Vai alla pagina su Atlanti
Sulla rotta degli squali in 6D, la paura negli abissi virtuali

Sulla rotta degli squali in 6D, la paura negli abissi virtuali

All’Eudi Show di Bologna il progetto dell’ex pilota Meridiana Riccardo Sturla Avogadri

La differenza è che si resta perfettamente asciutti. Non serve più immergersi nel blu profondo degli abissi per sperimentare la paura di finire triturati tra le robuste mascelle di uno squalo bianco. Ormai basta indossare un visore e un paio di speciali cuffie. E tutto funzionerà esattamente come nella realtà. Il suono ovattato del mare, l’avvicinamento dello squalo, il timore di lasciarci le penne. C’è gente che vola dall’altra parte del mondo pur di trincerarsi dentro una gabbia antisqualo e attendere con ansia cosa accadrà al di là delle sbarre di acciaio. Roba da medioevo. Da ora in poi tutto questo si potrà vivere dentro un centro commerciale o sotto lo stand di una fiera dedicata al mondo subacqueo. Merito di un uomo che conosce gli squali meglio degli esseri umani.

leggi anche:

Si chiama Riccardo Sturla Avogadri, cresciuto a Olbia, ex pilota Meridiana, fondatore della Shark Academy. L’idea di fondo del suo originale progetto è questa: chiudere la gente dentro una vera gabbia antisqualo e poi attivare la magia della realtà virtuale attraverso la grandiosa esperienza del 6D. Tutti possono provare la gabbia di Sturla Avogadri. Tranne però i minori di 16 anni e tutti coloro che hanno problemi di cuore. L’innovativo progetto sarà presentato al prossimo Eudi Show, la più grande esposizione europea dedicata alla subacquea, in programma a marzo a Bologna.

La realtà virtuale. Riccardo Sturla Avogadri, tra le tante cose che ha fatto nella vita, ha sempre organizzato numerose mostre sugli squali. Adesso ne sta preparando una nuova di zecca, che girerà l’Italia. «Sì, partirò con un nuova mostra. Ma ho pensato di renderla più moderna, più al passo con i tempi. E così mi è venuta l’idea della realtà virtuale, che offre opportunità pazzesche – racconta –. Si utilizzano un casco, dei sensori, anche una muta. Il 6D è stupefacente. Basta spostarsi anche di pochi centimetri, con addosso il casco-visore, per vedere addirittura cosa c’è dietro un oggetto. In altre parole, con questa tecnologia riproduciamo una reale immersione a 360 gradi». L’esperienza del 6D si potrà provare innanzitutto a Bologna, poi a spasso per l’Italia. Tutto si svolge dentro una vera gabbia già utilizzata per le immersioni. Dentro ci sono due sensori che rilevano e sincronizzano la presenza del sub e dei suoi movimenti. È un insieme di tecnologie studiate tra Ferrara e gli Stati Uniti. Il finto sub indossa una tuta della Mares, con bombola ed erogatori, più un sistema che tappa addirittura il naso. Infine due guanti bluetooth, per lasciare il senso del tatto, un paio di cuffie interattive e naturalmente un casco con grafica accelerata in risoluzione 4K, dove viene proiettata la realtà 6D.



Lo squalo bianco. Riccardo Sturla ne è sicuro. «Una esperienza simile non ha nulla da invidiare a una esperienza direttamente in mare – spiega l’esperto di squali –. L’unica differenza è che vivere in mare quello che si può provare con la realtà virtuale è matematicamente impossibile. E questo perché gli squali bianchi non si comportano come nella realtà 6D e non sono pericolosi come apparirà nel video. Questa è una esperienza destinata a dare sì una grossa emozione carica di adrenalina, ma che serve anche per spiegare quale sia la vera natura di questi squali e i motivi per cui certe cose non possono essere vere o reali».

Come Spielberg. Quella di cui si serve Riccardo Sturla Avogadri è la stessa tecnologia utilizzata anche da Steven Spielberg nel suo ultimo film, «Ready player one», che uscirà al cinema a fine marzo. In passato cose simili si erano viste in alcuni film come «Matrix», «Minority report» e «Valerian». Ma era ancora considerata fantascienza, un qualcosa di molto lontano dalla realtà. Adesso invece no. «Beh, adesso grazie alle nuove tecnologie puoi davvero interagire con la realtà virtuale – dice Sturla Avogadri –. Nel giro di pochissimo tempo si è riusciti a ottenere risultati straordinari. E le cose miglioreranno anno dopo anno».



Lo squalo di Rambaldi. E a proposito di reale e finzione, la storia di Sturla Avogadri si intreccia con quella di Carlo Rambaldi, il geniale artista che ha creato alcuni degli effetti speciali che hanno fatto la storia del cinema. Tre i premi Oscar: uno per «King Kong», uno per «Alien» e l’altro per «ET». Riccardo Avogadri Sturla, nella sua immensa collezione di cimeli e oggetti del mondo degli squali, può vantare un pescecane realizzato proprio dallo stesso Rambaldi. «Mio nonno è stato un regista dell’Istituto Luce e, tra le altre cose, ha girato tantissimi documentari – racconta –. E fu proprio lui, mio nonno, ad assumere Rambaldi quando era giovanissimo. L’artista aveva costruito un pupazzo meccanico a forma di pesce». Poi è passata la storia. Per Rambaldi sono arrivati Holliwood, Steven Spielberg, i premi Oscar. «Siamo sempre stati in ottimi rapporti – continua Riccardo Sturla Avogadri –. E così, quando ho iniziato a fare le mostre sugli squali, chiesi a Rambaldi di realizzare uno squalo bianco di sei metri. Venne anche alla presentazione della mostra. La cosa incredibile è che fu mio nonno a commissionargli il primo lavoro. E fui io a commissionargli l’ultimo. CarloRambaldi, poi, è scomparso qualche anno fa, nel 2012».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon