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Piccole bolle crescono, ecco il brut di Sardegna

Piccole bolle crescono, ecco il brut di Sardegna

Da Alghero ad Arzachena aumenta la produzione nell’isola

Piccole bolle crescono. Anche in Sardegna. Certo, non al ritmo del Prosecco, ma con una tendenza sicuramente interessante, anche sul piano econonomico. «Gli spumanti crescono in tutto il mondo, soprattutto in Gran Bretagna e Usa» dice Roberto Dessanti, presidente regionale dell' associazione italiana sommelier.

Leader della produzione, in Sardegna, è sempre Sella&Mosca con mezzo milione di bottiglie di Brut di Torbato. Una produzione basata sulla straordinaria attitudine del vitigno a dare spumanti di grande qualità. «Tendiamo a migliorare il prodotto – dice Antonio Posadinu, direttore commerciale – con uve biologiche e lavorazioni sempre più raffinate. La grande invasione del Prosecco ha acceso l'interesse anche per le altre bollicine, a discapito dello champagne. Un fenomeno che, alla fine, premia certamente anche il nostro brut. Bollicine da tutto pasto amate anche alle donne».

Tutti vogliono le bollicine. A cominciare da Argiolas che da 2 settimane ha messo sul mercato il suo Tagliamare, un brut, metodo charmat, da uve Nuragus, 30 mila bottiglie come primo lotto di produzione. «Da tempo la nostra clientela ci richiedeva un brut – dice Valentina Argiolas – Lo elegante, fresco e diverso dagli altri prodotti».

Aria di novità anche a Dolianova. «Il mercato delle bollicine cresce. E noi con loro. A dicembre metteremo sul mercato il Dolì rosato – racconta Ercole Jannone, direttore della Cantina – E' un vino frizzante e a base di Sangiovese e Montepulciano, e sarà la versione rosè del nostro Dolì bianco. Completano la gamma delle nostre bollicine il Karalis brut, a base di Chardonnay e lo Scaleri demisec a base di Malvasia. In totale 120 mila bottiglie«. Secondo Piero Cella, enologo e produttore di vino, la Sardegna può crescere molto in campo enologico. «Abbiamo potenzialità da sfruttare anche nel campo delle bollicine» dice Cella che segue la produzione di Attilio per l'azienda Contini di Cabras: 40 mila bottiglie di un brut bianco a base di Vernaccia e 30 mila di rosè a base di nieddera. Per il suo Quarto Moro, Cella produce il brut Zeta, metodo classico, a base di Vermentino, 5 mila bottiglie con tappo corona. Per Su Entu, invece, l'enologo di Arborea, segue la produzione di un Brut di Vermentino (18 mila bottiglie) e di un rosè (13 mila bottiglie). E per Cherchi di Usini, segue Filighe, 6 mila bottiglie di un metodo classico di Vermentino.

E' arrivato sul mercato qualche mese fa anche il brut di Torbato dei Poderi Parpinello: in tutto 25 mila bottiglie. Le cantine di Piero Mancini a Olbia, invece, sono sul mercato dei brut da molti anni con 200 mila bottiglie in tutto tra Adelasia, un brut di Vermentino di Gallura docg, il Moscato Cuccaione (130 mila bottiglie) e lo storico Chardonnay brut (40 mila bottiglie).
Solo metodo classico per i brut delle Cantine Surrau di Arzachena, 20 mila bottiglie, col il pluripremiato Rosè di Cannonau e con quello a base di Vermentimo. «Il nostro brut costa un po’ di più – dice Demuro, patron dell'azienda – perché produrlo costa di più».



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