Hendel: «Porto in scena un futuro tragicomico»

L’attore toscano stasera a Macomer concluderà la sua tournée in Sardegna con uno spettacolo ambientato nel 2080

SASSARI. Paolo Hendel ritorna alla sua grande passione, il teatro, e arriva in Sardegna con il suo nuovo spettacolo “Fuga da Via Pigafetta”, che dopo il debutto di Olbia e la seconda tappa ieri a Meana Sardo andrà in scena oggi nel “Padiglione Tamuli” di Macomer alle 21. Anche sul palco l’attore toscano propone la stessa vena surreale che lo ha reso noto al pubblico televisivo in tanti programmi cult dove ha interpretato esilaranti personaggi, tra cui l’indimenticabile Carcarlo Pravettoni. Il risultato è una commedia ambientata nel futuro e scritta a sei mani con Marco Vicari e Gioele Dix. In scena con la giovane attrice Matilde Pietrangelo.

Paolo Hendel in questo lavoro abbandona momentaneamente l’affabulazione libera in cui è maestro per dedicarsi con entusiasmo a un progetto comico e drammaturgico più articolato e complesso, guidato dalla regia di Dix. «Abbiamo immaginato un futuro prossimo, il 2080 – dice Hendel – in cui la Terra è ormai invivibile a causa dell’inquinamento e dei conseguenti stravolgimenti climatici. Il tutto viene raccontato attraverso la vita di un padre e di sua figlia che, terminati gli studi, trova lavoro un po’ lontano da casa: su Marte. Eh sì, quando si dice “la fuga dei cervelli”. Il protagonista vive da solo in un appartamento gestito totalmente da un sofisticato sistema operativo, che pianifica la sua esistenza e lo protegge dal mondo circostante che è ormai inospitale anche se ci sono ancora i supermercati Coop dove fare la spesa».

Da cosa nasce l’idea dell’ambientazione futuristica?

«È un modo di raccontare le paure dei nostri tempi proiettandole nel futuro, in un tempo in cui si potrebbero concretizzare. Naturalmente la nostra è una commedia, l'idea è quella di sdrammatizzare le paure, di esorcizzarle attraverso l’ironia. È terapeutico per noi sul palco e spero anche per il pubblico in teatro».

Di quali paure invitate a ridere?

«Di quelle alimentari, ad esempio: nel futuro gli uomini dopo aver fatto impazzire le mucche faranno diventare scemi anche i maiali mentre i fagiani... vabbè quelli son sempre stati coglioni, per cui dovremo accontentarci di mangiare cavallette, scorpioni e stracchino fatto con latte di pantegana ma a chilometro zero, da allevamenti realizzati direttamente nella fogna sotto casa. Dovremo rinunciare anche agli insaccati, già adesso l’Organizzazione mondiale della sanità li ha nel mirino, tra poco saranno venduti come le sigarette dentro confezioni con foto di gente che sta malissimo, con su scritte delle frasi tipo: chi mangia mortadella uccide anche te, digli di smettere».

La tecnologia ci aiuterà a risolvere i problemi del futuro?

«Sarà fondamentale: ogni casa sarà dotata di microserre per la coltivazione di organi umani di ricambio, avremo smartphone sottocutanei che si accenderanno a schiaffi e non ci sarà più acqua ci si laverà solo con solventi chimici, che causeranno bizzarri effetti collaterali tra cui i testicoli lampeggianti. La domotica farà passi da gigante e avremo robot casalinghi che si occuperanno di ogni cosa. Monsanto Mitsubishi, il personaggio che interpreto, ad esempio ha un pc che pretende di conoscere i suoi bisogni meglio di lui, tanto da essere una sorta di alter ego con cui litiga moltissimo».

Il protagonista si chiama Mitsubishi, ha per caso origini giapponesi?

«No, è italiano, il suo nome completo è Nestlé Monsanto Mitsubishi. In questo nostro futuro ognuno avrà il nome di uno o più sponsor. Anche questa scelta, dettata dall’esigenza di guadagnare qualche soldino in più, porterà a delle aberrazioni pazzesche. Un’amica di Mitsubishi, ad esempio, che di cognome fa Salvalavita Beghelli, tenterà più volte il suicidio a causa di questo cognome, senza mai riuscirci».

L’umanità ha davanti un futuro difficile, insomma.

«Direi di sì. Una volta distrutto
questo pianeta ci sposteremo tutti su Marte per fare danni anche lì e poi via verso nuove avventure. A un certo punto infatti Mitsubishi fa una riflessione importante e dice: ma non sarebbe meglio estinguersi e liberare finalmente l’universo dalla nostra ingombrante e nefasta presenza?».

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