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Gli antieroi del maestro del gekiga

Gli antieroi del maestro del gekiga

La raccolta “Città arida” di Yoshihiro Tatsumi per Coconino Press-Fandango

Storie per un pubblico adulto, realistiche nelle ambientazioni e nei personaggi che sono sempre reietti e antieroi. In estrema sintesi ecco il gekiga, genere drammatico di fumetto (o meglio manga visto che si parla di Giappone) di cui Yoshihiro Tatsumi è riconosciuto come il padre fondatore.

La bella collana gekiga della Coconino Press - Fandango, inaugurata quasi due anni fa, non può quindi che fare spesso riferimento a questo grandissimo autore. Diversi i volumi già pubblicati che raccolgono storie scritte e disegnate da Tatsumi, l’ultimo dei quali è arrivato in libreria da pochi giorni e si intitola “Città arida” (160 pagine, 17.50 euro). Sei racconti usciti negli anni Settanta e Ottanta su riviste giapponesi che puntano l’attenzione sulla vita degli emarginati e svelano le ipocrisie della società nipponica.

Esempio, la breve storia che dà il titolo anche al libro: protagonista un anziano, ricco grazie una vincita alla lotteria, ma che si ritrova terribilmente solo e vaga in mezzo alla folla in una città arida di sensibilità e comprensione nei confronti di un anziano abbandonato a se stesso.

Tra i vari racconti colpisce il diario di guerra di una prostituta che tratta un tema tabù come quello delle “donne di conforto”, ragazze costrette a prostituirsi per i soldati dell’impero giapponese che logorati dalla paura di morire cercavano distrazione, sollievo, incoraggiamento nel sesso. Donne, spesso giovanissime, spinte a fare la propria parte per la patria così come gli uomini chiamati al fronte.

Storie dure quelle di Tatsumi, raccontate con uso attento delle parole e un tratto grafico che si coniuga perfettamente con la drammaticità dei temi. A volte anche scabrosi, però affrontati sempre con uno sguardo che si mette dalla parte dei sconfitti e mai con un atteggiamento compiaciuto.

Da segnalare inoltre che il volume è arricchito da un approfondimento firmato dal nipponista Juan Scassa nel quale viene ripercorsa la storia del gekiga, termine coniato da Tatsumi
alla fine degli anni Cinquanta per definire questo nuovo stile, che viene messo in relazione con la corrente letteraria buraiha rappresentata da scrittori (il più noto è sicuramente Osamu Dazai) abituati a condurre una vita dissoluta e a mettere al centro delle loro opere antieroi.

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