Vincono gli animali di Tognolini

I lettori del popolare programma di Rai Radio3 premiano il narratore cagliaritano

Paziente e testardo, Bruno Tognolini. Fermo lì, da decenni, a difendere le parole da tutti coloro che vorrebbero ridurle non tanto al silenzio quanto all’insignificanza. Che è molto peggio del silenzio. La parole sono per lui chiavi magiche che aprono le porte di mondi fantastici, dove il velo di ipocrisia, di menzogna e di manipolazione che accompagna le nostre quotidiane faccende si scioglie per dare spazio, miracolosamente, a un universo primario: allo stupore fattivo dell’infanzia e all’immediato istinto di verità – rispetto al fondo eterno della vita – degli animali.

Dopo due premi Andersen, lo scrittore dalla cui penna sono usciti programmi cult della tv per ragazzi come “L’Albero azzurro” e “La Melevisione” ha vinto anche il premio per il Libro dell’anno di “Fahrenheit”, il popolare programma di Rai Radio3. Lo ha vinto con un racconto, “Il giardino dei musi eterni” (Salani, 272 pagine, 13,90 euro), ambientato in un immaginario paradiso degli animali. L’annuncio è arrivato in diretta su Radio3 domenica, nel giorno di chiusura di “Più libri più liberi” alla Nuvola di Fuksas all’Eur. A decretare il vincitore sono stati gli ascoltatori di “Fahrenheit”, che hanno votato scegliendo tra dodici titoli in gara. Il premio Libro dell’anno è andato anche a “La più amata”, di Teresa Ciabatti, votata però da cinquantadue gruppi di lettura.

Tognolini si porta dietro l’etichetta di scrittore per ragazzi. Ma tutti quelli che leggono i suoi racconti e le sue meravigliose filastrocche sanno che nel suo caso il riferimento al genere (e il calo di considerazione critica ad esso legato in un panorama culturale come quello italiano segnato ancora da molti ritardi) non ha senso alcuno. Tognolini è uno scrittore. Punto e basta. Un scrittore che può essere letto indifferentemente da ragazzi e da adulti, al pari di grandi maestri come Roald Dahl e Gianni Rodari. Nel “Giardino dei musi eterni” la scrittura ci parla da una lontananza estrema. Tutti gli animali protagonisti del racconto sono, infatti, morti. Ma niente ci sembra più vicino alla vita della loro leggerezza,
dei loro giochi, del loro rapporto mai spento con il mondo dei vivi e, in particolare, con quello dei bambini. Ci dicono, i “musi eterni” di Bruno Tognolini, quanto potente può essere la parola quando si libera dai codici della comunicazione spettacolarizzata e diventa letteratura.

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