Nasce il sogno della nazione tabarchina

Anche Tunisi aderisce al progetto che coinvolge Genova, Carloforte e Calasetta per ottenere il riconoscimento Unesco

CARLOFORTE. La “nazione” tabarchina patrimonio immateriale dell'umanità. E' questo l'ambito obiettivo a cui puntano le comunità e le regioni interessate a conseguire il prestigioso riconoscimento Unesco, ovvero le municipalità di Tabarca, Carloforte, Calasetta, Pegli-Genova e Nueva Tabarca-Alicante (supportate dalle rispettive istituzioni regionali), legate da un filo comune di genovesità sparsa nel Mediterraneo, in quasi mezzo millennio di storia.

Se ne è parlato la scorsa settimana in Tunisia, nell'ambito del progetto internazionale di cooperazione in materia di sviluppo locale innovativo, promosso dalla Regione Sardegna in collaborazione con il Governatorato di Jendouba ed il supporto fondamentale dell'associazione franco-tunisina “Le Pays Vert” ed il Consorzio Ausi di Iglesias. Nella sede del rettorato dell'università e la sede governativa di Jendouba, è stata illustrata l'iniziativa alle autorità locali, tra cui il sindaco delegato di Tabarca, che l'hanno accolta favorevolmente, con l'intenzione di arrivare quanto prima ad una formale approvazione ministeriale a Tunisi, da girare poi all'Unesco. Lo stesso percorso è stato avviato in Italia, dove il comune di Genova ha approvato una mozione in tal senso (è previsto un passaggio anche nel consiglio regionale ligure), e verrà presto avviato in Sardegna (a partire dai comuni di Carloforte e Calasetta) ed in Spagna. Dopo i meeting del 2008 a Tabarca e del 2010 a Calasetta, le vicende dei tabachini e la proposta Unesco sono stati affrontati nel convegno internazionale di studi “Pegli- Tabarca-Pegli. L'epopea del popolo tabarchino", tenutosi a fine settembre nella cittadina genovese. Organizzato dal circolo culturale Norberto Sopranzi, l'incontro ha ulteriormente approfondito molti aspetti che caratterizzano una storia unica nel suo genere, riguardante le vicende di cinque insediamenti mediterranei, nel corso degli ultimi cinque secoli. Protagonisti furono gli abitanti della piccola isola di Tabarca che, sul finire della prima metà del 1500, venne colonizzata da un gruppo di liguri pegliesi, per conto della potente famiglia genovese dei Lomellini, con l'intento principale di sfruttare i ricchi banchi corallini della zona ed avviare proficui traffici commerciali nel bacino mediterraneo.

A seguito di molteplici variabili (non ultime la crisi della pesca del corallo, dei commerci, l'instabilità geopolitica tra i regnanti dell'epoca e le frequenti incursioni barbaresche), tra il 1738 ed il 1770, gruppi di tabarchini si insediarono nell'isola di San Pietro per fondare Carloforte, poi Calasetta, nella vicina isola di Sant'Antioco, e Nueva Tabarca, su una terza isola sita di fronte ad Alicante. Una storia che, partendo da Pegli, è giunta fino ai giorni nostri intrisa di molteplici influenze continentali, dove la tradizione genovese è soltanto un aspetto della più ampia diaspora tabarchina.

Oggi ben rappresentata nelle comunità di Carloforte e Calasetta, dove ancora è diffuso e si parla il tabarchino (lingua minoritaria derivata dell'antico genovese) e si trova l'urbanistica tipica della riviera ligure, ma anche elementi provenienti dalle terre africane, come il “cascà” (versione a base vegetale del cuscus arabo), o il culto della Madonna dello Schiavo (avente le fattezze di una polena, ritrovata a Nabeul nel 1800, durante il quinquennio di schiavitù che i carlofortini patirono in Tunisia). Attività economiche, mestieri, architetture, gastronomia, lingua, religione e tradizioni, alternando periodi di sviluppo e declino, conflitti e deportazioni, rappresentano la sintesi di un "popolo" ancora vivo e vegeto. Che chiede a gran
voce di essere inserito nell'elenco dei beni immateriali dell'umanità, col massimo sostegno istituzionale. Mentre, nelle comunità interessate, si susseguono incontri e manifestazioni, a testimonianza del dinamismo di una "nazione" che rivendica orgogliosa la propria secolare identità.

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