Il Mediterraneo degli scambi nell’avamposto di Tavolara

Gli studiosi della Soprintendenza illustrano il ritrovamento villanoviano nell’isola  «Aperture e commerci nella concessione dei nuragici agli antenati degli etruschi»

SASSARI. L’insediamento villanoviano (del nono secolo avanti Cristo) scoperto a Tavolara racconta di un mare che è una strada antichissima di scambi e incontri. La cultura di Villanova (dalla località di Bologna dove sono stati scoperti i primi e più importanti ritrovamenti) è la civiltà che darà vita a quella etrusca. La conferma dei rapporti continui tra le due sponde del Tirreno, tra nuragici e villanoviani, è una certezza per gli studiosi, confermata dai tanti ritrovamenti sardi nel Lazio e nella Toscana. Il piccolo insediamento di queste genti di oltremare, sulla spiaggia di Spalmatore a Tavolara, è però il primo scoperto nell’isola.

«Un arcipelago protetto dai venti, che ha permesso un approdo facile per questi antichi navigatori – spiega Augusto Navone direttore dell’Aria marina protetta di Tavolara, ente che ha dato un’importante supporto, finanziario e logistico, alla scoperta –. La nostra è una visione di gestione olistica dell’area, tra natura e cultura e siamo pronti a proseguire con la Soprintendenza questa avventura». Un’avventura cominciata nel 2010 quando furono scoperti i primi affioramenti. «Uno scavo difficile proprio perché avvenuto in un’area protetta – dice Paola Mancini, archeologa che ha partecipato agli scavi sul campo –. I ritrovamenti hanno portato alla luce alcuni focolari, capanne e frammenti di ceramica». Oggetti quotidiani, anche umili, che però sono testimonianze che parlano per gli archeologi. «La conferma sulla provenienza viene dalle particolari decorazioni – spiega Francesco di Gennaro soprintendente per Sassari e Nuoro –. La firma della cultura villanoviana è nei tipici vasi e nelle decorazioni incise sulla ceramica. Reperti importanti che sottoposti a un’analisi chimica più approfondita sapranno dirci l’area di provenienza, o se addirittura siano stati creati sull’isola». È il X e il IX secolo a.C e questi proto-etruschi cominciano a dare vita alle comunità che diventeranno le città stato Etrusche. L’insediamento di Tavolara è un avamposto di scambio.

«La natura stessa dell’isola non permette il sostentamento – spiega di Gennaro –. E questi navigatori e mercanti dipendono dai popoli che stanno sull’isola di fronte». E davanti a loro sorge la potente città nuragica. «Una civiltà forte e particolarmente omogenea, nonostante la grandezza della Sardegna» sottolinea di Gennaro. «I nuragici abitano la parte migliore della zona, hanno fertili pianure e dolci colline alle spalle che li proteggono ma permettono la relazione con l’interno – interviene Rubens D’Oriano archeologo responsabile per Olbia – e davanti, il porto riparato, aperto sulle rotte più importanti del Mediterraneo. Bassi fondali dove pescare ed estrarre il prezioso sale. Una relazione di mutua convenienza, fatta di concessioni, tra cui quella
di poter costruire un villaggio sulla poco ospitale spiaggia di Spalmatore, esito sicuramente di un accordo con i nuragici». Adesso la verifica della diffusione di questi avamposti commerciali potrebbe arrivare da un territorio tutto da esplorare che potrebbe dare ancora molte risposte.

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