max Roach e completata dalle parole del poeta, cantante e scrittore afro-americano Oscar Brown Jr, ha ispirato l’intera manifestazione, per il decennale della sua scomparsa. Il titolo “M’Boom, M’Boom, M’Boom tutte le muse del batterista” quest’anno dedicata alle percussioni. E’ proprio lo spirito di Max Roach ha caratterizzando la manifestazione in Piazza del Nuraghe, iniziata giovedì 31 luglio con l’anteprima nella Chiesa di Santa Maria di Palmas a San Giovanni Suergiu. Hamid Drake, il Summit Quartet, Joe Chambers, Tyshawn Sorey, Gregory Tate fra i nomi di punta, nei diciannove concerti. Progetti originali, creati ad hoc, in base al manifesto artistico che, ogni anno, traccia le linee guida e che puntualmente, ogni live set, viene registrato pronto per essere inciso e pubblicato. Dal Jazz verso territori affini ma anche tanto lontani per il festival allestito dall’associazione Punta Giara e guidato dalla direzione artistica di Basilio Sulis. Concerti riusciti, domenica sera, anche se il maltempo ha provocato incertezza fino a poche ore prima dello svolgimento. Estremamente interessante la performance in apertura di serata. Musica sperimentale e performativa nell’esibizione del Liquid Stone Trio composto da Caterina Genta (voce e danza), Michele Uccheddu (percussioni) e da Emanuele Balia (elettronica).

Con la parte musicale rielaborata in tempo reale con algoritmi di live electronics e sintesi del suono, tra rumorismo ed improvvisazione con un risultato che attraversa mondi sonori distanti, senza mai soffermarsi in un genere musicale definito tematiche sociali quali la salvaguardia del pianeta e la difesa dei diritti umani, uno dei punti saldi dell’edizione di quest’anno di Ai Confini tra Sardegna e Jazz. Per la seconda esibizione sono tornati sul palco i Burnt Sugar the Arkestra Chamber, per un live incentrato su composizioni originali dell’orchestra “tentacolare” dedita all’improvvisazione. Sul palco sedici musicisti guidati dal direttore Greg Tate. Groove e melodia per quasi due ore di esibizione in cui ciascun componente ha messo in bella mostra le proprie elevate doti artistiche fra le quali spiccano la calda voce r’nb (ma estremamente versatile
tanto da avere un brano nella colonna sonora del film documentario “Afropunk”) di Tamar-kali, la rock di Shelley Nicole o la seducente Julie Brown.

Da segnalare l’utilizzo in tutti i concerti del contrabbasso realizzato a Olbia nel laboratiorio del giovane liutaio Danilo Asara.

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