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Cabras e il Supramonte L’isola diventa un grande set

La storia di Vittoria, ragazzina contesa tra la madre naturale e quella adottiva Il film è passato ieri in concorso alla Berlinale e giovedì arriverà nelle sale

SASSARI. La prima scena mostra subito l'interesse per la contaminazione tra arcaico e contemporaneo, uno degli aspetti che sta particolarmente a cuore a Laura Bispuri. Un rodeo, sullo sponde di uno stagno. Quello di Cabras, location principale di “Figlia mia”, presentato in concorso ieri alla Berlinale.

Cavalli, polvere, sudore, birra, maialini alla brace. Musica elettropop sullo sfondo e uomini che cercano di dimostrare la virilità in mezzo a ragazze con vestiti colorati. Come Angelica, interpretata da Alba Rohrwacher, che viene sorpresa con uno degli stallieri da Vittoria, la piccola Sara Casu. Scossa da quell’incontro la bambina scappa e si rifugia tra le braccia della madre che le sta prendendo lo zucchero filato da una bancarella. Tina (Valeria Golino) non è però la madre biologica, anche se l’ha cresciuta da quando è nata. Da quasi 10 anni, quelli che si appresta a compiere Vittoria in un’estate dopo la quale nulla sarà più come prima. La madre naturale è proprio quella donna che ha visto al rodeo. Angelica, fragile e istintiva, dalla vita scombinata, che ha affidato la bambina a Tina subito dopo la nascita perché non in condizione di poterla mantenere e crescere. Nessuna adozione legale, però. Dietro un semplice patto: la figlia in cambio di un aiuto a tirare avanti. La situazione si complica quando Angelica riceve un’ordinanza di sfratto dalla casa, fuori del paese, in cui vive. La somma da pagare per tenerla è troppo alta. L’idea è partire, ma prima deve sistemare delle cose, vendere i suoi cavalli, e vuole rivedere Vittoria. La bambina rimane affascinata da quella donna e inizia a frequentarla di nascosto. Mentre Angelica scopre un sentimento materno. L’accordo segreto con Tina si rompe e le due donne si contendono l’amore di una figlia. Insomma, madri contro in estrema sintesi.

Ma c’è ovviamente molto altro nel film di Laura Bispuri, al suo secondo lungometraggio dopo “Vergine giurata” (presentato sempre a Berlino, nel 2015). Lo si può vedere come un bildungsroman, un romanzo di formazione con al centro il personaggio di Vittoria che vive un’estate di scoperte, di paure, di domande, di traguardi. E un percorso di consapevolezza, identitario, è anche quello che compiono Tina e Angelica. Un triangolo, una storia raccontata da tre punti di vista e sostenuta dalle ottime interpretazioni. Due delle migliori attrici italiane e la piccola, sorprendente Sara Casu. Seguita costantemente dalla camera a mano, scelta precisa di Laura Bispuri per restare vicino ai suoi personaggi. Per lo stesso motivo i piani sequenza utilizzati, comunque non particolarmente lunghi, sono volutamente “sporchi”. Per dare un senso di maggiore realtà, di verità. Per quanto riguarda la lingua, la scelta è per una leggera cadenza sarda avvertibile soprattutto in Valeria Golino. Chissà se questo causerà qualche polemica nell’isola. Alla fine l’aderenza a un accento resta un dettaglio di poco conto quando si dà vita a un personaggio con intensità e credibilità. E l'attrice ci riesce.

Anche se un film sostanzialmente tutto al femminile, da sottolineare comunque la presenza di Michele Carboni (interessante il personaggio di uomo mite, lontano da ogni machismo) e Udo Kier.

La Sardegna fa da sfondo alla storia, senza essere trasformata in cartolina. C’è Cabras, lo stagno con la pesca dei muggini e delle anguille, le piste sabbiose per motocross a Riola Sardo, la montagna con il Supramonte di Oliena (nella collocazione geografica del film sembra troppo vicino a Cabras, ma poco importa), la zona archeologica di Villa Sant’Antonio. Pezzi di isola che si potranno vedere nelle sale già da giovedì, giorno di uscita di “Figlia mia”, che è prodotto da Vivo film e Colorado Film con Rai Cinema, The Match factory Productions, Bord cadre films e in collaborazione con Zdf e Rsi (c'è anche il contributo della Regione e il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission). Nell’attesa di vedere se riuscirà a conquistare qualche premio al Festival del cinema di Berlino, che sarà in corso ancora tutta la settimana. (f.c.)