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«La mia Africa è insegnare a fare il cinema»

La storia del film-maker di Cagliari Andrea Mura e del suo progetto che lo vedrà lavorare in una cittadina del Camerun

CAGLIARI. È strano a volte pensare a quanto la tecnologia, che pare volerci catapultare in un futuro lontano, possa in realtà essere il miglior alleato per conservare la memoria. A Yagoua, per esempio, una cittadina del Camerun, nell’Africa equatoriale, presto gli abitanti impareranno a preservare le loro tradizioni grazie alle più avanzate tecniche a disposizione del cinema. Merito di “Cine Yagoua”, un progetto, articolato anche in un intenso workshop e in un cineforum sui diritti umani, che per un mese vedrà sul campo i film-maker Andrea Mura e Chiara Andrich.

Missione Camerun. Sardo (è nato a Cagliari) di trentotto anni lui, veneta di trentasei lei, i due si sono conosciuti- e formati- al Centro di sperimentazione cinematografica di Palermo. Dopo alcuni documentari e il successo dei loro laboratori di cinema nelle scuole, hanno deciso di ripetere l’esperienza là dove ce n’è più bisogno. Partiranno per la loro missione (sostenuta dalla fondazione Sardegna film commission e della Onlus Africadegna, associazione sarda da tempo impegnata in attività di aiuto alle popolazioni africane) il 26 gennaio. «Tutto è nato dal mio incontro con Antonino Melis, un prete di Tuili che in Camerun lavora come missionario ormai da quarant’anni- racconta Andrea Mura- Conoscerlo per me è stata una folgorazione: un uomo non solo di grande generosità, ma anche un grande linguista e antropologo. Quando gli ho detto dei nostri laboratori nelle scuole ha pensato che anche i giovani di Yagoua avrebbero potuto trarre beneficio da questa esperienza». Racconta Andrea che nelle scuole sarde, ma anche in quelle del resto della Pensiola dove con Chiara ha proposto dei laboratori, ai giovani si è aperto un mondo: «In queste occasioni i ragazzi capiscono che una storia può essere raccontata in tanti modi. E capiscono anche come va usata una telecamera o quanto in un film o un documentario siano importanti le musiche». Un percorso, va avanti il regista, «che trasforma i giovani da spettatori passivi a spettatori attivi».

La sfida. In Camerun la sfida sarà la stessa: cinque ragazzi e cinque ragazze tra i 15 e i 18 anni ) avranno la possibilità di seguire un workshop che spazierà dal linguaggio cinematografico allo studio della telecamera, sino al montaggio. «A Yagoua i giovani, molto più che i loro coetanei europei, sanno poco di cinema. Così sono attratti soprattutto da lavori commerciali e non hanno idea delle sue immense potenzialità», continua Andrea Mura. Il progetto (le interazioni tra gli studenti e i regsiti saranno in lingua francese) non li trasformerà solamente in registi provetti. Ogni fine settimana è anche in programma un cineforum, dove Chiara e Andrea stimoleranno il loro spirito critico attraverso la proiezione di documentari sulle tematiche ambientali e dei diritti umani. Lavori già proposti al “Sole Luna festival”, appuntamento di cui sono direttori artistici, che si svolge ogni anno a Palermo e Milano. Sulle stesse tematiche saranno proiettati anche i corti proposti dalla Sardegna film commission all’interno del progetto “Heroes 20.20.20”.

Un mondo da salvare. L’altro pezzo del puzzle è l’arricchimento dell’archivio cinematografico di don Antonino Melis: nei villaggi vicini a Yagoua ci si veste ancora come in passato e molti riti e credenze sono ancora in auge. Un mondo antico che, soprattutto a Yagoua, rischia di perdersi dato che gli abitanti corrono verso la modernità e vorrebbero sbarazzarsi di una storia invece importante. Negli anni trascorsi laggiù il missionario sardo, intuendo la preziosità di questo patrimonio, ha pensato di salvaguardarlo fondando il “Centre Culturel et Musée de la Vallée du Logone”, luogo in cui ha raccolto vecchi cimeli e filmati con interviste da lui stesso fatte agli anziani e in cui ha ripreso gli antichi rituali. Ma non basta, perché il lavoro cinematografico, visto che non è fatto da un professionita, non è di grande qualità. Per questo, spiega Giacomo Manna, fondatore di Africadegna, «durante il loro mese di permanenza i registi si metteranno a disposizione per ampliare l’archivio audiovisivo del Museo attraverso la realizzazione di materiali video quali interviste ad anziani, riprese di rituali o tradizioni popolari legate al canto, al racconto orale, all’artigianato, alla caccia…». Un mondo che rischia di scomparire e che nello scontro con una modernità che cerca di farsi strada produce un contrastro riccho di fascino.

I finanziamenti. Certo, per realizzare tutto questo i costi non sono bassi. Ma il progetto ha pensato anche a questo: oltre all’aiuto della Sardegna film commission è arrivato anche quello delle tante persone che hanno deciso di fare una donazione grazie alla compagna di crowdfunding (fianziamento dal basso, grazie a una piattaforma on line) lanciata proprio da Africadegna: i soldi serviranno per comprare microfoni, telecamere e altre attrezzature. Non è tutto: altra attrezzatura, negli ultimi mesi, Andrea e Chiara l’hanno ricevuta da tanti amici e colleghi che hanno saputo di “Cine Yagoua”. Insomma, ce n’è abbastanza perché al momento del rientro i due registi possano dire di aver lasciato in eredità laggiù un piccolo, ma preziosissimo, studio cinematografico. Servirà a continuare a educare al cinema i giovani di Yagoua. Sì, perché dopo Chiara e Andrea arriveranno tanti altri registi.